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Politica Giugno 2009

Iran e Italia

Corpi protagonisti e farfalle del potere

"Laggiù c’è un potere teocratico che passa attraverso il velo e le limitazioni delle libertà per le donne, da noi c’è un potere volgare e mediatico che calpesta le conquiste delle donne"

La morte in diretta della giovane manifestante iraniana Neda, simbolo della lotta di un popolo per la conquista della democrazia, e le scalate alla para-politica delle veline in Italia, simbolo della decadenza della nostra democrazia, scandiscono in contemporanea i notiziari televisivi e le pagine dei quotidiani. È una narrazione della realtà dura da accettare e che ci sovrasta in quanto esercizio di un potere violento, maschile e maschilista. In Iran e in Italia ‘quelle’ donne sono sulla scena con la loro fisicità, innumerevoli declinazioni del protagonismo femminile. Laggiù c’è un potere teocratico che passa attraverso il velo e le limitazioni delle libertà per le donne, da noi c’è un potere volgare e mediatico che calpesta le conquiste delle donne: deliri di onnipotenza di uomini al potere (e di potere) che uccidono persone (in Iran) e dignità delle persone (in Italia), e fin qui non ci sono novità, fatte salve le enormi differenze tra i due contesti. Quello che colpisce è l’uso del proprio corpo che nelle diverse situazioni le donne hanno deciso di fare: contrasto ‘fisico’ alla aggressività dei picchiatori governativi nelle piazze di Teheran, mercificazione di se stesse per un briciolo di notorietà sugli schermi televisivi o come scorciatoia per una carriera che difficilmente intende la politica come passione e servizio. Gli scenari sono a tinte fosche, ma quello che in particolare brucia, da noi, è constatare che le lotte delle nostre tante ‘Neda’ sono rinnegate dalle donne oggi, ‘libere di’ grazie a loro. Sono consapevoli di ciò le varie ‘papi-girls’ felici delle scintillanti farfalline e tartarughine che hanno ricevuto in dono? La loro sudditanza ha permesso all’avvocato Ghedini, onorevole della Repubblica per nomina, di arrivare impunemente a definire ‘utilizzatori finali’ gli uomini che vanno con le prostitute e poco importa se questa affermazione, dal suo punto di vista, si è resa necessaria per difendere il suo cliente che è anche Presidente del Consiglio. Il punto è che lo ha detto e ribadito senza provare la minima vergogna, né istituzionale né umana. L’indignazione per il livello di oltraggio raggiunto, delle donne e degli uomini, circola nella rete e sulle pagine di qualche giornale, meno forte appare nel paese vivo, forse ancora disponibile a tollerare oppure ormai incapace di cogliere la gravità di quanto sta accadendo. La Caritas, dati alla
mano, racconta un paese sempre più povero, ma - come non osservarlo - un paese che non reagisce all’inadeguatezza del governo neppure utilizzando lo strumento del voto. Berlusconi, la sua immagine e il suo potere escono indeboliti dalla verifica elettorale, ma resta impressionante il numero degli italiani e delle italiane che gli hanno rinnovato la fiducia nonostante il fragore degli scandali che hanno contrassegnato la campagna elettorale sostituendosi al dibattito politico.

(24 giugno 2009)

COMMENTI (1)

Il 05 Luglio 2009 Ricci Domenica ha scritto:

Buonasera Direttora,

Sono una sua ammiratrice. Condivido il suo pensiero, dinanzi a comportamenti, volti a usare il corpo di talune “donne”che mercificano il proprio corpo per rincorrere una “notorietà”non ben ravvisabile dal mio punto di vista. Donne che rincorrono un “potere”fittizio e, vittime loro stesse di ingranaggi di potere. Insomma donne che, accettano un gioco di potere occulto che, usa il loro corpo e poi, come afferma l’avv.to Ghedini, il quale definisce “utilizzatori finali”gli uomini che vanno con le prostitute. Devo dire che l’avv.to Ghedini dovrebbe fare una precisazione “umana”e non solo da codice civile-art.2043 c.c; in special modo nei confronti di quelle donne che, usano il corpo per procreare e riprodurre figlie e figli. Aggiungo certo potere mediatico mortifica e, denigra invece, il lavoro di quelle “donne”che si conquistano con il lavoro e, l’impegno costante, un “ruolo”nella società civile. Come confermato dai dati istat e dall’Ocse. L’Italia è un paese che si impoverisce sempre più e, non solo economicamente. La politica nel suo significato etimologico e sociale, non solo è, intesa come, l’amministrazione della “polis”volta a perseguire il bene di tutti, ai quali, i cittadini partecipano attraverso gli strumenti che la “cultura democratica”ci mette a disposizione: il referendum e, l’iniziativa popolare. Il potere di una classe politica che, troppo spesso ci, fa partecipi attraverso i media, di vicende “rosa”non in tono, invece, con le attuali vicende economiche e, sociali nel ns.paese: il lavoro precario, la famiglia, le pensioni, la casa…di grande attualità e importanza per certe Italiane/i. La politica dovrebbe occuparsi di più dei problemi “reali”e “quotidiani”del ns.paese.
non è la rincorsa frenetica a un potere individualista che, cancella i valori di una cultura democratica.
Un saluto.

Grazie






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