Login Registrati
Makka: : “Le azioni di mio padre non definiscono tutti gli uomini”/  Lei assolta in appello per l’uc

Makka: : “Le azioni di mio padre non definiscono tutti gli uomini”/ Lei assolta in appello per l’uc

Makka che per difendere sua madre uccise il padre, nella sentenza d'appello è stata assolta, cancellando i 9 anni e 4 mesi ricevuti nel primo processo. E oggi consapevole di un passato pesante che non può dimenticare, guarda al futuro per se e anche per

Martedi, 09/06/2026

Makka: : “Le azioni di mio padre non definiscono tutti gli uomini”/
Lei assolta in appello per l’uccisione del padre in difesa della madre./il femminile di giornata
Era il primo marzo del 2024, per ironia, quindi, a pochi giorni dall’8 di marzo quando tante donne come ogni anno, in tutto il paese avrebbero rivendicato, con manifestazioni, articoli, iniziative le più varie i loro diritti e denunciati i troppi abusi, violenze, ingiustizie a cui opporsi. Ed è quello il giorno in cui Makka, a Nizza Monferrato per l’ennesima volta teme la violenza annunciata che suo padre scatenerà su sua madre Natalia Petrova. Lui aveva annunciato di volersi licenziare, la madre gli aveva fatta notare la sua preoccupazione, ricordando i suoi 4 figli da mantenere. Come sempre a lei il diritto di replica è negato e lui Khyad Sulaev, in qualità di marito e uomo come sempre a questo ardire di dire la propria, da parte di una donna, di una moglie, non si ferma, ma si prepara a punirla a calci e botte. Makka allora corre in difesa di sua madre non ce la fa più a vedere il ripetersi di tanto orrore, e pensando possano rappresentare un deterrente per suo padre impugna un coltello. Ma lui non se ne cura e il finale è una doppia tragedia perché Makka nella furia della difesa, mentre i suoi fratellini urlano e uno di loro dodicenne tra l’altro registra come altre volte quell’inferno, pronto a dimostrare l’orrore della loro vita, colpisce il padre col coltello uccidendolo.
Makka viene processata, e le indagini si concentrano su di un suo diario, da cui i giudici traggono l’idea che in quel che trovano scritto si possa identificare una sorta di premeditazione o progettazione ed è su questa considerazione che la pena per lei è di 9 anni e 4 mesi. Ma il processo viene ripresentato in appello dall’avvocato Massimiliano Sfolcini, l’uomo che Makka più volte intervistata al momento della nuova attuale sentenza definirà attento, sollecito, davvero come un padre che non ha avuto. Un appello che nel nuovo dibattito ha vista trovare udienza l’idea della legittima difesa, anche, grazie proprio a quelle registrazioni fatte dal fratello di Makka che hanno dimostrato l’orrore delle violenze subite dalla madre e dai figli, voci e disperati urla di dolore e di ricerca d’aiuto che risentite in aula hanno per Makka rappresentato un nuovo insopportabile dolore, pur avendo rappresentato la motivazione della sua libertà. Ma ora pur nella consapevolezza che un terzo livello, quello della Cassazione a lei non da ancora la pienezza di progettare il futuro, nelle interviste nelle parole rilasciate lo fa comunque, dicendo cose importanti sia sul suo stato d’animo dell’oggi sia sui progetti futuri che è interessante ripercorre. Makka proprio in questi giorni si prepara al suo esame di maturità, un appuntamento importante che le permette già di guardare al dopo a quello che è sempre stato un suo desiderio progetto e che spera di poter realizzare. Iscriversi alla facoltà di medicina e vedere nella professione di medico il suo futuro. Per lei la scuola è stata molto importante, insegnanti compagne e compagni di suola le sono sempre stati vicini ed è proprio dai loro comportamenti comprensivi, affettuosi che è per lei maturata l’idea la convinzione che le azioni di suo padre non definissero tutti gli uomini. Una speranza di futuro, un sentimento importante per lei che racconta come per sino ai suoi fratelli il padre insegnasse a come rendere subordinate le donne e farle stare al loro posto. E sempre continuando nelle sue risposte, nei suoi pensieri a voce alta, dice di non avere avuto mai un ragazzo ma affida al domani quello che la sua vita le riserverà di buono, anche capace di compensare quel dramma di cui è stata protagonista e che ripete più volte come sia impossibile dimenticare.
Ma fortunatamente per Makka la speranza di un mondo migliore del suo, non solo non è venuta meno, ma l’ha trovata in tanto e tanti che sono stati con lei in questo periodo difficile. Lei consapevole di portare comunque addosso un macigno per sempre e ci tiene a ripetere: “non voglio che la mia storia diventi un esempio”, anzi aggiunge: “vorrei essere dimenticata”. Parole pensieri che mostrano la sofferenza di Makka e contemporaneamente la sua volontà e desiderio di guardare avanti con sua mamma i suoi fratelli. La sua famiglia che ha sofferto con lei e con i quali a firmare il bisogno di andare avanti ma senza cancellare la loro vita che tanto ha pesato, hanno simbolicamente e consapevolmente scelto di non cambiare casa, ma piuttosto cambiare dei mobili , la disposizione delle cose ma non negare la realtà e gestirla, confrontarcisi guardando avanti. Un bisogno comunque di serenità, tranquillità che Makka meglio non potrebbe rappresentare quando racconta dei suoi due gattini, Birichina e Patatina in particola che sua mamma le ha regalato quando è tornata a casa per la concessione dei domiciliari, con l’obbligo di presentarsi ogni mattina dai carabinieri. E proprio il gatto Patatina racconta è stato ragione di vicinanza serena e affettuosa che le ha dato speranza ed energia col suo esserci sempre accanto senza chiedere nulla, anzi aggiunge, presumibilmente sorridendo, che ora ne vorrebbe un altro di gatto, ma sembra che sua mamma non sia del parere. E comunque la lasciamo come già ricordato alla vigilia di quell’esame a scuola dell’ultimo anno che determinerà l’importante passaggio a scelte decisive del suo futuro. Sarà medicina all’università come ci ha raccontato o andrà verso un altro interesse che ha in seguito aggiunto e confessato come altrettanto motivante, ovvero giurisprudenza. Un interesse una tensione che non è difficile capire da dove può arrivare.
Di Mokka ci piacerebbe sapere se non altro quale sarà la sua scelta definitiva a esame superato, per lasciarla poi andare in quel silenzio su di se che come ci ha raccontato di aspirare. Ma vorremmo dirle che le parole , le risposte le considerazioni lasciate nelle sue interviste presentano una giovane donna che ha vissuto davvero un dramma indescrivibile ma che racconta in modo convincente sia il suo stato d’animo incancellabile come l’altrettanta forza vitale che ha e che le fa sperare di scegliere la migliore possibili delle vie da percorre, nell’accettazione del suo passato, comunque e nonostante. .
Paola Ortensi

Lascia un Commento

©2019 - NoiDonne - Iscrizione ROC n.33421 del 23 /09/ 2019 - P.IVA 00878931005
Privacy Policy - Cookie Policy | Creazione Siti Internet WebDimension®