Mercoledi, 13/05/2026 - Dopo i successi delle intelligenti commedie scritte e dirette dalla regista e sceneggiatrice milanese Anna Di Francisca (‘La bruttina stagionata’; ‘Due uomini, quattro donne e una mucca depressa’; ‘Evelyne tra le nuvole’), è ora in uscita il suo nuovo film, ‘La bolla delle acque matte’, presentato pochi giorni fa in anteprima assoluta ‘Fuori Concorso’ alla 44esima edizione del Bellaria Film Festival, un lungometraggio dramedy interpretato da Fausto Russo Alesi, Jaele Fo, Lucia Vasini, Sidy Diop, Ida Sansone, Igor Štamulak, Kel Giordano, Elvira Cuflic Basso, Jacob Olesen e Suleman Ahmed.
‘La bolla delle acque matte’ è ambientato in un piccolo isolato borgo di montagna dell’Umbria, ferito da un terribile terremoto, ma le paludi della burocrazia ne impediscono la rinascita. Come può un sindaco di un piccolo borgo terremotato ripopolare il proprio paese? Se la realtà è troppo dura non resta che affidarsi al sogno: quello di Lorenzo è aprire un ristorante multietnico i cui sapori inebrianti, misteriosi ed evocativi possano trasformare un grigio presente in un domani colorato come i fiori della piana di Castelluccio.
Dopo aver superato conflitti, aggressioni, pregiudizi, smantellato piantagioni d’oppio e sfiorato una storia d’amore con Jaele Fo, una psicologa truffatrice, Lorenzo con i suoi cuochi ci farà viaggiare. Un vigile del fuoco/gourmet africano, assistito da un giovane pakistano, contaminerà con spezie e sapienza i piatti locali, convertendo persino Elsa, la cuoca di sempre, a creare ricette umbro-senegalesi-pakistane. Il Sindaco (Fausto Russo Alesi) trova la soluzione e questo segnerà una piccola rivoluzione che segnerà l’inizio di una nuova era, in cui gli ingredienti, come le acque, si mescolano.
Prodotto da Marta Zaccaron e Fabiana Balsamo per Incipit Film, in co-produzione con la Slovenia con Igor Pediček per Casablanca (Premio Oscar nel 2002 per No man's land di Danis Tanović), Tanja Prinčič e Jure Teržan per Korektif, e Rtv Slovenia, il film sceneggiato dalla regista con Laura Fischetto, si avvale della direzione della fotografia di Sara Purgatorio CCS, AMC, del montaggio di Davide Miele, delle musiche di Paolo Perna, del casting di Sonia Broccatelli e delle scenografie di Luciano Cammerieri e Helena Calvarese e dei costumi di Susanna Ferrando.
L’opera ha ottenuto il riconoscimento della qualifica di film d’essai ed è stato realizzato con il sostegno del Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, MIC Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2021-2027– Umbria Film Fund 2022. Ha inoltre ottenuto il patrocinio dell'AOI - Associazione delle Organizzazioni Italiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale - la principale rete italiana delle organizzazioni della società civile impegnate nella cooperazione internazionale, che ha raccontato di aver scelto il film con la seguente motivazione:
“Perché è un racconto di comunità che non si arrendono, che scelgono di restare e di ricostruire aprendosi all’incontro tra persone provenienti da esperienze e culture diverse. Proprio in questo intreccio tra radici e nuove presenze si intravede la possibilità di una rinascita autentica, capace di generare convivenza, solidarietà e futuro”.
Distribuito da Incipit Film in collaborazione con Kio Film, ‘La bolla delle Acque Matte’ - dopo la presentazione al Bellaria Film Festival e l’anteprima come evento speciale al Cinema Teatro Astra alla presenza della regista e del cast – ha ora intrapreso un tour in diverse città italiane accompagnato da regista e cast. Dopo Spoleto presso la Sala Pegasus, e Milano al Cinema Mexico, il 13 maggio alle 20.00 il film sarà a Roma al cinema delle Province, a Firenze il 14 maggio alle 21.00 al Cinema La Compagnia e a Bologna il 15 maggio alle 21.15 al Cinema Arlecchino Pop up.
