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Il Piano femminista di Non Una di Meno e la manifestazione del 25 novembre a Roma

Il Piano femminista di Non Una di Meno e la manifestazione del 25 novembre a Roma

 “Abbiamo un piano!” ... e, spontaneo, scatta l’applauso di una platea affollatissima e gioiosa. La soddisfazione attraversa la grande sala alla Casa Internazionale delle Donne di Roma e la spiegazione è comprensibile: “arrivare fin qui è stato faticoso ma esaltante e sappiamo che questo cammino continuerà e darà ulteriori frutti”.
È il 21 novembre e viene presentato il Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere’ di Non Una di Meno, (video) con un’assemblea che si tiene in contemporanea anche a Milano, Bologna e in altre città.
Le 57 pagine, “frutto della scrittura collettiva di migliaia di donne e soggettività alleate…. e pratiche di resistenza individuali e collettive alle molteplici forme della violenza maschile”, sono un progetto femminista che vuole dire alla società, all’economia, alla cultura cosa non va e la strada da prendere per cambiare, perché la violenza maschile contro le donne è “sistemica e si fonda su comportamenti radicati” ragion per cui “non può essere superata nell’ottica dell’emergenza”. (video)
La prospettiva di partenza è l’autodeterminazione e la libertà dalle varie forme di violenze che attraversano la società e che colpiscono le donne. Donne che rifiutano il paternalismo e la vittimizzazione e non chiedono protezione o assistenzialismo, ma che rivendicano diritti.
“Non abbiamo bisogno di tutori o guardiani, non siamo vittime e non ce la siamo cercata. Siamo convinte che per combattere il fenomeno occorra mettere in discussione la cultura e i rapporti sociali che la sostengono - osservano -. Lottiamo per un cambiamento strutturale, quindi, a partire dalla scuola, dal lavoro, dalla salute, dall’amministrazione della giustizia e dai media, pretendiamo il rispetto dei nostri percorsi di libertà e autodeterminazione e della nostra indipendenza”. (video)
E lo sguardo è davvero alternativo nei contenuti (perché costruito con un lungo percorso partecipativo con un anno di incontri in circa 70 città, 5 assemblee nazionali, 9 tavoli tematici) e nel metodo (un approccio femminista intersezionale che attraversa e connette vari ambiti e tematiche). Lo sciopero dello scorso 8 marzo ne è stata dimostrazione "in quanto nuova pratica e affermazione di solidarietà e autodifesa tra donne”.
Questo 25 novembre, con il corteo che partirà da piazza della Repubblica (Roma, ore 14), è denso di messaggi e rafforzato da nuove consapevolezze che, attraverso il Piano, consolidano un cammino che vede il protagonismo delle giovani accompagnato dalla solidarietà e dall’affetto di donne di altre generazioni, in una miscellanea positiva e fonte di ricchezza per tutte che si riconosce nel Piano , documento aperto all'elaborazione che è destinata a continuare.
La presentazione del Piano si salda, a partire da Roma, con la riaffermazione della difesa della Casa Internazionale delle Donne al grido di #LACASASIAMOTUTTE contro ogni ipotesi di sfratto. Gli incontri con l’amministrazione capitolina nei prossimi giorni dovranno tenere conto anche di questa mobilitazione.

IL PIANO
Il Piano è articolato in 12 capitoli che vanno dalla formazione all’ambiente, dai diritti al welfare.
E si parte dalla massima valorizzazione dell’esperienza dei Centri antiviolenza “nati e cresciuti come spazi di donne, laici e femministi, che ha evidenziato la necessità di un approccio sistematico e non frammentario al problema e la necessità di osservare la violenza come fatto strutturale della società che va esaminata alla luce delle discriminazioni e delle differenze”.
L’educazione dovrebbe essere il cardine dei cambiamenti necessari e che è intesa come “educazione ad una pluralità potenzialmente infinita delle differenze, che sono determinate culturalmente e che vanno scardinate a partire dal linguaggio, dove il maschile, usato in modo neutro, non racconta la realtà così come i libri di testo che rispecchiano la cultura patriarcale in tutti i campi delle scienze umane”. L’analisi va oltre, e critica il sistema universitario e la mancanza di Dipartimenti di genere. “Il cambiamento riguarda docenti e discenti, che dovrebbero essere uniti nel rifiuto degli stereotipi trasmessi nella relazione educativa”. I media hanno grande responsabilità nel costruire il discorso pubblico e l’accusa che rivolge loro il Piano è “la spettacolarizzazione della violenza e il voler preservare l’immagine della donna vittima, con il paradosso della sua sessualizzazione nella pubblicità, rinunciando a raccontare l’aspetto strutturale della violenza e le responsabilità degli uomini violenti” .
Il lavoro e il reddito sono questioni centrali che assumono l’autodeterminazione e l’autonomia come principi fondamentali, L’analisi parte dal “nesso tra la violenza maschile e la crisi economica, tra il sistema produttivo contemporaneo e la strutturazione neoliberale” e in questa cornice si inseriscono “i ricatti e le molestie nei luoghi di lavoro mentre si assiste al fenomeno di donne costrette nelle mura domestiche perché impegnate nell’offrire servizi che il welfare non garantisce più”. “Insomma - sottolineano - con la crisi riemerge un modello patriarcale del lavoro”. La risposta a questa deriva è “il reddito di autodeterminazione non come misura di contrasto delle povertà ma come strumento di autonomia e che garantisce alle donne di uscire dalla violenza e di riappropriarsi della ricchezza che produciamo”.
La richiesta per le migranti è chiara: “Siamo contro il regime dei confini e il sistema istituzionale di accoglienza, rivendichiamo la libertà di movimento e il soggiorno incondizionato dentro e fuori l’Europa, svincolato dalla famiglia, dallo studio, dal lavoro e dal reddito. Vogliamo la cittadinanza per tutti e tutte, lo ius soli per le bambine e i bambini che nascono in Italia o che qui sono cresciute pur non essendovi nati. Critichiamo il sistema istituzionale dell’accoglienza e rifiutiamo la logica emergenziale applicata alle migrazioni. Siamo contro la strumentalizzazione della violenza di genere in chiave razzista, securitaria e nazionalista e vogliamo spazi politici condivisi e femministi”.
Molto c’è da studiare in questo libretto che è destinato a fare molta strada e che si pone già quale documento di riferimento per un femminismo che vuole essere “lettura complessiva dell’esistente”.
“Non si può dire quante mani hanno lavorato al Piano - dicono in assemblea - . Questo è emozionante e soprattutto è importante il fatto che tanti femminismi e tante diversità siano riuscite a cristallizzarsi in un documento in cui ci riconosciamo tutte e che non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza perchè siamo in un processo in divenire”.
Il 25 novembre nel corteo il Piano sarà distribuito, pronto a prendere il volo e a raccogliere nuovi contributi ed elaborazioni.



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