Dalla rete: Violenza di genere

7 anni e 8 mesi per uno stupro terribile

Lievissima, secondo i movimenti delle donne, la pena comminata all'ex militare Francesco Tuccia, che nel 2012, a Pizzoli, violentò una 22enne

inserito da Marta Mariani

La Terza sezione penale della Cassazione ha confermato, oggi, la condanna - benché ridotta di 4 mesi - per Francesco Tuccia.

Nel febbraio 2012, Tuccia, fuori da una discoteca dell'Aquila, aveva prima stuprato e poi quasi ucciso una ragazza di 22 anni. La Corte Suprema ha dunque comminato all'ex militare - dopo un giorno dall'udienza di ieri - 7 anni e 8 mesi per violenza sessuale e lesioni.

«Il verdetto d'appello ha tenuto», ha detto con soddisfazione il procuratore generale Pietro Gaeta. E' vero, il verdetto ha tenuto, ma per noi donne questa sentenza è lievissima ed inaccettabile. "Rosa" (affettuoso nome di fantasia con cui la giovane vittima è stata ribattezzata già durante la trasmissione di Federica Sciarelli: "Chi l'ha visto?") è, da quel febbraio, una donna distrutta, incapace di ricordare tanto dolore.

Suo padre, immediatamente dopo la tragedia (che aveva travolto e stravolto la ragazza, lasciandola semimorta, in una pozza di sangue al gelo della neve) aveva lanciato un disperato appello a raccogliere quante più testimonianze possibili per far luce su quanto accaduto nella discoteca di Pizzoli.

Fu straziante per Rosa, come per tutte le donne, dover ricostruire i dettagli di quello che fu poco meno di un tentato omicidio, attraverso i media: dichiarazioni anonime trasmesse sulla Rai.

Fu ancora più straziante, per la vittima, sentire presentata alla Corte d'Appello dell'Aquila, dalla difesa, la tesi di "rapporto consensuale". Una tesi respinta dal giudice relatore Aldo Manfredi - che aveva invece riconosciuto chiaramente, nella fattispecie, l'aggravante della sevizia e della crudeltà, secondo l'articolo 61 n° 4 del codice penale.

Il pubblico ministero David Mancini, nel processo di primo grado, (che si svolse a porte chiuse su decisione del collegio per i temi scabrosi in oggetto) infatti, chiese la condanna a 14 anni di reclusione contestando al giovane anche il reato di tentato omicidio. La contestazione fu respinta dal Tribunale, che tuttavia comminò al militare l'interdizione: perpetua dai pubblici uffici e legale per la durata della pena.

Ecco perché, per le donne tutte, questa condanna di meno di 8 anni è una incredibile "dequalificazione" del reato.

Ecco perché, ieri 8 gennaio2014, in piazza Cavour, davanti alla gradinata della Cassazione, un presidio femminista raccolto sotto l'egida dell'UDI - con Noi Lilith (Donne di Castel Madama e di Ciciliano) e l'Associazione 8 marzo 2012 - ha esposto striscioni di solidarietà e di empatia per Rosa.

«Da l'Aquila a Milano, da Bologna a Taranto, a Palermo, a Roma, a Tivoli: siamo tutte con Rosa». «Stupratore, / non lo dimenticare / la furia delle donne / dovrai scontare».

Carla Cantatore, referente dell'UDI Monteverde di Roma, ha così commentato il presidio: «Oggi anche noi dell’ UDI abbiamo partecipato al presidio presso la Suprema Corte di Cassazione, in attesa della sentenza per lo stupro perpetrato fuori dalla discoteca Guernica di Pizzoli, nel 2012, da Francesco Tuccia, su una giovane che aveva allora venti anni. Una giovane donna a cui è stata stravolta la vita al punto che non riuscì né riesce a ricordare quasi nulla dell’accaduto, se non paura, orrore e dolore. La nostra presenza ci è sembrata necessaria in quanto il difensore dello stupratore intendeva riproporre la consensualità in “atto amoroso”, come già aveva tentato di fare in passato. Siamo davvero stanche di assistere all’ incubo già vissuto troppe volte della donna duramente colpita e poi vilipesa alla quale si chiede ancora, implicitamente, di giustificarsi per la violenza subita. Ulteriore, intollerabile violenza. Quanto la concessione, a suo tempo, degli arresti domiciliari al colpevole. Non abbiamo dimenticato nulla, non ce lo possiamo permettere, anche se ci ripugna il ricordo delle descrizioni macabre che furono “generosamente” diffuse. La giovane fu lasciata praticamente in fin di vita, seminuda, in una pozza di sangue nella neve, le lesioni interne multiple per cui fu operata fecero a suo tempo inorridire anche il chirurgo ginecologo che asserì senza alcun dubbio che solo di una violenza efferata si poteva trattare. Nel 2013 furono chiesti per il colpevole 11 anni ma ne vennero comminati solo 8 per cui il pm ha chiesto la conferma. Giustizia e verità avrebbero voluto che il colpevole scontasse l’intera (anche se, a nostro avviso, minima) pena e non un sol giorno di meno».

Non c'è altro da aggiungere se non l'amara e pur vera constatazione di Rosanna Marcodoppido dell'UD romana La Goccia: «Per secoli abbiamo subìto la rabbia del maschio, le sue offese. Per secoli abbiamo interiorizzato persino i sensi di colpa. È il momento di denunciare un fatto gravissimo: che non c'è una risposta adeguata al nostro bisogno di verità e di giustizia".

| 09 Gennaio 2015





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