Parità e Rappresentanze

Novità nella Pubblica Amministrazione

Bilanci di genere

La scelte politiche e i diversi impatti su donne uomini

Rosa M. Amorevole

Il Bilancio di Genere (o Gender Budget) nasce in Australia e in Sudafrica nella metà degli anni ’80, quando i governi sperimentarono l’impostazione dei propri bilanci utilizzando degli indicatori di genere. Le esperienze si sono sviluppate sia nei Paesi industrializzati (Australia, Canada, Gran Bretagna, USA, Italia, ecc.), sia in quelli in via di sviluppo (Barbados, Fiji, Kenya, Mozambico, Tanzania, Zambia, Zimbawe, ecc.).
A livello europeo nel 2001 viene organizzata la prima conferenza sul Gender Responsive Budgeting; l’anno successivo fu l’on. Fiorella Ghilardotti ad effettuare un approfondimento sul tema che porterà nel luglio del 2003 all’approvazione, da parte del Parlamento Europeo del ‘Rapporto sul gender budgeting, la costruzione dei bilanci pubblici secondo la prospettiva di genere’. In Italia, nel 2000, patrocinato dalla Presidenza della Repubblica e dal Dipartimento Pari Opportunità, viene organizzato il convegno “Gender auditing dei bilanci pubblici”, che ispira la nascita (nel 2001) di progetti nella Regione Emilia Romagna e nella Provincia di Modena.
Nello stesso anno in Liguria, dopo l’avvio del Progetto Pilota sul Comune di Sestri Levante, si impegna nel progetto anche la Provincia di Genova.
In seguito le Province di Genova, Modena e Siena hanno finanziato l’analisi del bilancio in ottica di genere ed hanno siglato un protocollo di intesa per lo scambio di buone prassi e la diffusione presso altri enti delle metodologie di analisi (le informazioni in merito alle Province, ai Comuni e agli altri Enti Pubblici che hanno aderito si possono reperire sul sito www.genderbudget.it).
Le sperimentazioni per l’introduzione dei Bilanci di Genere sono in aumento, molti i seminari ed i convegni organizzati sul tema in tutta Italia.
Nel settembre 2004 le province di Genova, Modena, Siena hanno inoltre siglato con l’ ISFOL un protocollo di intesa per la costruzione di una metodologia standard di valutazione nell’impiego dei Fondi Sociali Europei per la formazione in una ottica di genere. Tale progetto è la prima occasione per una lettura di bilancio di genere con una prospettiva nazionale, anche se applicato ai Fondi FSE.
Nella prossima legislatura verrà messa in discussione la proposta di legge (già presentata dalle Onorevoli Cima e Santanchè ) sui Bilanci di Genere. Il lavoro istruttorio è svolto a più mani all’interno di un gruppo interministeriale al quale hanno partecipato anche la Corte dei Conti e le Consigliere di Parità, ormai numerose nel sostegno sia alle iniziative di promozione sia a quelle di collaborazione.
La necessità di utilizzare la prospettiva di genere per analizzare e costruire i bilanci pubblici discende dal fatto che il bilancio non è uno strumento neutro, ma riflette la distribuzione di potere esistente nella società.
Scriveva Fiorella Ghilardotti nel giugno del 2003, in una relazione al Parlamento Europeo, “…nel definire le politiche di entrate ed uscite, le autorità pubbliche di bilancio, ad ogni livello, effettuano delle scelte politiche; il bilancio non è un semplice strumento economico ma bensì uno strumento chiave con cui l'autorità politica definisce il modello di sviluppo socio-economico e i criteri di ridistribuzione all'interno della società, decide le priorità di intervento rispetto alle politiche e ai bisogni dei propri cittadini – e producendo su di questi un impatto e degli effetti differenti a seconda che siano uomini o donne”.
Il Bilancio di Genere riconosce che i bisogni, i privilegi, i diritti e i doveri che donne e uomini hanno nelle società sono diversi. Se non si utilizza un’ottica di genere nella costruzione del bilancio pubblico: “..si ignora la diversità - per ruolo, responsabilità e capacità - esistente tra uomini e donne, e nella maggior parte dei casi gli indicatori e i dati utilizzati non distinguono per sesso; presentandosi come uno strumento economico neutro, il bilancio pubblico in realtà riflette e riproduce così le disuguaglianze socioeconomiche già presenti in una comunità”.
Per quale motivo dovrebbe dunque essere implementato da una amministratrice o da un amministratore pubblica/o? Perché:
- porta trasparenza, equità ed efficienza nella gestione della “cosa pubblica”, quindi – in definitiva – più democrazia;
