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Elisa, la passione per il teatro e la ricerca della libertà

Elisa, la passione per il teatro e la ricerca della libertà

Intervista a Elisa Novembrini, una giovane attrice in equilibrio tra l'amore per il teatro e la difficoltà a farlo diventare professione

Lunedi, 09/07/2018 - L'ispirazione è tratta da "Il Signor Púntila e il suo servo Matti" di Bertold Brecht, autore conosciuto per quello che fu definito "il teatro epico", ma qui è il senso comico ad esprimere l'impegno politico e l'attenzione verso l'umano, e il testo che va in scena il 14 e 15 luglio a Roma (Teatro Tordinona) è un inno alla possibilità di riscatto dalle schiavitù e dal giogo con cui uomini imprigionano altri uomini.
Elisa Novembrini (elisa.novembrini@libero.it), giovane attrice che si è formata in Accademia, con questo lavoro condotto da regista, porta in scena allievi di tutte le età che frequentano il laboratorio di teatro, progetto al suo secondo anno di vita.
'Viva la libertà' è un inno all'arte e alla passione che suscita in chi la ama e, al tempo stesso, è la rappresentazione del dolore che genera l'impossibilità o la difficoltà di praticarla perché la vita ci chiama ad assolvere doveri. Abbiamo rivolto alcune domande a Elisa, che ama il teatro ma che non può (ancora) dedicarsi completamente alla sua grande passione e cerca di conciliarla con le esigenze della vita quotidiana.

Il protagonista di 'Viva la libertà', Giovanni Pùntila, deve badare alla proprietà, deve dare ordini e calcolare le finanze. Ma, anche se è avido, forse non è la vita che vorrebbe... Tu, che sei ancora giovane, come vivi la tua libertà o mancanza di libertà e cosa rappresenta il teatro in questa fase per te?
È strano ma, se penso ad alcune giornate particolarmente piene in cui realizzo in maniera autogestita ma rigorosa ciò che ho da fare, andando anche oltre quello che pensavo fosse il limite di energie, di ore, di mezzi, lì avverto libertà. Ci sono momenti, invece, in cui sono totalmente in balia del tempo, dello stress organizzativo e quella sorta di nulla, quel senso di paralisi lo chiamerei mancanza di libertà, semplicemente perché è mancanza di azione.
Il teatro è fatto di azione, e quindi me lo tengo stretto.

Come sei approdata alla stesura del testo di 'Viva la libertà' e come lo hanno accolto le persone che frequentano il tuo laboratorio?
Quest'inverno avevo iniziato a buttare giù delle idee per lo spettacolo di fine stagione, ma sembrava non prendessero mai colore, rimanevano scheletriche, immagino non fosse ancora il loro momento. Poi un pomeriggio ho pescato dalla mia libreria il teatro di Brecht, l'ho sfogliato a caso, e mi ha incuriosito un breve testo che parlava di un ubriacone affabile, divertente, addirittura poetico, che quando tornava sobrio diventava un uomo meschino e gretto.
Questa sorta di dottor Jekyll e Mr Hyde mi faceva ridere, e non solo. Le immagini dentro la mia testa, hanno preso colore e anche forma scenica. I ragazzi non sapevano neanche chi fosse Brecht, ma si fidano di me, sanno che non li butto dentro a un testo dicendo "e adesso recitate!". Fortunatamente l'autore era dalla nostra parte, è arrivato con semplicità e divertimento a tutti, e senza alcun approccio intellettualistico o timore del grande drammaturgo, così si sono messi in gioco. La mia regia parte da un'idea precisa e da un mio coinvolgimento emotivo molto forte, ma proprio perché per me è una cosa viva, durante l'adattamento del testo, le improvvisazioni, le prove, modella il suo percorso in base al materiale umano con cui lavoro.

Quale è stato sinora il tuo percorso e quali progetti futuri hai?
Prima di terminare scuole, corsi e il percorso intensivo dell'Accademia, la mia vita era formazione e, negli spazi vuoti, lavoro. Ora è il contrario: lavoro e, negli spazi vuoti, formazione, allenamento, preparazione. L'ideale è quando questi due aspetti convivono. Succede, come nel Laboratorio di teatro che gestisco, lì la mia parte registica e pedagogica si rivela di volta in volta, ma la me attrice si arricchisce, gioca, ricerca.
Intendo assolutamente continuare con il Laboratorio perché vedo che è una cosa che funziona. In questi due anni la sede del Laboratorio è sempre stata Roma, e continuerà ad esserlo, ma un'altra sede dove vivo non mi dispiacerebbe. Nel comune di Guidonia purtroppo non c'è una situazione artistica in cui creare a partire dal territorio e i suoi abitanti.
E poi potrete vedermi in scena, come attrice e come cantante. Ma di musica magari ne parliamo la prossima volta.

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