Arti, Musica e Cultura

Etta Scollo

Sicilia mitologica e femminile

Icona internazionale della musica folk, erede della grande Rosa Balistreri

Mirella Mascellino

Foto di Giacomo Sapienza

Etta Scollo è nata a Ognina, borgo marinaro di Catania. Qui vive fino a diciotto anni, per trasferirsi a Torino a studiare Architettura. Ma lascia l'Italia per andare a Vienna a studiare al conservatorio. Si stabilisce in Germania, prima ad Amburgo e poi a Berlino. Icona internazionale della musica folk, erede della grande Rosa Balistreri, per il Circuito del Mito Sicilia Mater Ma(d)re di suoni, in collaborazione col Goethe Institut, al Teatro Cicero di Cefalù, l'artista si è esibita con l'Ensemble Sicilia Mater. Un omaggio alla figura storica e mitologica della Sicilia al femminile, con un percorso musicale e poetico, dai versi dei poeti arabi alle composizioni della Scollo. Un'intensa e straordinaria cantante, ha donato il suo canto con pathos ed eros al teatro stracolmo di pubblico. Un atto d'amore per la Sicilia, luogo delle radici, dell'anima e del cammino artistico che la Scollo continua da Berlino, girando il mondo con l'occhio sempre rivolto alla sua terra.

Canti nella lingua madre, il siciliano. Se non avessi avuto le origini siciliane, saresti Etta Scollo che sei adesso?
Non riesco a immaginarmi diversa. Certo il fatto di essere del sud è un grande dono per me, un qualcosa in più. Credo che sarei uguale, ma mi mancherebbe qualcosa che non saprei dire. Sarei triste perché non lo capirei.

Tu sei una musicista, una cantantessa come dice la Consoli. Senza musica potresti pensarti?

Non non potrei pensarmi come non potrei pensarmi senza mangiare. Per me è una necessità. Non mi ritengo musicista, nel senso accademico. Sono piuttosto un'autodidatta. Essendo ribelle, sono fuggita anche dalle istituzioni, anche da Vienna e mi sono costruita da sola. Io scrivo a modo mio.

La Sicilia che tu ami, nella quale torni sempre, vista da lontano com'è?
É talmente diversa che a volte mi fa paura. Ogni volta il mio inconscio vuole azzerare delle informazioni, per fare si che io rimanga stupita nel trovare qualcosa di strano che non capisco. La Sicilia mi appartiene. Io vivo a Berlino molto comodamente e anche Berlino è un'isola. È un alibi per poter vivere la mia sicilianità senza confini, senza reticenze e senza freni. Mi manca la mia terra, ma senza sospiri. Il distacco crea una grande tensione che si traduce in creatività e lavoro.

Guardando la Sicilia ti accorgi della situazione della cultura. Per esempio la storia del Teatro Cicero di Cefalù, chiuso alla fine degli anni '70 e restituito alla città dopo quarant'anni. Perché succede secondo te?
È un mistero. La Sicilia è una delle terre che ha più artisti ed opere. Secondo me ci saranno pure i motivi politici, la crisi, ma molto ha a che fare con la natura dei siciliani. Sono strani, rispetto ad altri isolani. Mi viene in mente Tomasi di Lampedusa. C'è questo travaglio che fa si che la grande creatività diventi distruttiva. Credo sia un motivo profondo psicologico. Al di là di questo, i talenti siciliani non si possono paragonare a nessuno. Io ho visto Giovanni Sollima a Berlino, con un pubblico che prima che lui salisse sul palco dormiva. Appena è salito su e l'Orchestra ha cominciato a suonare la sua musica il pubblico si è svegliato ed è venuto giù il palco!

Negli ultimi tempi in Italia è nato il movimento di donne Se non ora quando? Cosa ne pensi, vedendolo dalla Germania?

Mi viene in mente il documentario di Lorella Zanardi Il corpo delle donne. Io credo che le donne sanno cosa fare per salvare il mondo e la vita. Hanno un istinto che fa si che nei momenti critici, come questo italiano, ci si unisce per lavorare insieme. Io lavoro benissimo con le donne, con loro c'è un'empatia a pelle. Ho sempre due musiciste sul palco. Noi donne siamo come i canarini che sentono il pericolo prima che arrivi! Penso al temporale, al terremoto. Unite sappiamo cosa fare per salvarci.

| 22 Marzo 2012







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