Angelina Mauro e Giuditta Levato eroine delle lotte per la terra nella Calabria del secondo dopoguer
Le rivolte dei contadini ed autotrasportatori meridionali hanno scoperchiato il vaso di Pandora dei problemi dei contadini del Sud italiano. I sacrifici di Angelina Mauro e Giuditta Levato.
Giorni di rivolte agricole in Calabria e nel resto del Meridione italiano. Dalla Sicilia alla Puglia, passando per la Campania, la Calabria e la Basilicata, non c'è provincia in cui non si registrino presidi di protesta. Si aspetta il prossimo 27 ottobre per capire se le proteste continueranno perché nella politica nazionale avrà prevalso il buonsenso o se dovranno proseguire. Ormai non è più solo il costo della benzina o del gasolio ad agitare gli agricoltori, ma è l'intero sistema a dover essere salvato, scoperchiando un "vaso di Pandora" che molti sapevano esistesse, ma che in molti hanno fatto finta di non vedere. In Calabria il problema è antico e il prossimo 29 ottobre ricorreranno 77 anni dall'eccidio di Melissa quando, nel Marchesato Crotonese, i celerini inviati dal ministro Mario Scelba spararono sui contadini che avevano occupato il latifondo di Fragalà. Alla fine della pioggia di piombo rimasero a terra tre protestanti: Francesco Nigro, Giovanni Zito e la ventiquattrenne Angelina Mauro, che dopo giorni di sofferenza sarebbe morta nell'ospedale di Crotone. Poco distante da Melissa, a Calabricata, in provincia di Catanzaro, si svolse un'altra occupazione della terra guidata da una paladina dei contadini: Giuditta Levato. Nata ad Albi ma vissuta a Calabricata, Giuditta era una donna di straordinaria tempra civile. In un'epoca segnata da profonda miseria e dalla piaga del latifondo agrario, si sposò e divenne madre, lavorando duramente la terra. Profondamente convinta della necessità di riscatto per i braccianti e i contadini poveri del Sud, fu tra le promotrici della nascita della prima sezione del Partito Comunista Italiano a Calabricata e, successivamente, della prima cooperativa agricola della zona, battezzata “Unione e Libertà”. L'obiettivo della cooperativa era lottare pacificamente per l'applicazione dei decreti agrari che assegnavano ai contadini le terre incolte da mettere a coltura. Nel 1946 «venne il 28 novembre — avrebbe scritto il senatore comunista Pasquale Poerio — e il grosso massaio Pietro Mazza volle sfidare, con la complicità di un ignobile servo, la buona volontà dei contadini. Nel tardo mattino si recava nel suo fondo, richiesto e contestato dalla lega dei contadini, per seminarlo. Ne fu avvertita Giuditta, che chiamò tutte le donne a raccolta, tutte le mamme contadine, tutte le spose dei combattenti, e andarono sul luogo per impedire al ricco massaio di seminare la terra contesa. L'offesa era grave per il massaio che, vilmente, con l'aiuto di un servo sparò su Giuditta, la terribile avversaria che dava forza e coraggio ai contadini; e la giovane sposa, che sarebbe stata per la terza volta mamma tra pochi mesi, fu ferita al ventre. Ma non si abbatté: si sedette per terra, si guardò la ferita e alle altre mamme, alle altre spose ordinò che acciuffassero i vigliacchi perché la lotta non era finita. Ricordo — concludeva il proprio memoriale Pasquale Poerio, che era presente fra i contadini —: "Compagno, dillo a tutti i capi e agli altri compagni che io sono morta per loro, che io sono morta per loro"». Ancora una volta il coraggio di una donna aveva fatto lstoria nell'amara terra di Calabria.
Francesco Rizza