Login Registrati
“Donne e mafia”. Se ne è parlato al Liceo “Guacci” di Benevento

“Donne e mafia”. Se ne è parlato al Liceo “Guacci” di Benevento

Maria Rosaria Ricci, referente provinciale del Coordinamento “Libera”, ha parlato agli studenti della cultura patriarcale e violenta alla base dei sistemi di mafia, ricordando alcune donne vittima di tale struttura soffocante e familista. Storie di at

Giovedi, 26/02/2026 - «La subcultura mafiosa è intrisa di maschilismo e di patriarcato. Le mafie fanno pedagogia, ma una pedagogia mafiosa. Diversa da quella della scuola, che si svolge solo la mattina. La mafia la fa 24 ore su 24, all’interno della famiglia e dei rapporti fra le persone e con fini molto diversi da quelli di una sana educazione.
I dispositivi mafiosi si estrinsecano attraverso forme di violenza fisica e morale. Non si è liberi nemmeno di pensare. Vi è una violenza che opprime anche i sentimenti delle persone».

A parlare è Maria Rosaria Ricci, già docente e poi dirigente del Liceo “Guacci” di Benevento, nonché referente del Coordinamento Libera del capoluogo sannita.
Una mattinata intensa e partecipata, quella che si è svolta nella giornata del 25 febbraio presso l’Aula Magna del Liceo, grazie al percorso portato avanti dal presidio di Libera, presente da molti anni presso la scuola, e grazie al lavoro dell’attuale referente, professoressa Lucia Pezza, coadiuvata da un gruppo di docenti: Daniela Biele, Lorella De Lucia, Maria Lepore e Nunzia Tiricola.
Un momento di riflessione che ha fatto il punto su che cosa significhi essere donne inserite in un sistema mafioso, attraverso il ricordo di figure di donne vittime di questo sistema e attraverso l’attenzione posta sull’importanza di essere liberi di scegliere la propria vita, fuori da questa struttura che stritola la persona.
Nell’introdurre i lavori, la Dirigente Scolastica, prof. Giustina Anna Gerarda Mazza, ha ricordato la profonda passione che ha sempre guidato Maria Rosaria Ricci – che al “Guacci” insegnava Scienze Naturali, e che poi, come detto, ne è stata dirigente –, ed ha ripercorso con brio la storia della delega che le fu attribuita come responsabile del settore legalità, con, appunto, il coinvolgimento dell’associazione Libera.
«Fu Michele Martino – ha detto la Dirigente – ha proporre di creare nella nostra scuola un presidio di Libera. Il 24 ottobre del 2019 qui da noi abbiamo avuto don Luigi Ciotti, il prete antimafia che è sotto scorta di Libera, e che in quell’anno ha inaugurato il presidio, con il murale esterno che ricorda ed è il simbolo di quella giornata. È arrivato da noi con la scorta e quel giorno abbiamo ospitato una serie di autorità politiche, religiose e militari. Bisogna, però, ricordare, che per creare un presidio in una scuola, la scuola deve avere già lavorato a certe tematiche e quindi il nostro presidio di Libera è stato attivato all’interno di un lungo percorso che già prevedeva tematiche e riflessioni sulla legalità».
La referente professoressa Lucia Pezza, ha detto:
«Il percorso scolastico che affrontiamo parla di donne e mafia. Donne vittime di mafia. Donne d’onore. E donne che si ribellano. La professoressa Ricci, docente e mamma, è una donna che non si arrende e dalla quale non possiamo che imparare la capacità di non fermarsi».
Ha poi dato lettura di un testo di don Luigi Ciotti sull’eresia, «perché la professoressa Ricci lo teneva nella stanza della vicepresidenza»*.
Gli studenti sono stati anch’essi protagonisti della giornata. Dapprima con l’esibizione canora e pianistica dell’inno di Libera, tratto dalle parole del prete antimafia don Peppe Diana (“Per amore del mio popolo non tacerò”), quindi con la lettura di un approfondimento dedicato al lavoro del giudice Roberto Di Bella. Di Bella, nel 2012, in Calabria ha ideato il protocollo antimafia “Liberi di scegliere”, che ha permesso di allontanare oltre 150 minori dal contesto mafioso di appartenenza. Dapprima osteggiato, in quanto il giudice Di Bella veniva da più parti accusato di deportazione di minori, il protocollo è poi diventato governativo. Di Bella ha più volte parlato di donne che hanno fatto una fine orribile per avere denunciato i mariti o compagni mafiosi e di bambini figli di ndranghetisti dalle fattezze già adulte e dalla assoluta mancanza di empatia.
