Arti, Musica e Cultura

Poesia / Gabriella Sica

Emily e le Altre

Un libro insolito, a cavallo fra poesia, racconto e saggistica, sulla figura di Emily Dickinson e sulla sua influenza nella poesia moderna

Luca Benassi

Dante Maffìa ha avuto occasione di notare come in poesia non vi sia progresso, al contrario di quanto capita in altri ambiti, ad esempio nella scienza o nella tecnica. Un professore di fisica al liceo dei nostri giorni ne sa assai di più di Newton o Einstein, in quanto le conoscenze di costoro sono state superate da nuove teorie e scoperte. Diversamente, la grandezza dell’opera di Saffo non è stata superata dalle poesie di Petrarca o di Amelia Rosselli. In poesia, come in altre forme d’arte, vige una contemporaneità del fatto letterario, in quanto forma ed emozione, parola e battito, fanno riverberare messaggi oltre i secoli e i confini geografici, sono sempre presenti di fronte all’occhio (e al cuore) attonito di chi legge. Anche Gabriella Sica, critico, docente all’università di Roma e poetessa fra le più importanti nel panorama contemporaneo, sembra dirci la stessa cosa. Nel suo ultimo libro, “Emily e le Altre”, pubblicato dalle edizione Cooper nel 2010, la Sica raccoglie saggi su Emily Dickinson e su alcune poetesse che l’hanno preceduta, influenzandola, o l’hanno succeduta traendo dalla sua opera temi e forme: Charlotte e Emily Brontë, Elizabeth Barret Browning, Margherita Guidacci, Elizabeth Bishop, Cristina Campo, Nadia Campana, Amelia Rosselli. Questo libro insolito, a cavallo fra poesia, racconto e saggistica, è corredato da 56 poesie della Dickinson tradotte dalla stessa Sica. L’idea nasce nel 2007, quando il poeta Valerio Magrelli invita Gabriella Sica a leggere i testi della Dickinson in una delle dieci serate dedicate all’incontro di autrici contemporanee con autrici del passato, tenutesi al Teatro Argentina di Roma. È l’occasione di un rilettura, profonda, appassionata, fatta di improvvisi abbagli, cortocircuiti, necessari approfondimenti. Si tratta, per ammissione della stessa Sica, di una sfida, di un accerchiamento, meglio di un attraversamento dove poesia e vita, prima e dopo l’autrice americana, versi, passioni, dolori, si mischiano e sfumano i contorni di luoghi e tempi. Ecco che le sorelle Brontë sembrano aver tratto ispirazione dalla Dickinson, mentre la Rosselli pare averla preceduta: è un sortilegio dello spirito nel quale gli esseri umani si parlano, si amano ed esistono fuori dal tempo, dove l’anima sceglie i suoi compagni, come recita brillantemente il titolo del saggio di introduzione. Questo libro, ricco di testi, ma anche di riferimenti e aneddoti, è strumento indispensabile per chi vuole approfondire, così come per chi si accosta per la prima volta alla straordinaria figura di Emily Dickinson.

 


126

Combattere a viso aperto, è da coraggiosi –
Ma di più valorosi, io ne conosco
Che assaltano nel petto
La Cavalleria del Dolore –
Che vincono, e non se ne accorgono le nazioni –
Che cadono – e nessuno li osserva –
Gli occhi morenti, che non un Paese
Guarda con amore patriottico –
Noi confidiamo, che in piumata processione
Gli Angeli li scorteranno –
Schiera dopo Schiera, con passo regolare –
E Uniformi di Neve.


709

Pubblicare – è la vendita all’Asta
Della Mente di un Uomo –
La Povertà – può giustificare
Una cosa tanto infima
Forse – ma Noi – preferiremmo
Andare dalla Nostra Soffitta
Bianchi – al Bianco Creatore –
Che investire – sulla Nostra Neve –
Il pensiero appartenga a Chi lo donò –
Poi – a Chi porta
La sua illustrazione Corporale – Metti
Pure l’Aria Regale –
Nel Pacchetto – Sii Mercante
Della Grazia Celeste.
Ma non imporre allo Spirito Umano
La Vergogna di un Prezzo –


308

Mando Due Tramonti –
Il Giorno e Io – abbiamo fatto una gara –
Io ne ho finiti Due – e molte Stelle –
Mentre lui – ne faceva Uno –
Il suo era più ampio – ma come
Stavo dicendo a un’amica –
Il mio – è più comodo
Da portare in mano –


712

Poiché non potevo fermarmi per la Morte –
Lei gentilmente si fermò per me –
Il Carro portava solo Noi due –
E l’Immortalità.
Andavamo lentamente – Lei non ha fretta
E io misi via
Il lavoro e anche gli svaghi,
Per la sua Cortesia –
Passammo davanti alla Scuola, dove i Bambini
Giocavano a Ricreazione – in Cerchio –


363

Andai a dirle grazie –
Ma Dormiva –
Il suo Letto – cuspide in Pietra –
Mazzi di fiori alla Testa e ai Piedi –
Che Viaggiatori – avevano gettato –
Andarono a dirle grazie
Ma Dormiva –


(17 gennaio 2011)

| 17 Gennaio 2011







COMMENTI (1)

Il 17 Gennaio 2011 leonelli maria ha scritto:

come è vero che la poesia non è soggetta a progresso..esalta sentimenti arcaici dell'uomo!

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