Il 29 maggio, inoltre, il film parteciperà in concorso al Love Film Festival di Perugia dove sarà proiettato al Cinema Meliès.
La programmazione completa al link: https://www.kiofilm.com/la-bolla-delle-acque-matte/).
L’intervista ad Anna di Francisca: ‘il mio film un sogno di rinascita e speranza’
Parlaci del tuo nuovo film, come nasce, da dove prende origine il titolo….
‘La bolla delle acque matte’, il mio film, parte dal concetto delle acque matte che appartengono al territorio di cui si racconta, che sono acque dei torrenti di natura carsica, dove appunto le acque fanno degli strani percorsi e non si capisce bene dove vanno a finire, per questo si definiscono matte. Questa è l'idea iniziale del titolo. Le Acquematte si mescolano, questo è fondamentale dirlo, per cui non si sa dove vanno a finire, ma comunque si mescolano come le nazionalità dei protagonisti della mia storia.
I tuoi film spesso nascono da spunti di sogni, di fiabe, comunque dal desiderio di sognare o immaginare dei cambiamenti …. qual è il sogno dei protagonisti del film…e qual è il tuo sogno, Anna, cosa vuole veicolare la tua storia?
Il sogno presente nel mio film è un sogno di rinascita, un sogno di ricostruzione, un sogno di ricostruzione sotto il segno della speranza, dell'empatia e dell'accoglienza. Questo è il sogno dei miei personaggi e anche il sogno di una realtà che io mi auguro che prima o poi sia almeno auspicabile in questo mondo, in questo momento particolarmente atroce e, ahimé, governato solo dalle guerre.
Hai preso spunto da fatti realmente accaduti per la trama del film oppure è completamente un’opera di fiction?
Il mio film è finzione, sicuramente, anche se il terremoto c'è stato veramente in questo territorio. Castelluccio è uno dei borghi del cratere ferito da questo terribile terremoto del 2016 e l'idea di creare una sorta di parallelismo tra chi aveva perso tutto da terremotato e chi aveva perso tutto da migrante è nata anche da una serie di articoli che ho avuto modo di leggere subito dopo il terremoto e che mi avevano colpito molto.
Persone venute da altri paesi dove c'era la guerra o altre problematiche, quindi scappati dai loro paesi dove il terremoto non esisteva, e di cui non erano assolutamente a conoscenza, si sono ritrovate di fronte a questa realtà e alcuni hanno addirittura perso dei familiari nelle zone del cratere e a volte sono stati scambiati per sciacalli perché scavavano cercando i propri familiari sotto le macerie.
Questo fatto mi aveva colpito molto perché l'idea di migranti che arrivano coi barconi dopo tutte le sofferenze, i patimenti subiti e muoiono durante un terremoto mi è sembrato qualcosa di atroce e da lì è nata un po' l'idea di questo parallelismo tra chi aveva perso tutto in un modo o in un altro, cioè chi terremotato e chi migrante.
Cosa significa per te ‘ripopolare un paese’ e ‘ricostruire una comunità’ partendo da zero, dall’aver perso tutto ...?
Ripopolare un paese, si parla tanto di ripopolare in tutta Italia e non solo in Italia e con modi diversi, vendendo le case a un Euro o dando addirittura denari a chi ripopola con le famiglie e paesi di varie regioni d'Italia, oppure offrendo anche lavoro a coppie giovani etc., in questo caso parliamo innanzitutto di resilienza di un piccolo gruppo di persone che sta resistendo a delle speculazioni in atto possibili e anche alla possibilità di ripopolare attraverso la presenza di persone di altre nazionalità.
Il tessuto sociale è fondamentale come segno di ricostruzione perché non esistono solo le case da ricostruire, esiste anche una comunità che deve essere ricostruita e di questo potrebbero anche far parte persone che vengono da altre nazionalità.
