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Montparnasse - Femminile Singolare

Montparnasse - Femminile Singolare

Il viaggio dalla dipendenza relazionale alla libertà emotiva di una donna che, per quanto smarrita, impara ad affrontare le difficoltà con spirito leggero

Martedi, 29/05/2018 - Montparnasse - Femminile Singolare
di Adriana Moltedo Esperta di Comunicazione e Media

"Montparnasse - Femminile singolare" di Léonor Serraille racconta della fine di un amore decennale e delle sue conseguenze nella vita della giovane Paula (la brava Laetizia Dosch), una creatura diversa e bizzarra in tutto, a cominciare dagli occhi al carattere ribelle.

Lei viaggia verso una libertà che è prima di tutto emotiva.

Si resta incantati dei suoi alti e bassi, della capacità di rigenerazione e di risalita dall'abisso. E' stoica nel far fronte all'instabilità che trova quotidianamente dentro e fuori di sé.

Montparnasse - Femminile Singolare è stato il vincitore della Camera d’Or al Festival di Cannes dello scorso anno, ovvero del premio alla miglior opera prima.

Questo è il viaggio dalla dipendenza relazionale alla libertà emotiva di una donna che, per quanto smarrita, impara ad affrontare le difficoltà con spirito leggero.

Del suo ex fidanzato, un ricco fotografo parigino, conserva solo il gatto e all'inizio non si rassegna alla solitudine, finendo addirittura ricoverata in un reparto psichiatrico.

Una volta dimessa è senza un euro, un tetto, un lavoro. Inizia a vivere alla giornata, rimediando sistemazioni di fortuna e chiedendo favori a personaggi variamente assortiti, finché trova due lavori part-time: uno come babysitter in cambio di alloggio e uno da commessa in un centro commerciale.

Portando in giro la lunga chioma ramata, il gatto e la propria inquietudine, si imbatte in insperati benefattori affrancandosi a poco a poco dal passato.

Il cammino doloroso verso una propria centratura passerà da una ritrovata indipendenza economica e da un'insospettabile determinazione.

Sulle prime Paula è insopportabile e delirante, cambia stato d'animo alla velocità della luce ed è irrispettosa di chiunque e di qualunque cosa.

Però, con il passare dei minuti, ha un modo tutto suo di farsi voler bene.

Paula appare goffa e un po' scapestrata ma è capace di entrare in contatto, fugace e fortuito, con gli individui più diversi.

Le peregrinazioni, dolorose ma necessarie, in cui avviene la cicatrizzazione di certe ferite, hanno per lei in premio il riscatto da ogni forma di dipendenza.

Laetizia Dosch, attrice di indubbia presenza scenica, affronta con naturalezza infiniti primi piani. Ai modi esagitati del suo personaggio fa da contraltare una regia misurata ed essenziale.

Il dramma è raccontato sempre con spirito leggero e brioso: tra bugie, delusioni, incontri e sorprese, va in scena l'ostinazione allegra di una ragazza che anziché piangersi addosso ha un atteggiamento propositivo.

Paula non sa fare niente a parte essere se stessa ed è già incredibile. Rientrata a Parigi dal Messico lasciata dal fidanzato fotografo di cui per anni è stata la musa.

Paula vaga per la giungla urbana in cerca di un amico e di un lavoro. Ma il mondo le crolla intorno. Tra squallide stanze d'albergo e camere di servizio, tra vagoni della metro e corridoi dei centri commerciali, troverà alla fine una nuova partenza.

L'istante in cui la sua protagonista non è più una ragazza ma nemmeno ancora una donna.

Tutto comincia con un colpo di testa per Paula messa alla porta dall'ex fidanzato prima e dalla madre poi, che non vogliono più saperne di lei

La giovane donna, che sembra esistere soltanto attraverso lo sguardo del suo (ex) uomo, ha perso improvvisamente il suo centro e vaga in una città "che non ama la gente" e di cui non riesce più a decifrare i codici.

Montparnasse Femminile Singolare passa dalla sovraeccitazione del debutto alla pacificazione dell'epilogo.

In mezzo l'evoluzione progressiva di Paula improvvisa coi mezzi che ha, attraverso gli incontri, le liriche associazioni di idee e le opportunità che le si presentano.

Improvvisa il suo apprendistato alla vita da adulta.

La cosa più incredibile è che la sua emancipazione non si traduce, per una volta, con un'ascensione sociale ma con un declassamento desiderato e accolto. Paula scende di buon grado, da musa dei quartieri alti a venditrice in un centro commerciale, conquistando la virtù dell'anonimato, la possibilità di diventare chiunque.

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