Arti, Musica e Cultura

Femminile assoluto

Civiltà matrifocali, economia del dono

Studiare oggi culture e organizzazioni matrifocali del passato indagando sulla possibilità di società egualitarie basate sul consenso

Giovanna Providenti

Marija Gimbutas

La prima cosa da chiarire, di fronte all’argomento “matriarcato”, è che non si tratta della versione femminile del patriarcato, ma di tutt’altro. Le civiltà matriarcali, meglio definite “matrifocali”, appartengono alla preistoria, dal Paleolitico all’età del Bronzo, e sono oggi indagate da studiose/i di archeologia, antropologia, filosofia e anche psicanalisi.



La prima ad occuparsene in maniera sistematica ed interdisciplinare è stata l’archeologa lituana, Marija Gimbutas (1921-1994). In Italia la casa editrice “Il caso e il vento” (www.ilcasoeilvento.it) vuole valorizzare questi studi e sta cercando fondi per pubblicare sia i lavori della Gimbutas sia i più recenti studi della tedesca Heide Goettner Abendroth, che ha deciso di lasciare la cattedra di filosofia e teoria della scienza all'Università di Monaco per potersi dedicare in maniera autonoma alle sue indagini sulle civiltà governate dal simbolico della dea madre e dal principio femminile, senza sentirsi vincolata di adeguare all’impostazione teorica dei suoi datori di lavoro ciò che va scoprendo e comprendendo.



La scelta di Heide, che dal 1986 ha fondato e dirige l'International Academy Hagia per gli Studi Moderni sul Matriarcato e la Spiritualità
Matriarcale (www.hagia.de), la dice lunga sul significato “politico” e non solo speculativo di occuparsi oggi di civiltà matrifocali.



Nell’incontro, che si è tenuto alla casa delle donne di Roma, sulle civiltà matriarcali, Heide Goettner Abendroth ha presentato le sue ricerche affermando che in tali civiltà vige il principio dell’equilibrio tra generi e tra uomo e natura, che i valori che le sostengono sono quelli della cura, della solidarietà e della pace. La loro attitudine all’aiuto reciproco e alla condivisione ed equità è talmente elevata che quando un clan si arricchisce di più dona agli altri: in un’ottica non di accumulazione, ma di continua ridistribuzione e livellamento dei beni. Anche le relazioni sessuali-amorose non sono impostate sul possesso e l’esclusività: non esiste matrimonio, ma il cosiddetto “visiting marriage” in cui i partner non sono vincolati istituzionalmente tra loro e mantengono la loro appartenenza alla famiglia materna in cui sono cresciuti.



Le organizzazioni matrifocali si basano su valori completamente differenti da quelli oggi considerati inevitabili o irrinunciabili. Il primo sistema ad essere messo in discussione è quello della gerarchia, sostituita da strutture sociali orizzontali in cui le decisioni vengono assunte in maniera consensuale e dal basso. Il metodo del consenso implica la possibilità di risolvere conflittualità e opposizioni in maniera armoniosa: perché le diversità d’interessi od opinioni non venivano considerate in un’ottica di esclusività, ma di integrazione. Così come, pur se al principio femminile spetta un ruolo centrale, quello maschile non è escluso o sottostimato: in un simbolico in cui ad essere centrale e fondante è l’armonica interazione della "coppia", del due non dell’uno. Questa concezione, richiamando gli studi di Jung sul principio di integrazione di elementi opposti e complementari (luce e tenebra, maschile e femminile, acqua e fuoco ecc...) spiega perché la psicanalisi si sia interessata ad esplorare le civiltà matrifocali e l’archetipo della grande madre.



Un altro risvolto interessante è quello riguardante l’organizzazione economica, raccolto dalla seconda studiosa intervenuta nel dibattito alla Casa delle donne: Genevieve Vaughan, autrice di “Per-donare. Una critica femminista dello scambio”(Meltemi 2005). Secondo Vaughan la conoscenza e riscoperta delle culture matrifocali può aiutare a modificare il modo di impostare le relazioni interpersonali ed in particolare i rapporti di tipo economico, attraverso “uno spostamento dei valori con cui gestiamo le nostre vite e le nostre politiche”. Spostamento che va da una modalità in cui alla base di ogni rapporto umano ci sia lo “scambio” (di favori, di prestazioni, di denaro, etc), a modalità impostate sul donare gratuito e necessario. Necessario significa: chi ha più bisogno viene prima di chi può pagare o ricambiare. Gratuito significa che il desiderio, e volontà di condividere i propri doni, coincide perfettamente con quanto si sta offrendo.



Focalizzarsi sul soggetto politico madre, implica il considerare che nel desiderio umano non vi è solo il piacere del ricevere, ma anche quello del donare: che il/la cittadino/a non va considerato solo come figlio-utente-consumatore, ma come donatore e partecipante attiva/o del bene comune. Bene non inteso come merce da consumare, ma come ricchezza: di cui usufruire senza abusare e da mantenere in buona salute.











(17 aprile 2009)

| 17 Aprile 2009







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