Giovedi, 09 Settembre 2010
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Parità e Rappresentanze
Febbraio 2010
Stop discriminazioni
L'importante è pareggiare
Nasce ‘Pari o Dispare’, Authority per valorizzare le buone pratiche. E punire quelle cattive
Il pareggio è l'obiettivo che si propone 'Pari o Dispare', associazione recentemente presentata a Roma, di cui Fiorella Kostoris è Presidente ed Emma Bonino è Presidente onoraria. "In Italia si nasce pari e si cresce dispare - ha dichiarato proprio Bonino -. E questa non può essere una maledizione geografica, la classica 'nuvoletta' di Villaggio. La situazione in cui le donne si trovano è conseguenza di meccanismi culturali e tradizionali che poi sono diventati politici ma che si possono e si devono cambiare". Fiorella Kostoris ha sottolineato la mancanza nel nostro paese di un'Agenzia pubblica indipendente e dotata di terzietà rispetto all’esecutivo, come invece è previsto dalla Direttiva Europea 54, che promuova l’effettiva parità di genere nel mercato del lavoro, premiando le buone pratiche e sanzionando le cattive. E' questo il motivo che ha stimolato la nascita di 'Pari o Dispare', anche nell’intento di vigilare sulle azioni che discriminano le donne nel lavoro e nelle carriere e che perpetuano stereotipi femminili nei media. Non potendo contare su strumenti guiridici - ha proseguito Kostoris - il Comitato avrà come punto di riferimento il 'comply or explain' - principio secondo il quale in caso di non rispetto delle pari opportunità l'inadempimento deve essere giustificato e motivato - e la persuasione morale; infatti 'Pari e Dispare' segnalerà alla stampa e alla Rete chi adotta buone pratiche e chi invece preferisce quelle cattive, premiando simbolicamente i primi con un euro di cioccolato e sanzionando i secondi con il carbone dolce. Nel corso della presentazione è stata premiata l’on. Susanna Cenni, ex assessora alle Pari Opportunità della Regione Toscana, promotrice della legge regionale 16/2009 sulla cittadinanza di genere, mentre il carbone è andato al Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (Cnel), dove le donne sono presenti in una percentuale inferiore al 10 percento.
(febbraio 2010)
(febbraio 2010)
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Si è chiusa il 7 febbraio a Potenza presso il Museo Archeologico Provinciale la mostra “dissonanze realtà e rappresentazione della donna” inaugurata il 24 novembre 2009 in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne e patrocinata dalla Provincia di Potenza e dall’ Ufficio della Consigliera Provinciale di Parità .
Dissonanze è un progetto culturale ideato e curato dalla giornalista Luana Franchini , e cominciato nel 2007, dalla costatazione che l’immagine della donna nei mass media in generale e nella pubblicità in particolare è spesso stereotipata, deformata e degradata ad oggetto-simbolo finalizzata ad attirare l’attenzione dello spettatore maschio per vendere qualsiasi tipologia di prodotto. Da allora è iniziata una raccolta di immagini pubblicitarie ed articoli comparsi, non su riviste per soli uomini ma su quotidiani, settimanali e periodici a maggiore diffusione in Italia, tanto diffusi da potersi considerare quasi gli organi della rappresentazione ufficiale della realtà italiana.
In questa rappresentazione ufficiale la donna interpreta spesso il ruolo di seduttrice ammiccante, invitante, disponibile, soprattutto poco o per nulla vestita e messa al fianco di varie categorie di prodotti: creme, yogurt, pannelli solari, gioielli, pasta, vasetti di cibo conservato sottolio, make-up, automobili, arredo, crociere, borse.
Il corpo svestito della donna è ritenuto adatto a vendere tutte queste tipologie di prodotti.
La merce cambia. L’immagine della donna al fianco dei prodotti è sempre la stessa. Una donna bellissima, sexy, disponibile, giovane e dalle misure perfette.
Ma se da una parte il corpo-merce è perfetto dall’altra esso è destinatario di una serie diversificata di cosmetici che possono-devono aiutare le donne ad essere più magre, più toniche, più idratate, giovani, con labbra turgide, con un giro-vita esile, con fianchi e seno scolpiti
Ne deriva che il corpo femminile reale è problematico e necessita di cura, invece il corpo rappresentato è perfetto. Ma è questo corpo perfettamente seducente, non quello reale, che costruisce l’ immaginario collettivo con grave danno per la percezione di una immagine vera della donna da parte di se stessa e degli altri.
Siamo di fronte ad un fenomeno sociale pericoloso e pervasivo di cui hanno preso coscienza in primis le Istituzioni europee. Nel 2008 una raccomandazione del Parlamento europeo ha segnalato la necessità di combattere la pubblicità sessista, discriminante e manipolatoria. Troppo spesso le manipolazioni adoperate a favore di un marketing sempre più agguerrito trasformano la donna in un manichino privo di dignità.
Le ricerche mostrano che le norme sociali create dagli stereotipi di genere nella pubblicità esercitano sugli individui un processo di oggettificazione, in virtù del quale le donne soprattutto vengono rappresentate come oggetti. Ridurre un essere umano a oggetto lo espone alla violenza e all'offesa.
Lo mostra si compone di pannelli su cui, come in un grande patchwork , sono messi insieme le numerosissime pubblicità che usano il corpo femminile come sfondo per accompagnare e promuovere la vendita di merce.
Nel logo della mostra la rappresentazione della donna è simboleggiata da alcuni frammenti del quadro di Pablo Picasso “Les demoiselles d’ Avignon” dipinto nel 1907.
