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‘Brides – Giovani Spose’: dalla discriminazione alla radicalizzazione

‘Brides – Giovani Spose’: dalla discriminazione alla radicalizzazione

Dal 5 marzo al cinema distribuito da Rosamont il film di Nadia Fall, scritto con Suhayla El-Bushra, un road-movie su due ragazze in fuga dal Regno Unito, dalle famiglie e da una società che le bullizza, verso la Siria.

Mercoledi, 04/03/2026 - Da oltre un decennio è noto il fenomeno delle ragazze (musulmane e non) che, spesso per fuggire da situazioni di infelicità o discriminazione nei Paesi e/o nelle situazioni in cui vivono, si lasciano convincere (in genere da accattivanti siti web) a fuggire in Siria per contrarre matrimoni con uomini che le rispetteranno come mogli e madri, per creare famiglie pure e rispettabili, lontane dalla ‘corruzione’ dell’Occidente. Nella maggior parte dei casi si tratta di ‘trappole’ di cui sono vittime queste giovani donne, che verranno rese schiave per sempre e, di molte di loro, non si avranno più notizie.

Ma quali sono le motivazioni che possono spingere adolescenti e giovani donne a compiere un passo tanto radicale verso l’ignoto? A questa domanda cerca di rispondere il film “Brides – Giovani Spose”, della regista Nadia Fall, un road-movie che racconta la fuga di Doe e Muna, due ragazze islamiche che vivono nel Regno Unito e decidono di scappare dalle loro famiglie e da una società che le discrimina e bullizza, con l’obiettivo di raggiungere la Siria per iniziare quella che, secondo quanto apprendono dai social network, sarà per loro una nuova vita, migliore.

Il film “Brides – Giovani Spose” è l’esordio cinematografico dell’acclamata regista teatrale Nadia Fall, originaria del sud-est asiatico e naturalizzata a Londra (‘Screen Star of Tomorrow 2023’, con successi quali “Bush” e “No Masks”), e della sceneggiatrice Suhayla El-Bushra (“Ackley Bridge”, “Becoming Elizabeth”). Il film, ambientato non a caso nel 2014, vede protagoniste l’esordiente Ebada Hassan e Safuyya Ingar (“Layla”, “The Witcher”). Le due bravissime interpreti sono state scelte al termine di un lungo processo di casting aperto, condotto dalla casting director Shaheen Baig (“Scrapper”, “After Love”).

Doe e Muna sono ‘migliori amiche’ e stanno per partire per il viaggio della loro vita. Doe, mite e attenta, non si è mai mossa da quando è arrivata a tre anni nel Regno Unito come rifugiata dalla Somalia. Muna, di origini pakistane, più irrequieta e audace, è la personalità dominante e guida Doe attraverso i controlli di sicurezza dell’aeroporto. Le due ragazze sono euforiche, entusiaste della loro avventura: ma quando viene annunciato il loro volo, cambiano repentinamente umore.

Non stanno andando in vacanza, bensì ad Istanbul, dove saranno accolte da uno straniero che le accompagnerà al confine per iniziare una nuova vita in Siria. Quando arrivano a Istanbul, dove un intermediario dovrebbe accompagnarle al confine, non si presenta nessuno, le cose si complicano e si ritrovano sole. Impreparate e spaventate da continue difficoltà e minacce, dovranno chiedersi se la strada intrapresa è quella giusta, ma ormai non si può più tornare indietro.

Decidono di continuare comunque il viaggio, mettendo alla prova la loro determinazione, la loro fede e la loro amicizia. Man mano che divengono più chiare le esperienze che le hanno portate sino a quel punto, le due ragazze scoprono la realtà di ciò che le aspetta. Giunte al confine con la Siria il film crea una sospensione che lascia immaginare o forse presagire ciò che potrebbe accadere con un lungo sguardo delle due ragazze fra loro, che sembra coinvolgere in qualche modo anche lo spettatore.

