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Carmen Yáñez, la moglie di Luis Sepúlveda perduta e ritrovata

Carmen Yáñez, la moglie di Luis Sepúlveda perduta e ritrovata

“Poesie” di Carmen Yáñez lette presso l’ambasciata del Cile a Roma

Sabato, 09/12/2017 - La serata del 5 Dicembre 2017 presso l’Ambasciata del Cile a Roma si svolge con la presentazione dell’Ambasciatore Fernando Ayala, un’introduzione dell’Addetto Culturale Antonio Arévalo, purtroppo l’unico a parlare in lingua italiana. Nonostante questo dettaglio non trascurabile la lettura delle poesie recitate da Carmen Yáñez è come un fiume di sentimento, di grazia e impeto volitivo, che penetra nell’anima del pubblico a prescindere dalla comprensione dei contenuti. Per questo ci sono i suoi libri già tradotti in lingua italiana, come tra gli altri, Terra di mele, una pura energia di canto. Le edizioni Fenice Contemporanea e Guanda hanno pubblicato i suoi libri: Paesaggio di luna fredda, Abitata dalla memoria, Latitudine dei sogni, Cardellini della pioggia. In pubblicazione per il 2018: Migrazioni.
Accanto alle poesie di Carmen ci sono anche tutti i libri di Luis, tra i quali una nuova collezione tascabile come il romanzo Il mondo alla fine del mondo. Tra il pubblico anche Gianni Minà.
La sua poesia, scrive Sepúlveda, ha “la freschezza dei primi sguardi e la sensibilità di chi ha messo la vita sul tavolo da gioco e se l’è giocata senza esitazioni. Carmen poeta è anche la Carmen combattente, compagna, clandestina, la donna che sparì una notte, inghiottita dalla stupidità criminale delle uniformi e che riapparve tutta intera, pura e trasparente”.
Carmen Yáñez, poetessa, donna combattente e moglie ritrovata. Una grande storia d’amore quella tra Carmen e Luis Sepúlveda, lei quindici e lui diciotto anni quando si conoscono, amore diviso dagli orrori della dittatura e dalle torture di regime. Bruttissimi ricordi di segregazione e sevizie, un pezzo di vita terribile, “un mondo in bianco e nero”. Nemmeno il tempo di crescere insieme il loro bambino Carlo di appena due anni che nessuno dei due saprà più nulla l’uno dell’altra, fino a credersi morti. Carmen durante la sua segregazione conosce l’attuale Presidente del Cile, Michelle Bachelet, una donna “sincera, sensibile, grande lavoratrice”.
Dalla Villa Grimaldi degli orrori –ora Parco della Pace- alla fuga in Argentina, fino in Europa sotto la protezione ONU, per stabilirsi nuovamente con il marito in Spagna. In Svezia inizia la sua attività letteraria. Vite come perdute e separate, quelle di Carmen e Luis, divise dagli eventi che sfumano in un divorzio amichevole. Il dolore inflitto lascia segni indelebili nell’anima, sofferenze che solo l’arte può tentare d’integrare. Carmen definisce la sua vita come una storia di “re-incontri".
La compagna tedesca di Luis comprende che Sepulveda ama ancora e soltanto Carmen così li aiuta a ritrovarsi e il loro amore è nuovamente sancito da un secondo matrimonio. Ora la vita può ritornare anche a colori!
Nonostante che i loro volti siano come segnati dalla indicibile sofferenza subìta, Luis e Carmen, sono due persone dolcissime e alla mano. La loro arte letteraria dona speranza a tutti i popoli del mondo. Ci si rialza solo quando si crede negli ideali, nella voglia di cambiare. Si vive anche per le “ferite aperte da sanare”. Carmen afferma che il suo linguaggio poetico è uno strumento per sistemare i conti con l’orrore e con la tenerezza della quale si è ancora capaci.
“Amare senza paura e poterlo raccontare”.

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