Dalla rete: Violenza di genere

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

COSA È STATO FATTO? COSA C’È DA FARE?

inserito da Elena Ribet

A ridosso della giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, momento in cui l’attenzione sul tema è ovviamente altissima, ci sembra opportuno tentare un ragionamento su ciò che, a nostro parere, c’è ancora da fare sulla questione “violenza contro le donne”.
Ci sembra che due siano i nuclei fondamentali da cui si affronta e si analizza il fenomeno: da un lato, c’è il nucleo, chiamiamolo “istituzionale”, oppure di “norme”, fatto di leggi, strumenti, risorse finanziarie (all’interno di questo nucleo potremmo inserire, ad esempio, la legge contro lo stalking e i recenti stanziamenti che la Ministra Mara Carfagna ha promesso ai centri antiviolenza in occasione del meeting internazionale di Wave, la rete europea anti-violenza, e stanziati proprio l’ultimo giorno di governo). Dall’altro lato, c’è il nucleo, chiamiamolo “culturale”, ma anche delle “pratiche”, in cui potremmo far convergere l’associazionismo, le femministe, filosofe e pensatrici, studiose, addette ai lavori, ecc.ecc.
La stessa suddivisione potrebbe essere proposta a livello transnazionale, dove troviamo norme e pratiche che, in modo più o meno coordinato e consapevole, più o meno concreto, portano un contributo affinché la violenza contro le donne scompaia dalla faccia della terra. Per fare degli esempi, possiamo citare dal punto di vista istituzionale-normativo: il Consiglio d’Europa, che ha adottato una nuova convenzione per prevenire e lottare contro la violenza; la Cedaw, Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e ratificata da oltre 180 Stati. Dal punto di vista culturale-pratico possiamo citare le equipe internazionali di giuriste e avvocate che lavorano sul tema, oppure il GNWS, Global Network of Women’s Shelters, rete internazionale dei centri antiviolenza che riunisce i cinque continenti (e che si riunirà in febbraio a Washington).
Sia in Italia che nel resto del mondo non sempre è facile far interagire e parlare questi due nuclei. Le criticità di questo dialogo sono, a nostro avviso, un grande limite alla lotta contro la violenza sulle donne, in quanto creano uno scollamento fra il reale (la violenza esercitata in varie forme) e i soggetti (istituzionali o no) che vorrebbero contrastare questa violenza, ma che finiscono per occuparsi più spesso degli effetti di essa che non delle cause. E qui ci teniamo a sottolineare un’altra contraddizione: entrambi i soggetti di cui parliamo fanno o hanno fatto molti sforzi volti alla “prevenzione”, ma questi sforzi sono stati fatti senza parlarne insieme, senza individuare strategie comuni. Per capire meglio, faremo qualche esempio: quando si difende aprioristicamente la cosiddetta “istituzione della famiglia”, è un po’ come negare il fatto che è proprio nella famiglia che si trova la radice di tante violenze sulle donne e sulle/sui bambine/i. Fare campagne anti-violenza che non si rivolgano ai mariti, compagni e fidanzati è limitativo. Un altro esempio: le campagne anti-violenza che basano i loro messaggi sugli stereotipi, oppure le campagne che usano immagini cruente o prese a prestito da un’iconografia porno, vanno a rafforzare gli stessi stereotipi che sono alla base della violenza: il maschio-macho e carnefice, la donna vittima inerme (su questo tema, approfondita analisi è stata condotta da Marco Deriu). Un ultimo esempio di criticità è quello che possiamo trovare nelle analisi più acute del fenomeno della violenza, acute e profonde, sì, ma che non arrivano facilmente né alla cittadinanza, né ai soggetti istituzionali, né tanto meno alle donne vittime di violenza, perché spesso sono frutto di così tanti anni di studio e riflessioni che sono troppo complesse per chi non avesse almeno un’infarinatura di filosofia e di psicanalisi. Queste importanti analisi dovrebbero essere “tradotte” in un linguaggio più divulgativo e semplificato, in modo che possa essere compreso anche dagli uomini, e dalle donne, da tutte quelle persone che con tutta probabilità non leggeranno mai un libro sull’argomento. Ben vengano quindi campagne pubblicitarie innovative e nuove forme di comunicazione e incontro per parlare e far parlare della violenza con maggiore consapevolezza.

Alcune proposte e approfondimenti

A. Quanto costa la violenza contro le donne? Non ci risulta che esistano al momento delle stime sul costo sociale della violenza. Ma sappiamo ad esempio che “Le conseguenze della violenza sulla vita delle donne ed in particolare sulla loro salute emergono con chiarezza dai pochi studi in merito e dalle storie dei casi: lividi, fratture, denti rotti, cicatrici, lesioni del timpano, aborti, ma anche problemi intestinali, infezioni ripetute, tachicardia, asma, e poi depressione, ansia, emicrania, attacchi di panico, problemi alimentari, tentativi di suicidio, consumo di psicofarmaci e di alcol”*. Ci sono le spese degli iter legali, i danni morali e materiali, per non parlare delle conseguenze che la violenza ha nella vita quotidiana delle persone, a volte costrette ad abbandonare il lavoro, la residenza, le abitudini. A volte per un periodo di tempo, a volte per sempre. “Quantificare” il costo sociale del fenomeno è una delle azioni da portare avanti insieme alle strategie culturali che ne approfondiscano tutti gli aspetti di relazione fra i sessi e di percezione nella società.
B. Sono molti gli appelli contro la violenza che vengono lanciati in novembre. Forse sarebbe utile che le diverse realtà che si sentono chiamate in causa su questo tema si incontrassero per sciogliere i nodi che ancora ci sono sulla questione, per giungere a un solo grande appello “unitario”.
C. Le istituzioni dovrebbero attingere a tutte le fonti disponibili e studiare il fenomeno della violenza insieme a chi ha già lavorato su di esso negli ultimi trent’anni, se non di più. Non si può ricominciare sempre da zero, perché si perde del tempo prezioso. Le/gli esperte/i ci sono, occorre farne tesoro.
D. Riproponiamo il nostro decalogo per la sicurezza delle donne, stilato in agosto come contro-proposta a un discutibile vademecum finanziato, fra l'altro, dal Sindaco Alemanno. Non abbiamo scoperto l’acqua calda, ma abbiamo provato a fare una sintesi.

 


Per ulteriori materiali, potete consultare queste pagine, dove abbiamo raccolto negli anni molteplici testimonianze e voci contro la violenza sulle donne.
 


LISTA ARTICOLI ANTI-VIOLENZA DI NOIDONNE
 


LISTA ARTICOLI ANTI-VIOLENZA DEL BLOG NOIDONNE.ORG


* fonte: “VIOLENZA SULLE DONNE: EPIDEMIOLOGIA IN ITALIA / A. Citernesi , V. Dubini / U.O. Ginecologia e Ostetricia, ASL 4, PRATO http://www.antiviolenzadonna.it/menu_servizio/documenti/studi/id9IT.pdf

 
FOTO TRATTA DA CALENDARIO SAY NO TO VIOLENCE

| 27 Novembre 2011





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