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Lidia Menapace: 85 anni di lotta e non sentirli…

Lidia Menapace: 85 anni di lotta e non sentirli…

“una delle voci più importanti del femminismo italiano, simbolo di libertà ed impegno per tante donne”

Giovedi, 09/04/2009 - Lidia Menapace, una delle voci più importanti del femminismo italiano, è un simbolo di libertà ed impegno per tante donne. Proprio in questi giorni ha compiuto 85 anni ma la sua attività non si arresta: partecipa al Forum delle Donne di Rifondazione, scrive su Liberazione ed insegna in diverse Scuole di Politica per le Donne, oltre ad essere promotrice di iniziative culturali e congressuali. Noidonne l’ha incontrata alla grande manifestazione organizzata dalla CGIL il 4 aprile, con il suo striscione e la sua consueta serena vitalità: se non fosse per i capelli bianchi sembrerebbe ancora la ragazza di 20 anni che faceva la staffetta partigiana per salvare vite umane. L’abbiamo disturbata per farle qualche domanda e lei ci ha risposto con garbo e lucidità.

Ti auguriamo un felice compleanno, cara Lidia, e 100, anzi 200 di questi giorni!



D: Qual è oggi, secondo te, il significato di questa grande manifestazione?



R: Questa manifestazione è molto importante perché dimostra in modo specifico che è possibile manifestare senza alcuna violenza, e che il sindacato vuole sì reagire contro l’isolamento ma, pur senza fare sconti a nessuno, lo fa in maniera pacifica. La stessa cosa vale anche per tutti i lavoratori e le lavoratrici che sono qui oggi e che manifestano con grande vitalità contro il senso di ingiustizia, disagio e rabbia che provano, ma mantengono un atteggiamento del tutto non-violento.



D: Ti sembra sia un buon momento per le lotte delle donne?



R: No, veramente direi che per le donne non è un bel momento, ci sono ancora in tanti luoghi di lavoro e zone del paese, delle vendette patriarcali terribili; purtroppo la cultura “operaista” e “fabbrichista” rimane ancora inerte di fronte agli atteggiamenti antimatriarcali consolidati, talvolta anche con il consenso delle forze di sinistra. Sembra quasi che si tratti di questioni da “sinistra salottiera” ma non è affatto così per le donne. Ad esempio ed è un esempio che pesa tonnellate, durante l'ultimo congresso di Rifondazione - partito dove sono voluta rimanere anche per non favorire ulteriori divisioni - siamo riuscite, con un gruppo di donne, a fare votare l'articolo 1 dello Statuto all'unanimità: vi si dice che Rifondazione è anticapitalista e "antipatriarcale": probabilmente molti non sapevano che cosa votavano: si chiama astuzia della ragione.



D: Cosa si potrebbe fare per aumentare l’impegno delle donne, anche giovani, nella politica attiva?



R: Intanto appoggio pienamente l’idea dell’UDI, “50 e 50 ovunque si decida”, cioè la presenza di metà uomini e metà donne per ogni assemblea elettiva, poi credo che si debbano coinvolgere gruppi di donne numerosi e significativi, anche senza una eccessiva preparazione. Intendo dire che il livello medio dei candidati politici è davvero basso, quindi le donne potrebbero già essere inserite in politica senza una formazione completa, quella si può acquisire dopo, dall’interno. E’ importante che si muovano gruppi di donne, che poi possano ampliarsi e dai quali emergano numeri elevato di donne attive e si costruiscano vere e proprie carriere politiche. Io ho iniziato facendo la staffetta partigiana e trovo giusta l’idea dell’ANPI che oggi chiede, come unico requisito per i suoi associati, quello di essere “antifascisti”: da qui si può partire, come base politica, per costruire anche altro.



Lidia Menapace, all'anagrafe Lidia Brisca (Novara, 3 aprile 1924), è una politica e saggista italiana. Giovanissima, prese parte alla Resistenza partigiana come staffetta partigiana e nel dopoguerra fu impegnata nei movimenti cattolici, nella Democrazia Cristiana ed in varie organizzazioni progressiste. Trasferitasi in Alto Adige, nel 1964 fu - assieme a Waltraud Gebert Deeg - la prima donna eletta nel consiglio provinciale di Bolzano e, in quella stessa legislatura, anche la prima donna ad entrare nella Giunta provinciale (come assessora alla Sanità). Insegnante, simpatizzò per il Partito Comunista Italiano ma nel 1969 venne chiamata dai fondatori nel primo nucleo de Il Manifesto. Nel 1973 è stata tra le promotrici del Movimento Cristiani per il Socialismo. Nelle elezioni politiche del 2006 si candida con Rifondazione Comunista al Senato e risulta eletta. La sua candidatura è stata resa possibile in sostituzione di Marco Ferrando, il leader della minoranza di Rifondazione Comunista. Lidia Menapace si distingue fra le più rappresentative figure del femminismo italiano. È autrice di numerosi saggi, tra cui: Il futurismo. Ideologia e linguaggio (1968); L'ermetismo. Ideologia e linguaggio (1968); Per un movimento politico di liberazione della donna (1973); La Democrazia Cristiana (1974); Economia politica della differenza sessuale (1987); Né indifesa né in divisa (1988); Il papa chiede perdono: le donne glielo accorderanno? (2000); Resisté (2001) e Nonviolenza (2004). Ha partecipato, con un intervento, al testo di Monica Lanfranco e Maria G. Di Rienzo "Donne disarmanti: storie e testimonianze su nonviolenza e femminismo". Poco dopo la nascita del governo Prodi è stata proposta alla presidenza della Commissione Difesa al Senato, gesto considerato un affronto da alcuni elementi della Casa delle Libertà visto il suo antimilitarismo. Al posto della Menapace è stato però eletto il senatore De Gregorio (Italia dei Valori), sostenuto dall'opposizione. In un'intervista la Menapace ha affermato l'inutilità delle Frecce Tricolori, definite inutilmente costose e inquinanti. Dal 6 febbraio 2007 al 28 aprile 2008 ha ricoperto la carica di presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'uranio impoverito.



(7 aprile 2009)

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