Come s’inserisce la difficile esperienza dei migranti in questa storia che racconti? Quale accoglienza viene riservata loro?
I migranti si inseriscono in questa storia con le modalità che noi conosciamo ovunque, cioè chi li rifiuta e chi li accoglie, spero sotto il segno dell'empatia, in questo caso nel mio film, ma anche della cucina, perché comunque il mio film parla della possibilità di ricostruire attraverso questo piccolo ristorante multietnico dove le ricette italiane, in questo caso umbre, si mescolano con quelle senegalesi e pakistane. Ovviamente questa mescolanza di ricette vuole essere anche il simbolo di una possibile mescolanza di nazionalità, di culture e di persone con passati completamente diversi che però si possono incontrare e possono convivere pacificamente.
Una curiosità rispetto al ristorante multietnico è che le ricette realizzate nel film sono ricette vere, ricette che mi sono state raccontate da amici senegalesi e amici pakistani e che noi abbiamo mangiato sul serio, sul set, con grande godimento da parte delle figurazioni e degli attori presenti e tutti hanno goduto di questa cosa. Anche le ricette, dunque, come le acque, si mescolano. Sidi Diop, senegalese, e appunto il nostro piccolo Suleman Hamed e l'attore Kyle Giordano si sono molto divertiti all'idea che ci fossero le ricette reali del loro paese.
Ci sono dei temi ricorrenti nei tuoi film: gli aspetti sociali, la solidarietà fra esseri umani, la lotta ai pregiudizi, ma anche l’ironia e l’importanza di saper rinascere dalle macerie, con sempre un pizzico di speranza...cosa aggiungeresti a questi ingredienti rispetto al tuo modo di fare cinema?
Gli ingredienti dei miei film sono quelli sicuramente che tu citi, l'ironia, il senso di rinascita, la speranza e c'è anche, se posso dire, oltre che il senso della drammaticità, perché comunque questo mio film, io credo che sia più un dramedy che una comedy, c'è anche uno stile che vuole rifarsi a una sorta di realismo magico, ma questo perché la presenza in questo territorio della magia è molto forte, come la presenza di queste sibille ad esempio - creature da me descritte un po' come una sorta di insolita protezione civile e non a caso ho scelto che fossero anche donne di varie nazionalità - che sono una presenza comunque molto forte su questo territorio, e mi piaceva che anche all'interno del film ci fosse questo senso di magia e di paradosso.
L’idea della mescolanza culturale si riverbera anche nello stile musicale (musica di Paolo Perna) e l’accentuazione del realismo magico è ulteriormente resa dalla forte presenza del paesaggio valorizzato dalla fotografia di Sara Purgatorio.
Una domanda di rito per chi conosce la nostra testata: secondo te gli stessi pregiudizi riservati ai migranti possono riguardare anche le donne? E quali battaglie pensi debbano ancora combattere oggi le donne per affermare la loro arte, le loro idee e la loro libertà, in Italia e nel mondo? C’è un collegamento con il tuo lavoro di donna-regista?
Immigrati e donne, siamo tutti in questo senso sotto il segno della difficoltà e del cercare di farsi spazio e anche noi donne cerchiamo di farci sempre più spazio in tutti gli ambiti, anche in quelli artistici e culturali con grande fatica, ma io ho fiducia che ci riusciremo e ci stiamo già riuscendo, perché comunque abbiamo una testardaggine e una determinazione che forse è anche frutto delle difficoltà che dobbiamo attraversare.
Quindi sì, ci può essere un parallelismo in questo senso anche se io non l'ho pensato rispetto al film. Il film parla di parallelismo tra chi ha perso tutto da terremotato e chi ha perso tutto da migrante, questo è comunque il tema del film. Poi che noi donne dobbiamo lottare ancora tanto non c'è dubbio, però credo che di volontà ne abbiamo tanta e credo che ci stiamo facendo valere anche in molti contesti artistici. Certo non dobbiamo mollare, e in questo momento storico più che mai non si deve mollare.
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