- aiuta a pensare e considerare le Pari Opportunità tra donne e uomini come una politica strutturale (e non aggiuntiva) con la quale fare i conti ogni volta che si parla di istruzione, sviluppo, trasporti, ecc.
- aiuta a prendere atto che l’economia è costituita da lavoro pagato e lavoro non pagato (prevalentemente delle donne)
- permette le amministratrici e gli amministratori di poter dare risposte alle istanze sociali del territorio, percependo anche quelle delle donne che solitamente sono scarsamente espresse.
Generalmente, il metodo utilizzato prevede quattro fasi:
1) ANALISI della popolazione per genere secondo variabili demografiche, lavorative, disoccupazionali e reddituali, mirata a evidenziare le disparità di genere nel territorio;
2) RICLASSIFICARE e ANALIZZARE il bilancio secondo l’ottica di genere, e individuazione delle aree tematiche gender sensitive
3) ANALISI DEI SERVIZI OFFERTI:
• domanda di servizio: analisi della domanda potenziale di servizio da parte dell’utenza
• offerta di servizio: descrizione quantitativa-qualitativa dei servizi offerti
• analisi entrate-spese del servizio
4) ANALISI DEL BILANCIO SECONDO INDICI DI EFFICACIA ED EFFICIENZA DI GENERE PER AREE TEMATICHE. Vengono rilevate le differenze di genere e le esigenze di
servizi della popolazione, si verifica come l’ente risponda a tali necessità attraverso i propri servizi, se ne analizzano i costi e le modalità di finanziamento. Infine, attraverso appositi indici di efficacia
ed efficienza tra la domanda di servizi gender sensitive e la risposta dell’ente competente in termini di offerta di servizi.
I risultati permetteranno, in sede di consuntivo, di offrire utili spunti di riflessione nella formazione del bilancio di previsione. Il modello italiano di Gender Budget si ispira alle esperienze estere ma, di fatto, sta formandosi a partire da quanto verificato direttamente nelle sperimentazioni. Gli strumenti utili al gender auditing sono molteplici, molti in fase di costruzione e sperimentazione.
E’ utile - ad esempio - affrontare un’analisi di bilancio attraverso la riclassificazione delle entrate e delle spese in base all’impatto di genere, ma generalmente nelle esperienze italiane si sono approfonditi aspetti più legati alla spesa che non alle entrate.
In tutti i casi, le spese vengono classificate in:
• spese destinate direttamente alle donne (o agli uomini) come ad esempio quelle relative alla salute, all’imprenditoria femminile, sussidi per madri, ecc…
• spese destinate al raggiungimento delle pari opportunità come ad esempio quelle relative ai congedi parentali, a formazione tecnica rivolta a donne, ecc.
• spese che residuano (o neutre); rappresentano fino al 96% delle spese.
Vengono prodotte anche statistiche e indicatori relativi al benessere delle persone disaggregati per genere e riferiti all’ambito territoriale di riferimento, analizzare i principali documenti di programmazione (Relazione previsionale e programmatica, Relazione della Giunta al bilancio di previsione e PEG).
Le aree ritenute più feconde per una sperimentazione di bilancio di genere sono quelle dove sono più immediate le connessioni tra le politiche messe in campo, le azioni intraprese e gli effetti prodotti sulle persone, uomini e donne. Le aree o settori, cioè, che “sono costretti a pensare in termini di utenza”:
• Area delle politiche che impatta più direttamente sulle persone: istruzione, formazione, lavoro e politiche sociali.
• Aree delle politiche per il territorio e l’ambiente, che hanno un impatto più indiretto sulle persone, ma interessante e significativo per alcuni ambiti specifici: politiche ambientali, politiche per la mobilità
• Area delle politiche di gestione delle risorse umane dell’ente, che ha un impatto forte e diretto sulle persone che lavorano nell’ente e che può rappresentare, per l’attenzione al genere e alla valorizzazione delle competenze femminili, un buon esempio o una buona prassi per le altre istituzioni del territorio.
Secondo una definizione correntemente adottata anche presso le Istituzioni Europee, il gender budgeting è “l’applicazione di gender mainstreaming nella procedura di bilancio e consiste nell’adottare politiche di bilancio, integrando la prospettiva di genere a tutti i livelli della procedura di bilancio e ristrutturando le entrate e le uscite al fine di promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne”.

