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#I NOSTRI NOMI NON DEVONO ESSERE NASCOSTI

#I NOSTRI NOMI NON DEVONO ESSERE NASCOSTI

La battaglia delle candidate palestinesi per vedere esplicitati anche i loro nomi

Domenica, 18/09/2016 - Il 26 agosto sono stati pubblicati gli elenchi dei candidati alle prossime elezioni municipali in Palestina. Ma le candidate nelle liste del partito Fatah vengono solo identificate come “sorella di” o “moglie di”, scatenando molte reazioni.



Per Nadia Abu Nahla, direttrice per il Comitato tecnico per le Donne nella Striscia di Gaza si è trattato di un vero e proprio attentato alla dignità della persona ed ai diritti civili delle donne palestinesi. “E' un un serio problema perché anche Fatah che si riconosce essere un partito politico laico negli ultimi anni e dopo che Hamas ha preso il controllo nella Striscia di Gaza, ha iniziato ad assumere un carattere più conservatore nella zona” dice.

Si tratta di un mero gioco politico che vede i dirigenti di Al Fatah piegarsi alle tradizioni tribali che riducono la donna al solo ruolo di madre o sorella solo per accaparrarsi più voti nelle zone interne della Palestina.

Con l’ashtag #i nostri nomi non devono essere nascosti, nel giro di pochi minuti i social network hanno dato vita ad una grande discussione che ha rivelato tutta le rabbia delle donne che non accettano minimamente di essere trattate in questo modo e tanto meno essere trasformate in oggetto di scambio da parte delle due fazioni politiche antagoniste al solo scopo di vincere le elezioni che avranno luogo il prossimo 8 ottobre nella Striscia di Gaza.

“Si tratta di una reazione immediata e volontaria che è riuscita ad influenzare la Commissione centrale per le elezioni in Palestina (CEC) che l’indomani ha dichiarato come l’ammissione dei candidati e delle candidate alle prossime elezioni è soggetto chiaramente all’indicazione per esteso dei nomi e cognomi di ogni singola persona candidata” continua Nadia Abu Nahla.

A pochi giorni dall’inizio della campagna elettorale, le liste sono state aggiornate, ma rimane forte il disappunto da parte delle candidate e delle associazioni della società civile che continuano a ricordare che quanto accaduto va contro alla Legge elettorale per gli Enti locali in vigore dal 2005.

Per molti quanto avvenuto rivela anche un processo di islamizzazione che sta coinvolgendo Al Fatah per contrastare Hamas.

In attesa di sapere chi uscirà vincitore dalle prossime elezioni, sono molti quelli che pensano che entrambi i partiti politici non sono in grado di riflettere la reale società nella quale vivono.

Per Fathi Sabah, direttore dell’Istituto palestinese per la Comunicazione e lo Sviluppo “la campagna elettorale viene anticipata da questo botta e risposta tra i due schieramenti che non fanno altro che scontrarsi, invece che essere trasformata in una esperienza democratica” dice Sabah.

E a chi gli chiede cosa pensa circa quanto è accaduto alle liste di Al Fatah che ha omesso i nomi delle candidate in alcune aree della Striscia di Gaza, Sabah risponde così “Fatah ha voluto dimostrare il suo attaccamento alle tradizioni locali più di quanto non fa Hamas, suscitando il malcontento dei candidati e delle candidate prima e dell’elettorato dopo”.

Secondo quanto riporta il sito della Commissione centrale per le elezioni in Palestina (CEC) il 74% dei candidati nelle liste elettorali sono uomini e solo il 26% sono donne.

Tra questi la fascia di età che spicca, sfiorando la percentuale del 31%, è quella che va tra i 25 ed i 35 anni.



Foto di Rosa M. Tristán , Alianza por la Solidaridad

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