Il film oltre a raccontare una storia attuale al femminile, sui condizionamenti e sulle discriminazioni, è anche un omaggio all’intensità dell’amicizia femminile e una riflessione sugli errori che si compiono nell’adolescenza.

"Mi affascinano quegli anni dell'adolescenza inebrianti ed elettrizzanti, in cui l'amore e la perdita sono sentiti così profondamente e il nostro cervello è letteralmente programmato per prendere decisioni impulsive e pericolose, senza curarsi delle conseguenze - racconta la regista Nadia Fall - è un miracolo che qualcuno di noi sopravviva alla propria giovinezza! Riguardo al viaggio di Doe e Muna nel film, il pubblico le conosce come giovani ragazze musulmane in una comunità che non le capisce né le sostiene; si sentono estranee nel luogo che dovrebbero chiamare casa. Come donna britannica con origini del Sud Est asiatico, e di fede musulmana, ho spesso evitato di raccontare storie della mia comunità, per paura di essere etichettata o di sbagliare, causando risentimento o addirittura diventando bersaglio di razzismo. Ma oggi ciò che mi spaventa mi sprona, e questa è una storia che deve assolutamente essere raccontata, ed è la nostra storia da raccontare".

Dopo essere venuta a conoscenza del caso di giovani donne dell'East London che all’improvviso avevano lasciato la scuola per intraprendere un viaggio fatidico attraverso l'Europa fino alla Siria per unirsi all'ISIS, Nadia Fall ha realizzato che “non veniva fatto alcun tentativo di capirle” e che queste ragazze erano "dipinte dalla stampa britannica come dei veri e propri mostri; in realtà più di ogni altra cosa, le protagoniste sono alla disperata ricerca di un posto dove sentirsi a casa e così intraprendono non solo un viaggio verso la presunta salvezza, ma in definitiva un viaggio alla scoperta di sé stesse”.

Anche per la sceneggiatrice El-Bushra, una delle principali ragioni di collaborare alla stesura del copione era quella di: “andare davvero a fondo di alcune di queste ragioni, dei fattori che spingono due ragazze adolescenti a prendere una decisione così drastica”. Ma in sostanza, il film è anche "un'esplorazione dell'amicizia femminile, in particolare dell'amicizia tra adolescenti, e della sua intensità, oltre che uno sguardo sulla radicalizzazione dei giovani".

La sceneggiatrice e la regista si sono incontrate per la prima volta nel 2016 mentre entrambe lavoravano al National Theatre di Londra nel 2016, per l’adattamento della pièce di Nikolai Erdman “The suicide”, messa in scena al Lyttlelton Theatre. Immediatamente dopo, si sono unite alla produttrice Bentham per realizzare il cortometraggio per Film4 “Bush”, con Kassius Nelson, su una ragazza di 17 anni alle prese con le prove dell'amore, dell'amicizia e delle cerette all'inguine. L’ironico e tenero cortometraggio ha dato vita ad una collaborazione duratura tra le tre, e ha posto le fondamenta di “Brides – Giovani Spose”.

La realizzazione del film è frutto di una collaborazione internazionale, dalle riprese in tre paesi diversi (Regno Unito, Turchia e Italia), alla coproduzione con la società di produzione italiana Rosamont e la società di produzione gallese ie ie productions.

Il film è stato realizzato con il sostegno di BFI e Ffilm Cymru Wales, entrambi finanziati dalla Lotteria Nazionale, e del Governo gallese tramite Creative Wales, di Great Point Media, Ministero della Cultura italiano tramite il Contributo Selettivo per le Opere in regime di Coproduzione Minoritaria, Fondo Audiovisivo Friuli-Venezia Giulia, in collaborazione con RAI Cinema e con Bankside, incaricata delle vendite internazionali. È stato sviluppato con il sostegno del BFI ed ha ottenuto il Breaking Through The Lens Action Grant nel 2023, sponsorizzato da Chopard.

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