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2015 2016/ Il mondo. Anzi i mondi

Sempre alta l’attenzione su quanto accade nel resto del pianeta perché la sorellanza è universale

Nadia Angelucci

Un’eroina dei fumetti che indossa l’hijab, le ucraine donne soldato armate di kalashnikov, i diritti civili in Slovenia, la vicenda di Clara Banya che in Malawi ha contratto l’HIV e si è salvata. Queste e moltissime altre sono le storie a cui NOIDONNE ha dato voce e corpo sulle pagine del giornale negli ultimi due anni. Un caleidoscopio di vite che si intrecciano con la Storia e affrontano con coraggio l’avventura della realtà. Donne che stanno in alto, come Hillary Clinton candidata alla presidenza degli Stati Uniti d’America giunta “all’appuntamento con la storia”, e che lavorano dal basso, come Magda Adly, direttrice del Centro El Nadeem che da anni in Egitto “si occupa della riabilitazione fisica e psicologica di chi subisce violenza”. Donne sentinelle ambientali come accade in Mali, “attente ai particolari sono le prime a monitorare il territorio perché sono loro da sempre a cercare cibo e acqua per la famiglia” ed eroine come la curda Sakine Cansiz, fondatrice del Pkk, imprigionata e torturata per dieci anni e uccisa in un attentato. Ed ancora donne asiatiche che si confrontano con i loro governi sulla loro salute sessuale perché “in paesi come la Thailandia, l’Indonesia, la Cambogia, dove i turisti vanno e trovano tutto e tutto a un prezzo risibile, il corpo delle donne diventa arma e campo di battaglia: il mercato del sesso è vasto e diverso, tutto si può provare e tutto si può avere, e spesso a pagarne le conseguenze sono donne-ragazze-bambine che non hanno la consapevolezza e le risorse per proteggersi”.
NOIDONNE nomina, descrive, racconta tutte queste storie, specchio di tante realtà differenti, e lo fa con l’approfondimento e la scelta di dare cittadinanza, di far esistere notizie altrimenti consumate nello spazio di un minuto, allungandogli la vita in un mensile.
I venti di crisi e di guerra degli ultimi anni sono raccontati attraverso gli occhi di chi nei contesti più difficili vive e lavora; i reportage danno spazio alla quotidianità più che all’orrore, alla speranza più che alla sconfitta, alla profondità più che allo scoop.
Medio oriente e Europa dell’Est soprattutto, i mondi a noi più vicini geograficamente, sono raccontati attraverso la lente dei diritti come fa Zenab Ataalla che denuncia la detenzione in Egitto, nell’ultimo anno, di centocinquanta persone accusate di omosessualità e riferisce il lavoro dell’associazione indipendente che si occupa di diritti umani Egyptian Initiative for Personal Rights o come fa Cristina Carpinelli, storica collaboratrice del giornale, esperta di tutto quanto si muove in Est Europa. La sua lunga e importante collaborazione, fondata su una conoscenza forte e amorevole di quei paesi, lascia alle lettrici della rivista un affresco delle eccellenze e delle contraddizioni che si sono espresse in questi anni di post muro; dalla Slovenia che conquista il matrimonio tra persone delle stesso sesso e l’adozione per le coppie omosessuali alla battaglia delle donne contro il governo e la Chiesa polacca che vorrebbe arrivare al divieto assoluto di aborto; dalle neo repubbliche del Donbass che sembrano ripiegarsi su un lontano passato patriarcale e confessionale all’eccellenza delle migrant women writers, scrittrici migranti dell’Europa Centro-Orientale che pubblicano in lingua italiana.
E poi il Mediterraneo, quel mare che unisce e divide, ancora protagonista della Storia presente: le primavere arabe tradite; le giovani donne che vorrebbero cambiare il proprio mondo; la Turchia di Erdogan, raccontata da Emanuela Irace, che sempre più mette sotto pressione le donne e mostra la faccia oscura di un regime; il Maghreb dove le donne, dice la collaboratrice Ilaria Pierantoni, sono mediamente più colte degli uomini (il 60% dei laureati è donna) e più aperte.
E ancora il nostro posto nel mondo: la carovana femminista, nata in seno alla grande rete della Marcia Mondiale delle donne, network internazionale femminista che conta oltre 6.000 associazioni presenti in più di 150 paesi; la rappresentanza femminile nei parlamenti; lo squilibrio di genere della popolazione globale che esiste a causa delle discriminazioni nei confronti delle donne.
Il presente è difficile, per le donne e per NOIDONNE. In questa tormentata congiuntura la rivista pensa al suo futuro e non rinuncia alla possibilità di poter ancora attraversare il mondo al fianco delle donne.

| 03 Dicembre 2016







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