Maria Rosaria Ricci, ha passato in rassegna la storia di donne brutalmente uccise dalla ndrangheta, vittime di un sistema familista che racchiude gli appartenenti ad un nucleo familiare malavitoso in un recinto, dove è impossibile qualsiasi forma di sviluppo sociale. Basti pensare che in Calabria – ella ha affermato –, ai maschietti che fanno la prima comunione viene regalata una pistola, che si insegna poi a sparare recandosi in aperta campagna.
Le donne che nascono in tali contesti mafiosi, dove ai maschi interessa mantenere e perpetuare il potere, hanno veramente poche possibilità di ribellarsi, soprattutto perché rischiano di essere fatte passare per pazze, uccise, oppure ricattate sulla prole.
Tuttavia, ha aggiunto la prof Ricci, l’antimafia è donna. Nando Dalla Chiesa, un sociologo oggi ottantenne, figlio del generale Dalla Chiesa che fu ammazzato dalla mafia, ha spiegato che chi fa volontariato antimafia sono soprattutto le donne. Invece, Don Luigi Ciotti, afferma: «Le donne sono le punte più avanzate del risveglio antimafia».
Maria Rosaria Ricci, anche con l’ausilio di brevi video, ha poi spiegato la triste realtà: «Abbiamo 130 donne vittime di mafia, di cui quaranta minorenni».
Tra di loro ci sono: LEA GAROFALO, che ebbe una figlia con uno ndranghetista col quale era andata a vivere a Milano, e che fu da questi ammazzata con l’inganno. La figlia, oggi, vive sotto falsa identità e pochissime persone fidate sanno dove si trova. Sulla questa terribile storia è stato girato uno splendido film, “Lea”, di Marco Tullio Giordana; RITA ATRIA, che denuncia l’uccisione prima del padre e poi del fratello e che il giudice Borsellino prende sotto la sua protezione. È considerata la settima vittima della strage di Via d’Amelio, perché, appresa la morte di Borsellino, si suicida gettandosi dal quinto piano del suo palazzo. La madre ne andrà a spaccare la tomba, considerandola “donna disonorata” per avere denunciato i delitti di mafia; ROSSELLA CASINI, giovane studentessa universitaria toscana, che aveva creduto di salvare il suo ragazzo dal sistema mafioso e che fu brutalmente uccisa dai parenti di lui e gettata in pasto ai pesci nel mare della Calabria; LIA PIPITONE, vittima di un commando mafioso che fece passare la sua uccisione per un incidente capitato durante una rapina in un negozio; ESTHER JOHNSON, una prostituta nigeriana di 36 anni che nel 2016 è stata uccisa proprio a Benevento (città nella quale si spostava da Castelvolturno), freddata da circa cinque colpi di pistola nei pressi della stazione centrale, vittima indifesa del sistema malavitoso che ruota intorno tratta delle schiave del sesso.
Il presidio Libera del Liceo “Guacci” nei prossimi offrirà nuovi momenti di incontro e riflessione, al fine di consolidare sempre più nella coscienza dei giovani il senso della responsabilità e della legalità.
Si possono consultare due interessanti siti in rete: www.liceoguaccibn.edu.it/progetti?id=311, e https://vivi.libera.it/home_skip, con storie, testimonianze e materiali di studio sulle attività di Libera.

_______________________________

*Il testo di don Ciotti recita:

Vi auguro di essere eretici.
Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.
Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell'eresia.
Vi auguro l'eresia dei fatti prima che delle parole, l'eresia che sta nell'etica prima che nei discorsi.
Vi auguro l'eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell'impegno.
Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri.
Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell'indifferenza.
Chi crede che solo nel noi, l'io possa trovare una realizzazione.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.

Lascia un Commento

©2019 - NoiDonne - Iscrizione ROC n.33421 del 23 /09/ 2019 - P.IVA 00878931005
Privacy Policy - Cookie Policy | Creazione Siti Internet WebDimension®