Questo quadro è uno dei primi realizzati con la tecnica del cubismo, una tecnica che rende le figure scomposte e frammentate, ma l’ opera fu rivoluzionaria a quel tempo perché provocatoriamente rappresentava delle prostitute, soggetti che prima di allora non erano mai stati protagonisti di opere d’ arte ed anche perché per la prima volta lo sguardo della donna è fissamente e paritariamente rivolto allo spettatore. La donna-oggetto diventa soggetto. Non è guardata ma guarda. Non ha gli occhi rivolti verso il basso come le pudiche dame dell’ ottocento o il volto di profilo. I volti delle figure centrali del quadro guardano frontalmente ed apertamente lo spettatore. Facendo un parallelo nella mostra dissonanze la donna non è più oggetto della rappresentazione ma la rappresentazione femminile diventa oggetto di analisi e critica da parte delle donne. Un rovesciamento di prospettiva come fece Picasso nel suo quadro, utilizzando la tecnica della scomposizione – pagine di giornali messe una accanto all’ altra in un nuovo ordine logico-
La mostra dissonanze si articola in due sezioni ( rappresentazione/ violenza, rappresentazione/realtà). Dietro il glamour delle pose femminili sui giornali patinati c’è un altro racconto. La violenza, il femminicidio quotidiano, qui il corpo delle donne non è più giovane, tonico ed impeccabile, ma violentato, violato, maltrattato. In un primo momento si avverte una discrasia tra il rosso della violenza e le immagini sorridenti, sexy, ammiccanti delle donne svestite testimonial di profumi, vestiti, biancheria intima, creme anticellulite; poi ci si chiede invece se c’è un nesso in questa dissonanza? Forse si. Un meccanismo rivelato da uno studio di Susan Fiske, psicologa della Princeton University in New Jersey, secondo il quale dopo la visione di foto sexy negli uomini si attivano intensamente le aree cerebrali normalmente «accese» prima di maneggiare utensili da lavoro come martello e cacciavite; allo stesso tempo foto di donne sexy hanno il potere di spegnere nel cervello maschile i centri neurali dell'empatia, ovvero quei circuiti deputati ad interagire con gli altri e a comprenderne le emozioni. Le foto di donne sexy, quindi, alterano la percezione maschile della donna «come se i maschi pensassero di agire direttamente su quei corpi femminili» come se le donne “non fossero completamente esseri umani”. Questa può essere una spiegazione, se spiegazione ci può essere, ai tanti omicidi compiuti dagli uomini sulle donne, questo forse spiega il numero altissimo di violenze sessuali, violenze consumate su corpi che ci si sente in diritto di abusare perché si pensano essere fatti per il proprio uso e consumo, del resto sui cartelloni pubblicitari delle nostre città o sui siti internet o sfogliando un giornale non vediamo sempre donne sorridenti , disponibili? che sembrano sussurrare : sono a tua disposizione, sono per il tuo piacere. Salvo poi passare alla realtà, e vedere donne che non sono oggetti a disposizione di un desiderio, ma sono corpi in carne ed ossa che si ribellano. È una forma di violenza, da non sottovalutare, osservare sui muri delle nostra città manifesti di ogni misura che per pubblicizzare prodotti di vario tipo utilizzano donne in pose erotiche, poco o nulla vestite. Una immagine reale della donna nei media può sicuramente contribuire a ridurre la violenza e la stereotipizzazione.
Le donne sono nel mondo del lavoro ma i loro stipendi sono inferiori a quelli degli uomini a parità di mansioni, la presenza paritaria nei ruoli apicali della Pubblica Amministrazione, della politica, dell’ economia, dell’ Università, almeno in Italia, è ancora un miraggio. Si assiste anche ad una femminilizzazione di alcune professioni che diventano poi lavori pagati poco e quindi poco prestigiosi. È alto il numero di donne che abbandona il lavoro alla nascita del figlio, sono insufficienti le politiche a favore dei servizi per la conciliazione vita-lavoro; la divisione dei ruoli e dei compiti tra uomo e donna all’ interno della famiglia è la stessa di trenta – quaranta anni fa, con la donna che si carica quasi completamente del lavoro di cura dei famigliari e della casa. Eppure ci sono donne in tutti gli ambiti: dalla magistratura, allo sport, dalla scienza all’ arte. Tante medaglie d’ oro, tanti premi Nobel dalla medicina alla letteratura. Vorremmo che soprattutto per questo le donne avessero spazio sui giornali, sulle copertine. Occorre riflettere come l’ uso del corpo delle donne nei mezzi di comunicazione di massa, in internet, sui giornali non rappresenta solo una regressione rispetto alle conquiste sociali ricercate nel passato ma è una vera e propria cesura nei riguardi di un percorso storico come il femminismo. Un gesto violento ed immotivato che si infrange su una storia ed un presente ricco di impegno, studio, consapevolezza. Ecco perché dissonanza. Per affermare che non c’è un nesso tra come l’ immagine della donna viene utilizzata dai media e quello che la donna è oggi ed era ieri. Non solo, ma la rappresentazione distorta e stereotipata mette in ombra la realtà di successo e di credibilità femminile. Ecco perché la mostra Dissonanze vuole essere un contributo ad un movimento di ribellione che si sta sviluppando in Italia, volto a sensibilizzare uomini e donne sulla volgarità e il danno culturale che molte immagini producono alla storia delle donne ed al loro percorso verso la parità.
I contenuti e le immagini della mostra sono visitabili sul sito : www.dissonanzedonna.eu
La mostra, per meglio divulgare il suo messaggio sociale, potrebbe diventare itinerante ed essere ospitata da Associazioni, Enti, Fondazioni.