Linguaggi e Media

Danza/ Contact improvisation

Contattiamoci ad Orvieto

Z.Of è il festival di Contact dance di Orvieto. Uno spazio creativo aperto ad aspiranti danzatori di tutte le età

Giulia Salvagni

Khosro Adibi

Z.Of è l’acronimo di Zip Orvieto festival, la manifestazione di Contact dance (danza che si sviluppa in un continuo contatto fisico tra i danzatori) che da molti anni anima Orvieto, i suoi bei palazzi antichi, i teatri. Z.Of è una sorta di spazio creativo dove accadono eventi, incontri, spettacoli, stage aperti a tutti, professionisti e non.
Come precisa Rossella Fiumi, direttrice della manifestazione e docente di Contact: “È uno spazio abitato non solo dai professionisti del settore che si riconoscono in questo luogo di possibilità, Z.Of è il contenitore dei nuovi orizzonti creativi che si radica come originale opportunità d'incontro per una società che ama confrontarsi in un ambiente protetto, estraneo ai circuiti commerciali e convenzionali delle arti dello spettacolo”.
In un affascinante dialogo gestuale, il contatto fisico continuo tra gli esecutori crea l’effetto di un fluire di movimenti che passano tra l’uno e l’altro degli interpreti. Oltre al contatto c’è l’improvvisazione, importante elemento di questo metodo. Rossella Fiumi risponde alla domanda, che sorge spontanea: l’improvvisazione comporta delle abilità particolari anche se indipendenti dalle tecniche della "danza classica"?
Al termine di ogni giornata di lavoro ci si incontra per riflettere insieme (feedback), per confrontarsi e parlare, non solo di quello che è accaduto ma di come sono state vissute le motivazioni e le aspettative. A volte capitano dei fraintendimenti incredibili; è importante verbalizzare perché queste situazioni, che spesso possono generare incomprensioni, facilitano invece la crescita e la conoscenza all’interno del gruppo e stimolano l’evoluzione del lavoro. Quando poi il gruppo raggiunge un profondo livello di consapevolezza, si arriva a confrontarsi con il tema della “libertà”. Perché in realtà non si è mai liberi. Senza rendercene conto rimaniamo spesso prigionieri di stereotipi che ci rendono ripetitivi, e questo non accade solo nella danza.
La tua ricerca di spontaneità assoluta fa pensare a Cunningham e Cage.
I grandi padri… fanno parte della nostra storia, della nostra cultura. Sono stati davvero rivoluzionari. Hanno trovato una formula di autonomia. Adesso li si può guardare con una sorta di romanticismo. Anche loro lavoravano ideando strutture che combinavano di volta in volta in modo diverso. I risultati delle nostre ricerche, forse perché siamo europei, portano a delle componenti sentimentali più emotive. Il lavoro sulle immagini dei miei danzatori non è di genere così astratto. Certo è che John Cage e Merce Cunningham sono i creatori di un sistema e di una scuola sulla composizione. Nel ’91, e poi per i due anni seguenti, ho frequentato il TanzFabrik di Berlino. C’erano dei grossi seminari europei organizzati dal Ministero della cultura. Nel ’93 hanno selezionato quattro coreografi, sedici danzatori e quattro videomaker e chi lo conduceva era Charles Atlas il regista di Cunningham. Quello stage in particolare era sull’interazione tra danza e video e sul come riprendere la danza. Io mi risolvevo sempre con l’improvvisazione. Un po’ perché si lavorava molto e non c’era mai il tempo per fare altro, ma anche perché stavo cominciando ad esplorare questo terreno. Ho lavorato poi con Lisa Nelson e con Daniel Lepkoff, co-fondatori con Steve Paxton della Contact Improvisation. Li ho invitati nel mio spazio di lavoro a Orvieto dove hanno tenuto dei laboratori specifici, ho poi approfondito queste tematiche da sola. C’è chi pensa che la Contact sia acrobazia e capriole, in realtà si pone come un approccio globale al corpo e s’interroga sui processi motori percettivi, sul significato del messaggio e della comunicazione e sulla lettura della performance. Richiede una prontezza che non ha eguali, vi si sviluppa la coscienza delle sensazioni fisiche che accadono tra due o più partner in gioco motorio tra loro e in contatto con la terra. La Contact improvisation è basata sul contatto fisico tra i danzatori, tramite esso i performer si concentrano sul flusso d'energia che scorre fra loro, causato dalla pressione e dallo spostamento del peso quando si toccano. I danzatori rimangono in contatto durante l'intera esecuzione e, muovendosi con il flusso d'energia, formano una varietà sorprendente di "body links" (collegamenti dei corpi come anelli di una catena). È una libertà molto organizzata, ma è libertà creativa.
(2 giugno 2005)

| 02 Giugno 2005







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