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Il femminismo rivoluzionario di Mary Wollstonecraft

Il femminismo rivoluzionario di Mary Wollstonecraft

Attualità e originalità del pensiero di Mary Wollstonecraft nella rivendicazione dei diritti delle donne

Giovedi, 25/08/2011 - Mary Wollstonecraft, scrittrice inglese del XVIII secolo, scrisse nel 1792 un trattato sui diritti delle donne il cui titolo è A VINDICATION OF THE RIGHTS OF WOMAN. Tale opera è considerata il manifesto fondativo del femminismo europeo, poiché anche se già altri avevano denunciato la condizione di oppressione in cui vivevano le donne borghesi del suo tempo e a rivendicare per loro un’educazione più appropriata, fu solo con lei, come sostiene la storica Anna Rossi-Doria, che nacque il femminismo, in quanto si può cominciare a parlare di femminismo, storicamente, solo a partire dalle grandi rivoluzioni borghesi della società moderna: la rivoluzione francese e quella industriale, quando cioè vennero proclamati i diritti degli uomini e da essi furono escluse le donne. E Wollstonecraft radica la sua opera proprio nell’humus culturale da cui nasce lo spirito della Rivoluzione francese. Il discorso di Mary, infatti, è rivoluzionario e nasce come logica estensione della rivendicazione dei diritti naturali degli uomini.

Il dibattito sull’uguaglianza dei sessi può essere ricondotto molto indietro nel tempo, già all’opposizione che si originò nella Grecia classica, tra la scuola platonica e quella aristotelica, con Platone che arguisce in favore dell’uguaglianza di educazione per le donne “guardiane” ed Aristotele che invece, nella sua POLITICA, teorizza la naturale subordinazione della donna.

La concezione aristotelica dominò la cultura europea durante tutto il medioevo e soltanto nel rinascimento si assisté ad un risveglio di interesse nel platonismo che indusse alcuni scrittori ad arguire in favore del riconoscimento delle abilità femminili.

Ma fu soltanto in Inghilterra, nella seconda metà del XVII secolo, che le donne stesse incominciarono a parlare dei problemi legati al loro sesso. Mary Astell nel suo libro A Serious proposal to the Ladies, insisté sul diritto delle donne ad avere una vita della mente, suggerendo l’istituzione di collegi esclusivamente femminili in cui le ragazze avrebbero ricevuto una migliore educazione. Nel 1790 la scrittrice inglese Catherine Macaulay nell’opera Letters on education, scrisse che maschi e femmine avrebbero dovuto essere educati insieme, consentendo anche alle ragazze di giocare liberamente come i ragazzi piuttosto che sopprimere la loro naturale vivacità.

Anche in Francia, nella seconda metà del XVIII secolo, il dibattito sull’uguaglianza delle donne fu affrontato da illustri illuministi quali Diderot, d’Holbach e Condorcet il quale più degli altri, sostenne che privare le donne del diritto di voto era una violazione dei diritti naturali dell’uomo, poiché le donne, in quanto esseri razionali, avevano gli stesi diritti degli uomini.

Sempre in Francia, nel 1791, l’attrice e attivista femminista Olympe de Gouges, pubblicava Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, un pamphlet di diciassette articoli che costituiva una replica alla Déclaration des droits de l’homme et du citoyen, giudicata incompleta dall’autrice per aver escluso le donne dalle responsabilità civili e politiche.

La voce delle donne si era quindi levata già da tempo a denunciare le ingiustizie subite nel mondo; in molte avevano scritto sulla condizione femminile e suggerito che le riforme pedagogiche potevano migliorarla, tuttavia, fu soltanto nel contesto di un mondo in cui le rivoluzioni in America e in Francia avevano dischiuso le possibilità di ridisegnare l’ordine sociale e politico, che cambiamenti radicali nelle relazioni tra i sessi incominciarono ad essere ipotizzabili. Mary Wollstonecraft, nei Rights of woman, pur riprendendo temi e motivi già discussi da altri scrittori e scrittrici, ebbe però il merito e l’originalità di inserire la donna nel contemporaneo discorso rivoluzionario, al fine di guadagnarle quelle possibilità rivoluzionarie che, sul finire del settecento, sembravano offrirsi all’umanità. Mary Wollstonecraft condivideva le convinzioni rivoluzionarie secondo le quali la ragione poteva migliorare la condizione umana. Secondo l’autrice l’Europa era gelata in una sorta di età del ghiaccio a causa del dispotismo, ma il disgelo della rivoluzione era ormai arrivato a dissolvere l’irrazionalità e l’autorità assoluta. La civiltà, il cui progresso era stato finora lento, sarebbe progredita. E poiché i diritti umani derivavano da quella facoltà che veramente definiva l’umanità, cioè la ragione, era tempo per quella metà del genere umano che aveva finora languito sotto un diverso genere di dispotismo, di sollevarsi e di rivendicarli. Solo dopo aver conquistato ragione e diritti, uomini e donne virtuosi, impegnati a perfezionare la loro virtù, sarebbero avanzati verso la perfezione che solo la ragione poteva realizzare. Wollstonecraft, nel suo trattato, avanza molte rivendicazioni proprie del femminismo moderno: la coeducazione dei due sessi, l’indipendenza economica, l’uguaglianza legale, l’accesso alle professioni. La sua posizione era dunque rivoluzionaria, frutto dell’illuminismo francese e, con i suoi argomenti di indubbia attualità riesce ancora a parlare a noi donne del 21 secolo.

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