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Le donne dell’est nella ‘ndrangheta calabrese

Il nuovo libro di Arcangelo Badolati racconta del ruolo svolto dalle donne dell’est nella mafia più potente del mondo

inserito da Maria Fabbricatore

Il nuovo libro di Arcangelo Badolati tratta di un fenomeno nuovo, mai approfondito, che riguarda la presenza delle donne dell’est in ruoli di capocosca nella ‘ndrangheta calabrese. Sorprende di come si siano inserite nel contesto ‘ndranghetista, pur non cresciute nella stessa cultura.
Ileana Alpeva, ad esempio, compagna di Sergio Vrenna, boss della ‘ndrangheta crotonese, rispondendo al telefono dà idea di conoscere alla perfezione i traffici del compagno e si comporta come il ruolo le impone, con codici non scritti che le donne della ‘ndrangheta calabrese conoscono da sempre.
Un ruolo altrettanto attivo quello di Edyta Kopaczynska, moglie del boss Michele Bruni di Cosenza, che sarà condannata con sentenza definitiva per associazione mafiosa, la prima volta in Italia per una polacca.

Ma altre donne ugualmente ben inserite nella ‘ndrangheta arriveranno a pentirsi.
Lucia Bariova racconterà tutti i segreti del marito, boss di Cassano, Vincenzo Forestefano, condannato per mafia e droga. Un'altra pentita, Oksana Verman, viene arrestata nel gennaio di quest’anno perché coinvolta in un traffico internazionale di droga. Insieme al boss Salvatore Pittitto di Mileto.

Inquietante quello che la Verman racconterà ai magistrati, e cioè di aver ospitato nella sua casa uno dei capi dei narcos colombiani “El Coronel” per circa un mese, e un altro narcos sudamericano, Jhon Pineda, per circa otto mesi.
Ewelina Pytlarz, moglie polacca di Domenico Mancuso boss della ‘ndrangheta di Vibo Valentia, vittima di violenze e maltrattamenti opterà per la denuncia e porterà via la figlioletta per entrare nel sistema di protezione nel 2014.

Che il ruolo delle donne di ‘ndrangheta sia stato per decenni delegato ai margini è cosa nota, così come, forse cosa poco nota, è come in diversi contesti storici si siano poste ai vertici delle cosche. Si racconta anche di questo nel libro di Badolati, di come i ruoli si siano modificati negli anni.
Alla fine dell’Ottocento esistono testimonianze di donne appartenenti a “fibbie” inserite, dunque, nel sistema ‘ndrangheta. Presenza delle donne vacante fino agli anni ’70-’80 quando sono investite di ruoli significativi all’interno dei clan. Ma si sfata anche un mito che le voleva insieme ai bambini fuori delle violenze e dei delitti della mafia; di donne uccise, assassinate e massacrate per i motivi diversi, se ne contano purtroppo tante.

Le 'ndranghetiste dell'est. Profili internazionali della mafia calabrese racconta delle faide, di quella di San Luca in particolare, che dopo la strage di Duisburg aprì un varco all’opinione pubblica italiana e internazionale sulla pericolosità e influenza della ‘ndrangheta. Quella strage fu fermata da Teresa Strangio legata a due delle sei vittime di Duisburg, che al funerale si veste di bianco invece che di nero, indicando con questa scelta la decisione di porre fine alla faida e dunque alla vendetta.

Il libro di Arcangelo Badolati tratta anche dei killer che vengono ingaggiati dagli uomini di ‘ndragheta per compiere assassinii e attentati durante la guerra di mafia, anch’essi provenienti dall’est; anche questo un capitolo italiano mai davvero approfondito. Si compone, inoltre, di approfondimenti dedicati alla presenza della ‘ndrangheta in negli Stati Uniti, Canada, Australia, e paragrafi dedicati al narcotraffico e ai broker più famosi della droga. Interessante il libro di Arcangelo Badolati, che aggiunge sapientemente spunti e riflessioni su aspetti poco studiati della ‘ndrangheta, la più ricca e potente mafia del mondo.

Le ‘ndranghetiste dell’est. Profili internazionali della mafia calabrese
Arcangelo Badolati
Pellegrini editore pg 182

| 06 Agosto 2017





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