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“L’ordine delle cose”: è davvero possibile cambiarlo? Il cinema incontra i diritti umani

Presentato al Senato, in diretta dalla Mostra del Cinema di Venezia (74esima edizione), l’ultimo film di Andrea Segre, sulla tragedia dei profughi libici  

inserito da Elisabetta Colla

Non solo cinema ma impegno e politica caratterizzano l’ultimo film del regista padovano Andrea Segre (“Come un uomo sulla terra”, “Il sangue verde”, “Io sono Li”), dal titolo evocativo “L’ordine delle cose”, presentato al Senato, nella preziosa sala Zuccari del Palazzo Giustiniani, all’indomani dell’anteprima veneziana (dove la pellicola è stata presentata fuori concorso), ed incentrato sul tema più che mai attuale dei rapporti tra sbarchi, migranti e scelte politiche internazionali.

La proiezione del film è stata preceduta da una breve tavola rotonda, introdotta da Luigi Manconi, presidente della commissione Diritti Umani del Senato, ed alla quale hanno partecipato anche l’ex Ministra degli Esteri Emma Bonino (video), il regista Andrea Segre (video) e la scrittrice italo-somala Igiaba Scego. Prima di iniziare gli interventi Manconi ha salutato l'ammiraglio Vincenzo Melone, comandante generale della Guardia Costiera, che riceve un lungo applauso per le tante operazioni di soccorso operate nei nostri mari.
Presenti all'evento anche alcuni fra i protagonisti del film, fra cui la sempre brava Valentina Carnelutti (nel ruolo di perfetta madre e moglie del protagonista) ed il simpatico Roberto Citran, i quali hanno letto le due lettere inviate rispettivamente dall’on. Laura Boldrini e dall’on. Pietro Grasso a sostegno dell’iniziativa; in sala anche Giuseppe Battiston, attore amatissimo dal pubblico, che nel film veste i panni di uno scanzonato traduttore-mediatore culturale italiano residente in Libia. Assente invece Paolo Pierobon, attore di grande intensità e protagonista del film, che interpreta il ruolo di Corrado, un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione clandestina, scelto dal Governo italiano per risolvere uno dei più gravi problemi delle frontiere europee, quello dei viaggi illegali dalla Libia verso l’Italia: il suo ingrato compito sarà quello di convincere i libici del complesso panorama post-Gheddafi a bloccare le navi.

“La figura di Corrado - ha affermato Manconi – riflette la crisi morale della nostra società, con tutte le sue contraddizioni, ed evidenzia il processo con cui si arriva a mettere in discussione le categorie che fondano l’identità del genere umano. Sappiamo che oggi è stato messo un colossale 'tappo' per bloccare la spinta e fermare lo slancio di tante persone sulla costa libica: il film di Segre, così bello sotto il profilo artistico, costituisce anche una grandissima lezione per tutti noi”. Manconi ricorda infine che, in base ad indagini recenti, sono almeno 400mila gli esseri umani reclusi nei centri per i migranti in Libia, veri e propri centri di detenzione. Proprio in uno di questi Centri (descritti nella loro drammatica realtà e ricostruiti nel film), Corrado, l’integerrimo funzionario che colleziona bottigliette di sabbia africana ed ordina ossessivamente valigie e vestiti, incontra Swada, una ragazza somala che, speranzosa di fuggire presto per il nord Europa, gli consegna una pen-drive supplicandolo di portarla allo zio.

"Sembra esserci sollievo perché tanti “straccioni” non partono più. Ma io non riesco a sentirmi sollevata, anzi sono molto preoccupata dal punto di vista politico - ha commentato la Bonino - è stato messo un colossale 'tappo' a bloccare le spinte sulle costa libica: io sono meno che entusiasta di questo ‘tappo’ perché pagando le milizie e i trafficanti li rendiamo più forti, invece che indebolirli ed a queste milizie non stiamo appaltando solo la protezione delle nostre frontiere, ma li stiamo autorizzando a fare torture, sevizie e stupri. Sono convinta che il tappo salterà e spero che, quando scopriremo le fosse comuni in Libia, ci risparmieremo almeno l'ipocrisia di fingerci stupiti". La vita comoda ed appagante di Corrado, tra lavoro, viaggi e famiglia, subisce una scossa emotiva ed alcune certezze sembrano entrare in crisi: vale la pena o no compromettersi per questa donna incontrata per caso? Sarebbe possibile aiutarla a fuggire, a ricongiungersi con i suoi parenti? Corrado ha infranto una delle principali regole di autodifesa di chi lavora al contrasto dell’immigrazione, mai conoscere nessun migrante, considerarli solo numeri. Deciderà o no, quest'uomo serio ed istituzionale, sostanzialmente rigido ed abituato a non lasciarsi coinvolgere dalle emozioni, di cambiare l’ordine delle cose?

“Ho pensato di fare questo film - afferma Segre - per raccontare cosa sono i centri di detenzione in Libia, ricostruendoli sulla base delle testimonianze ascoltate di uomini e donne che ci sono passati ed hanno subito abusi e torture di ogni genere. In questo momento servono parole rilevanti e serie su quello che sta accadendo: mi auguro che il paese abbia la capacità di reagire a questa vera e propria discesa agli Inferi a cui non stiamo solo consegnando gli altri, ma anche tutti noi”.

Insieme al film, nelle sale italiane, a tutti gli spettatori, verrà presentato anche un libretto di 16 pagine dal titolo “Per cambiare l’ordine delle cose”, realizzato con l’intenzione di dare spunti concreti sulla gestione dei flussi migratori nel nostro Continente. "Troppo spesso dimentichiamo che i rifugiati hanno fatto la storia - afferma Igiaba Scego, una delle autrici del pamphlet - sembra che stiamo perdendo ogni forma di umanità. Inoltre bloccare i flussi significa impedire ogni forma di viaggio e movimento fra Paesi". Il libretto può essere scaricato dal sito del film, dove si possono anche lasciare commenti, e sarà a breve disponibile in cartaceo presso gli uffici di Banca Popolare Etica.
Segre ringrazia poi tutti i partner e sostenitori del progetto, senza i quali il film non sarebbe mai stato realizzato: Amnesty International Italia, NAGA Onlus, Medici per i Diritti Umani, Medici senza Frontiere, ZaLab, Banca Etica. E proprio alle ONG, bistrattate ed accusate di connivenza con i trafficanti, vanno le parole conclusive di Manconi: "Contro le ONG è stata portata avanti una indecente campagna che ha tentato di sfigurarne il volto e le attività. Si è dato voce a un'antica pulsione che spinge a lordare ciò che è pulito. Dietro c'è una voglia di rivalsa che non sopporta alcuni dei valori che ancora sono le fondamenta della nostra società. Alle ONG deve essere restituito l'onore, poiché hanno un ruolo prezioso".

Segre non smentisce la sua linea stilistica e narrativa, con questo film descrittivo e pessimista, che rifugge dai sentimentalismi così come il suo protagonista, e centra il suo bersaglio con precisione, evidenziando come il processo di individualismo e disumanizzazione sia sempre più avanzato. Prodotto da Jolefilm con Rai Cinema e distribuito da Parthénos Distribuzione, il film è di recente uscito nelle sale italiane.

Emma Bonino, prima di chiudere, rinverdisce il suo spirito 'radicale' parlando della campagna da lei promossa e sostenuta insieme ad Acli, Arci ed altri, sul tema 'Ero straniero', ed invita a guardare il video dove un ragazzo pieno di energia dichiara "io non sono straniero, sono stranero".
 

| 13 Settembre 2017





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