* Referente per il gruppo di lavoro “Politiche, Bilanci e Statistiche di Genere” nell’ambito della Rete Nazionale delle Consigliere e di Parità.

4 BUONI MOTIVI PER...INTRODURRE LA DIMENSIONE DI GENERE NEI BILANCI PUBBLICI
1 - EQUITA’ : donne e uomini giocano ruoli diversi nell’economia e nella società, ogni
provvedimento di politica economica può avere effetti diversi sugli uni e sulle altre, aggravando le disparità esistenti o pregiudicando la possibilità di ridurle.
2 - EFFICIENZA: l’economia si fonda sulla complementarietà di due sotto-sistemi, quello alimentato dal lavoro retribuito e quello fondato sul lavoro domestico e di cura, non pagato e svolto principalmente dalle donne. Entrambi concorrono a definire il nostro tenore di vita e la nostra socialità, ma mentre al primo prestiamo molta attenzione, il secondo è sistematicamente ignorato dalle statistiche, dall’analisi economica, dalle decisioni politiche. Non è possibile offrire una risposta alla domanda su quali saranno gli effetti complessivi per la qualità della vita dei cittadini e delle cittadine l’aumento o la diminuzione – ad esempio - degli asili nido, di ricoveri ospedalieri più brevi, o di un nuovo piano del traffico, senza considerare l’impatto di ogni misura sui diversi ruoli, esponsabilità, vincoli di tempo di uomini e donne.

3 - DEMOCRAZIA: richiede che gli elettori siano consapevoli dei risultati delle scelte effettuate dagli amministratori. Chi ne viene avvantaggiato?
4 - TRASPARENZA: dei processi decisionali e degli esiti delle politiche pubbliche.

PER SAPERNE DI PIU’
Appena uscito per la Franco Angeli, “Oltre le pari opportunità, verso lo sviluppo umano” a cura di M. Dalfiume (euro 17). E’ suddiviso in tre parti; “Il bilancio di genere: motivazioni, contesto, possibili approcci e potenzialità” in cui si introduce il gender gudgeting come applicazione del gender mainstreaming nella procedura di bilancio che, in quanto tale, pone l’accento sull’analisi dell’impatto delle politiche sulle donne e sugli uomini , inserisce la prospettiva di genere a tutti i livelli di costruzione dei bilanci pubblici e mira a ristrutturare le entrate e le uscite al fine di promuovere l’eguaglianza tra i sessi. La seconda parte riguarda “Il progetto della Provincia” di Modena e la terza riporta i “Risultati analitici e approfondimenti”individuando due focus di attenzione: la formazione e le attività produttive.

Del marzo 2005 per Sintesi, “L’analisi di genere dei bilanci pubblici applicata al Comune e alla Provincia di Genova”, a cura di G. Badalassi. Dopo un approfondimento introduttivo “Il gender audit e budget analysis per gli enti locali: definizioni e linee teoriche di analisi”, seguono l’analisi del contesto del territorio, il bilancio di genere del Comune e quello della Provincia di Genova, con l’individuazione degli indicatori di efficacia e efficienza.

Del settembre 2004, “BIG: Le esperienze di Bilancio di Genere in Valle d’Aosta”, analisi della realtà regionale e del suo bilancio in ottica di genere.

Del 2002, per la Provincia di Genova, Servizio Politiche del Lavoro, Ufficio Pari Opportunità “Gender budgeting: analisi di genere dei bilanci pubblici per scelte a favore di donne e uomini. Lo studio applicato al Comune di Sestri Levante” a cura di G. Badalassi.

SITI DI RIFERIMENTO:
www.genderbudget.it
www.provincia.modena.it
http://cpo.provincia.siena.it

PROSSIMI CONVEGNI SUL TEMA
11 maggio 2006 - Forum PA, Roma
Incontro del Tavolo Tecnico della Rete tra Province e Comuni del Protocollo d’Intesa sul Gender Budget.
Interverranno: Ass. Marina Pondero (Prov. Genova), Isabella Rauti (Consigliera Nazionale di Parità), On. Laura Cima (prima firmataria della proposta di legge), Mara Mori (Presidente Consulta P.O. dell’U.P.I.

Modena, seconda metà di maggio
Convegno sul bilancio di genere della Provincia di Modena e presentazione del libro a cura di M. Dal Fiume. (per informazioni rivolgersi a demarino.c@provincia.modena.it)
(27 maggio 2006)

| 27 Maggio 2006







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