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Il professore cambia scuola: un film sulle differenze di classe e di insegnamento

Il professore cambia scuola: un film sulle differenze di classe e di insegnamento

Quando la scuola educa e non ‘solo’ insegna, nella banlieue parigina

Martedi, 05/02/2019 - Non è il primo né sarà l’ultimo fra i film di ‘genere’, dato il clima politico attuale, che certo non sembra favorire l’integrazione degli stranieri e dei marginali, dedicati al tema delle scuole di periferia con alunni difficili e poco interessati allo studio, almeno fino all’arrivo di un insegnante capace di toccare le corde giuste e di prendersi a cuore i ragazzi - spesso stranieri - con le loro storie difficili. Così “Il professore cambia scuola” (titolo originale, molto più evocativo, “Les Grands Esprits”), diretto dal regista parigino Olivier Ayache-Vidal, (trailer) s’inserisce a buon diritto nel filone dei classici: “La classe: entre les murs”, “Un giorno nella vita”,”Freedom Writers”, film ambientati in periferie di Paesi diversi, in cui qualcuno, un insegnante volenteroso e spesso sognatore, decide di mettere in atto una didattica diversa, per riuscire a coinvolgere giovani per i quali la scuola ha sempre rappresentato un luogo di fallimento e disistima, e cercare di ribaltare la situazione.
Anche François Foucault, figlio di un noto scrittore e professore di lettere presso il prestigioso Liceo Henri IV di Parigi, per una serie di eventi tragicomici, decide di accettare l’assegnazione di una cattedra, per la durata di un anno, in un Istituto di istruzione della banlieue parigina. Dopo essersi confrontato con i limiti del sistema educativo tradizionale, non applicabile ovunque nello stesso modo, e con i suoi metodi inadeguati, anche grazie al sostegno di alcuni colleghi e di una simpatica professoressa di geografia, il paludato professore inizierà a mettere in discussione i suoi valori e i suoi pregiudizi, cambiando l’atteggiamento, la didattica ed anche parti di se stesso, contento di aver trovato una chiave per arrivare al cuore dei suoi alunni nella lettura attualizzata de “I miserabili” di Victor Hugo. I personaggi del romanzo, infatti, vengono fatti rivivere in classe grazie alla loro umanità, con le loro storie drammatiche e i ragazzi vengono così agganciati.

“Sono sempre stato interessato al settore dell’istruzione scolastica – afferma il regista Olivier Ayache-Vidal – e, in particolare come genitore, alle questioni relative alla pedagogia e all'uguaglianza di opportunità all’interno del sistema educativo. Mi è venuto naturale lavorare su un soggetto che affrontasse questi temi. In seguito, ho sentito il desiderio di raccontare lo scontro tra due mondi, due realtà sociali. Ho avuto la fortuna di poter partecipare alle lezioni di un Istituto superiore in una banlieu parigina, dove poi mi è sembrato giusto e naturale ambientare il mio film”.
Il regista, dopo lungo cercare e numerose porte in faccia, ha trovato finalmente un preside illuminato, quello dell’istituto “Maurice Thorez de Stains” dove ha vissuto al ritmo di cinquecento studenti e quaranta professori per più di due anni, il tempo necessario ad osservare un universo complesso. “Il preside della scuola - continua il regisa - mi ha aperto l'accesso alle aule, ai consigli di classe, alla sala insegnanti, agli incontri pedagogici e a tutto ciò che riguarda la vita di tutti i giorni in un istituto superiore, permettendomi di avvicinarmi il più possibile alla realtà”.
Molti dei fatti raccontati nel film, tra cui l’espulsione di un ragazzino nordafricano dopo un Consiglio di disciplina, dopo che era stato assicurato alla madre che avrebbe avuto solo una sanzione temporanea, sono ispirati a fatti realmente vissuti e rielaborati nell’osservazione scolastica.
Alla fine dell’anno, attraverso l’empatia e la comprensione, François riesce a far breccia sui ragazzi e il suo ruolo d’insegnante riuscirà ad affermarsi e a fare di lui un nuovo “Capitano, mio capitano”, come nel film “L’attimo fuggente”: tra successi, sconfitte, momenti bui e felicità, quando finisce il suo anno di esilio, i suoi studenti sono cambiati. E lui di più.
“Nel film ‘La classe’ - conclude il regista - si mostrava l’ineluttabilità di un destino, quello dei ragazzi di periferia che non possono cambiare, nel mio film non c’è rassegnazione, il messaggio è esattamente contrario: i professori possono e devono trovare un modo per valorizzare anche questi ragazzi, che possono cambiare”
Il film si avvale del magnifico attore francese Denis Podalydès, (membro della Comédie-Française) e del bravissimo ragazzino franco- nordafricano Abdoulaye Diallo, nel ruolo di Seydou, il ragazzino più ribelle della classe. Un plauso va comunque a tutto il cast dei ragazzi e dei professori.
Distribuita da PFA Films e EMME Cinematografica, la pellicola uscirà il 7 febbraio nelle sale italiane.

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