Si colga lo spunto offerto da questo femminicidio per ragionare su cosa c’è che non vada nel modo in cui si narra della violenza familiare e sul come le istituzioni debbano invertire rotta nel contrastarla
Lunedi, 05/11/2018
Appunto perché non può leggersi un femminicidio generato da violenza familiare solo riferendosi alle mura domestiche in cui è avvenuto, visto che se ne deve riconoscere la valenza pubblica, si agisca perché le vittime siano protette e tutelate nel proprio bene primario, la vita. Non facciamole morire una seconda o più volte, gettandole addosso non la benzina ma parole sbagliate, quali quelle usate in rete di essere corresponsabili della loro morte, perché non hanno avuto il coraggio di denunciare i soprusi e la violenza di cui erano vittime in ambito familiare. Se quel coraggio non ce l’hanno è perché non sentono i giusti stimoli esterni per agirlo come, ad esempio, un maggiore controllo da parte degli organi preposti, spesso sordi alle loro grida di aiuto. Le istituzioni deputate al contrasto della violenza di genere dovrebbero mettere in campo altre prassi, perché se tutto resta così com’è, nulla cambierà sul fronte dei femminicidi. Continueremo ogni anno, in occasione del 25 novembre a fare l’elenco delle vittime dell’anno in corso, come una sorta di inevitabile e tragica conta numerica, con il rischio che la rassegnazione ci prenda e che l’impotenza ci assalga, perché “così succede”.
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