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Ravenna, Paola e un

Ravenna, Paola e un "interno familiare" molto poco borghese

Maria Paola Patuelli, "Polvere e perle". Donne in un interno familiare del Novecento" (ed. Pendragon 2018)

Giovedi, 13/09/2018 - Ogni donna sente il legame che la lega alle madri e alla lunga fila della propria genealogia femminile. Se si tratta di donne che si sono impegnate nella società e nel suo bene, è ancora più evidente non tanto il debito personale, ma il legame che, enumerando tante delle loro imprese, porta a riconoscere l’ingiustizia sequenziata dell’emarginazione “di genere”. Alle spalle, infatti, abbiamo esperienze estremamente costruttive di donne che hanno fatto politica, con o senza affiliazione partitica personale, con o senza “fedeltà” ideologiche (perché non si dice mai abbastanza che le donne sono infedeli, non per mancanza di virtù, ma perché farebbero le stesse cose diversamente, forse meglio).
La Patuelli (in Romagna l’identità sta sempre nei cognomi) ricorda le donne della “sua” Ravenna comunista e delle sue famiglie di appartenenza, di cui ha registrato puntualmente le mappe. Donne tutte comprese, anche lei stessa, nella figura di Silvia, la mamma, nata nel 1919, sulle cui tracce, anche le più minute, la figlia è andata ricercando memorie che sono anche le sue per tessere un vero libro di storia. Se gli storici, anche dopo Herodote e la scoperta dell’évenementiel, non leggessero solo il quotidiano visto da maschi come loro, ma anche la testimonianza necessaria di ciò che accade ogni giorno e che fa davvero un’altra narrazione, questo di Maria Paola Patuelli (Polvere e perle, ed Pendragon) sarebbe una grande opera storica, da tenere negli scaffali importanti delle biblioteche tra le nuove acquisizioni.
Paola è nata dopo la Seconda guerra mondiale, Silvia dopo la prima: entrambe fanno esperienze che segnano profondamente la vita individuale: diventare antifascisti e diventare comunisti non sono solo scelte fatte “una volta per sempre”. Tanto più che la ragazzina Silvia dai genitori antifascisti ha imparato a diventare partigiana nella Resistenza, mentre la ragazzina Paola cresciuta in un ambiente di sinistra, è diventata comunista e lo è rimasta con molto rigore, ma ha imparato il dubbio fin dai tempi del ’56, ha letto Hannah Arendt ed è diventata femminista. Nella democrazia anche la libertà individuale è diversa e, come donna, Paola ha di fatto avuto la “stanza tutta per sé”, metafora dell’autonomia femminile, che la pur combattiva Silvia non aveva ottenuto.
La vita di Paola è stata molto ricca, anche nel felice e fortunato rapporto di coppia, anche se la scomparsa del suo carissimo Mario, un uomo che ha goduto grande stima non solo nella sua città, ha cambiato l’animo con cui ha completato l’ultima parte della sua “storia”. Un “interno familiare” certo non chiuso e “borghese”, attraversato dal mondo vissuto dagli occhi dei ravennati in una miriade di nomi, noti e non noti: è la piazza di Ravenna, il Pci, la Chiesa, il Consiglio comunale, la scuola, le donne, nelle forme che stanno mutando, ma restano contemporanee. Davvero, Paola, una bellissima storia.

Maria Paola Patuelli
POLVERE E PERLE
Donne in un interno familiare del Novecento, Pendragon 2018, euro 18


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