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 Molestie sul lavoro: quali politiche dopo la convenzione OIL

Molestie sul lavoro: quali politiche dopo la convenzione OIL

Noi Rete Donne torna sul tema delle molestie sul lavoro con un convegno a Roma il 12 novembre. Daniela Carlà spiega obiettivi e campi di intervento

Lunedi, 04/11/2019 - “Le molestie nel lavoro, al pari della violenza, costituiscono una lesione dei diritti umani e una grave forma di discriminazione che rivela sempre uno squilibrio di potere tra i generi”. Daniela Carlà, in vista del secondo incontro sul tema che Noi Rete Donne organizza a Roma martedì 12 novembre in collaborazione con la Commissione Ue in Italia, fa il punto su questa delicata questione, anche alla luce dell’importante segnale giunto da parte dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) che evidentemente ha considerato non più accettabile una condizione vissuta da centinaia di migliaia di donne ogni anno. “Consideriamo molto significativo che a giugno, tra l’altro nel centenario della sua nascita, l’OIL abbia adottato, con soli 7 voti contrari e ben 429 favorevoli, una convenzione e una raccomandazione per contrastare la violenza e le molestie sul lavoro”.
Il messaggio di questo autorevole organismo internazionale si è levato forte e chiaro e ha lanciato una sfida alle nazioni: ora spetta ai vari Stati ratificare il testo e, soprattutto, fare in modo che si possa incidere determinando modifiche culturali e normative. Non a caso il convegno del 12 novembre, “Molestie sessuali nel lavoro, dopo la Convenzione ILO. Quali politiche in Italia e in Europa”, dopo i saluti della vicepresidente della Camera dei Deputati Maria Spadoni, raccoglierà i competenti contributi di: Francesca Puglisi (Sottosegretaria Ministero del Lavoro e Politiche Sociali), Gianni Rosas (Direttore Ufficio ILO per l’Italia e S.M), Maria Concetta Corinto (Dirigente Ministero del Lavoro), Sonia Ostrica (Coordinatrice Pari Opportunità UIL nazionale), Rosario Santucci (Professore Ordinario Diritto del Lavoro), Pierangelo Albini (Responsabile Relazioni Sindacali Confindustria), Agnese Pini (Direttrice della Nazione) e Irene Giacobbe (Noi Rete Donne).
“Abbiamo discusso su come contrastare le molestie nel lavoro lo scorso mese di giugno - sottolinea Daniela Carlà -. Torniamo a confrontarci ora sulle politiche pubbliche, sul ruolo dei sindacati, sulla responsabilità delle aziende, sulla funzione della stampa. L’obiettivo è fare passi in avanti concreti, perché la misura è colma e vogliamo che questo fenomeno sia contrastato in modo efficace. C’è ancora molto da fare affinché si diffonda la consapevolezza dell’esistenza di un nesso inequivocabile tra lo squilibrio tra i generi nella gestione del potere e le molestie, cosa che accade in tutti gli ambiti e a tutti i livelli, anche nelle alte sfere. Sono ancora molti i luoghi decisionali o i convegni in cui vi sono solo uomini o solo raramente qualche donna, in questi contesti nascono anche relazioni e squilibri che costituiscono terreno fertile per le molestie”.
L’obiezione che generalmente arriva, e che giriamo alla nostra interlocutrice, è che tante cose sono cambiate: tante donne hanno raggiunto posti apicali e siedono ai vertici. “In realtà sono le donne ad essere cambiate, e questo ha provocato una certa insofferenza, sempre più evidente. È così in Italia, in Europa e nel mondo”.
Tornando alla roadmap che Noi Rete Donne si è data, cosa deve accadere nel breve e nel medio periodo? “L‘auspicio è che l’Italia proceda rapidamente alla ratifica ma, soprattutto, che questa costituisca l’occasione per integrare il quadro normativo e per attuare al meglio le norme già esistenti, per promuovere i cambiamenti culturali indispensabili, per far crescere una consapevolezza diversa tra i/le giovani. Va bene se a sollevare la questione sono star di Hollywood o movimenti internazionali ma per modificare consuetudini radicate occorre lavorare incessantemente perché non esistono ambiti o luoghi immuni. Basti pensare che in questi anni persino due ministre svedesi hanno denunciato molestie ai Summit europei. Senza considerare poi che i ricatti e le molestie cominciano prima ancora dell’accesso al lavoro. Ha fatto molto discutere il caso dell’oramai ex magistrato del Consiglio di Stato Bellomo, che imponeva il dress code alle studentesse che preparavano il concorso in magistratura, così come ha fatto discutere anche la recente assoluzione sul versante milanese dell’inchiesta. Quindi pensiamo di lavorare nel campo normativo valutando eventuali lacune e di responsabilizzare le giovani per combattere l’idea che percepisce lo ‘scambio’ come una strada percorribile, una ipotesi ‘normale’. È confortante, d’latro canto, vedere che sta diffondendosi una avversione contro le molestie nel lavoro, testimoniata anche da gesti simbolici come la scalata dell’Everest , nel maggio scorso, da parte di un militante sindacale nepalese con l’obiettivo di sostenere l’approvazione della convenzione dell’OIL. È tempo di passare ai fatti, la proposta ora è di concordare le iniziative ancora necessarie, di condividerne contenuti e modalità di realizzazione”.




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