‘E.1027 - Eileen Gray e la casa sul mare’: spazi e conflitti di genere
Arriva nelle sale italiane il 12 marzo, con Trent Film, la vera storia dell’architetta e designer Eileen Gray, della casa di Roquebrune-Cap-Martin e del conflitto di genere con LeCorbusier,
Mercoledi, 18/02/2026 - Campione d’incassi al botteghino tedesco e svizzero, tra biopic e documentario, sarà presto anche nelle sale italiane - dal 12 marzo, distribuito da Trent Film - ‘E.1027 - Eileen Gray e la casa sul mare', il film di Beatrice Minger e Christoph Schaub, che racconta la storia vera dell'architetta e designer irlandese Eileen Gray e della sua celebre casa sul mare a Roquebrune-Cap-Martin, ancora oggi considerata un simbolo dell’architettura moderna e dell’affermazione di un’espressione e di un’estetica al femminile che non si sottomette al controllo maschile.
Le linee, i colori e le forme che hanno reso iconica la sua opera diventano nel film parte integrante della narrazione, restituendo il ritratto di un’artista brillante che trascorse gran parte della sua vita nell’ombra dei colleghi uomini.
Figlia di un pittore dilettante che la incoraggiò a dedicarsi alla pittura, a vent'anni, nel 1898, Eileen frequentò la Slade School of Fine Art, dove studiò pittura, fra le prime studentesse donne ammesse a studiare nella prestigiosa istituzione. Nel 1900, alla morte del padre, Eileen andò per la prima volta a Parigi con la madre, dove visitò l'Esposizione Universale, rimanendo influenzata dal nuovo stile Art Nouveau. La Gray decise così di trasferirsi a Parigi a studiare all'Académie Julian e all'Académie Colarossi e passò i successivi cinque anni fra Parigi, Londra e l'Irlanda.
Nel tempo i suoi interessi si spostarono dalle arti figurative a quelle applicate, ed Eileen iniziò a lavorare con le tecniche di laccatura dei mobili apprese da artisti giapponesi. Ma il suo successo arrivò nel primo dopoguerra a Parigi, con i primi incarichi di decorazione e arredamento di interni per appartamenti di lusso, in cui l’artista disegnava personalmente i tappeti e le lampade della casa, facendo costruire mobili e decorando le pareti con pannelli laccati di sua mano.
Grazie a questa attività la Gray riuscì ad aprire una piccola galleria a Parigi, in Rue du Faubourg Saint-Honoré per esporre i suoi lavori. Nel 1923 disegnò una stanza da letto-boudoir esponendola al Salon des Artistes Décorateurs, che ebbe recensioni in generale negative, ma che fu invece apprezzata dagli olandesi di De Stijl, ed inviò poi al Salon d'Automne alcuni suoi contributi che vennero unanimemente lodati dagli architetti Gropius, Le Corbusier e Robert Mallet-Stevens.
Apertamente bisessuale la Gray, negli anni Venti, frequentò assiduamente i circoli lesbici dell'avanguardia parigina insieme a Romaine Brooks, Gabrielle Bloch, alla cantante Damia e a Natalie Barney. Fino al 1932, ebbe una relazione intermittente con Jean Badovici, architetto e scrittore rumeno col quale progettò e realizzò la famosa casa sul mare E.1027.
Pioniera del modernismo, specializzatasi in architettura d'interni e design e divenuta un'apprezzata rappresentante delle tendenze moderniste nell'arredamento, nel 1929 Eileen Gray realizzò in Costa Azzurra un rifugio modernista, intimo e radicale. Proprio questa sua prima architettura, battezzata E.1027, dal codice che nascondeva i nomi degli artisti, legando le sue iniziali con quelle di Jean Badovici - fondatore della rivista L’Architecture Vivante e figura centrale dell’architettura moderna con cui la progettò - è stata ed è tutt'oggi al centro di un conflitto di genere e del film stesso.
La casa E.1027 ha la forma di una L, con tetto piatto e grandi finestre che si aprono dal pavimento al soffitto e con scale a chiocciola che conducono alle stanze degli ospiti: è al tempo stesso una struttura aperta e compatta. La Gray disegnò il mobilio con criteri d'avanguardia, collaborando anche con Badovici nell'elaborazione delle strutture dell'edificio. Il suo tavolo circolare in vetro E-1027 e la tondeggiante poltrona Bibendum furono ispirati dai coevi esperimenti Bauhaus di Marcel Breuer con le strutture d'acciaio tubolari.
Quando Le Corbusier scoprì la villa, ne rimase affascinato fino all’ossessione, e costruì a sua volta una casa estiva dietro la E-1027, il famoso "cabanon". La costruzione era così vicina alla villa da infastidire la Gray, ma sembra che l'architetto avesse sviluppato una tale fissazione da volerla osservare dal suo luogo di ritiro. Non soddisfatto, nel 1939, quando la coppia si era ormai separata, mentre era ospite di Badovici colse l'occasione per chiedergli di dipingere sulle pareti immacolate della E-1027 una serie di otto murales (senza il permesso di Eileen), alludenti alla bisessualità della designer, e pubblicandone le immagini.
La Gray definì quei gesti un atto di vandalismo e chiese che venissero rimossi. Lui ignorò la richiesta e rimase nel ‘cabanon’ proprio alle spalle della casa, imponendo la propria presenza sul luogo fino a oggi. Eileen rimase estremamente ferita dall'atto vandalico, sia per le offese sessiste in esso contenute sia per l'aggressione all'opera da lei costruita con estrema perizia per se stessa e per l'amato, perciò decise di non rientrare più nella E-1027.
«Al centro di questo film c’è un conflitto irrisolto - ha dichiarato la regista e sceneggiatrice Beatrice Minger - Si potrebbe sostenere che Le Corbusier non abbia fatto nulla di “sbagliato”: quando arrivò, Eileen Gray non viveva più nella casa, e Jean Badovici gli diede il permesso di dipingere i murali. Ma è accettabile appropriarsi della visione artistica di un’altra persona? Per me, no. Da questa inquietudine è nato il film. La violazione non riguarda solo le pareti bianche di una casa. All’inizio del Novecento, le artiste erano confinate agli spazi interni - arredi, decorazione, pittura, scrittura. Gray infranse quel limite entrando nel territorio maschile dell’architettura. Le Corbusier, lo 'Zeus' del modernismo francese, reagì cercando di ricondurla al suo posto.»
A metà tra documentario e finzione, "E.1027 - Eileen Gray e la casa sul mare" racconta dunque la storia di una lotta fra la forza dell’espressione femminile e sul desiderio maschile di controllarla, attraverso un linguaggio visivo capace di rendere giustizia a un’artista enigmatica, complessa e luminosa. I registi esplorano così lo spazio architettonico e il genere, il conflitto tra punti di vista, il confine tra documentario e finzione.
«Gray dovette affermarsi come una delle prime architette in un mondo dominato dagli uomini - ha dichiarato il co-regista e co-sceneggiatore Christoph Schaub - Portò una voce femminile nel dibattito modernista. L’interesse di Le Corbusier per la sua casa generò una storia emotiva, quasi un dramma. Per raccontarla abbiamo scelto un approccio radicale: niente interviste, niente esperti, niente ricerca della “verità” documentaria. Abbiamo preferito l’astrazione: creare uno spazio cinematografico dove emozioni e domande potessero emergere. Un luogo in cui anche Eileen Gray potesse interrogare sé stessa.»
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