Il documentario di Claudio Casazza, girato nella Casa di Reclusione di Bollate, sul lavoro di un’équipe specializzata nella riabilitazione degli autori di reati sessuali, mostra che un cambiamento è possibile
Lunedi, 30/01/2017
Un anno trascorso accanto a loro, “abitando” i luoghi delle riprese e girando con una troupe minima che non interferisse con quanto accadeva, aiutano a capire che un cambiamento è possibile. “Ho deciso di fare questo documentario - racconta il regista - dopo aver assistito a un incontro aperto di due ore tra condannati ed operatori che fanno parte del progetto: da entrambe le parti ho visto l’incredibile materiale umano che avevo di fronte. Per restare il più possibile aperto durante le riprese, senza pregiudizi e senza avere già delle sentenze in mano, ho scelto di non sapere che tipo di reati avessero commesso i detenuti che filmavo nel percorso di trattamento. E volevo che questo atteggiamento si riflettesse nel film. Credo che il documentario non rappresenti solo un dialogo tra condannati e terapeuti, ma anche un confronto costante con lo spettatore perché ciascuno possa farsi delle domande e fare un percorso di consapevolezza”. La pellicola pone inoltre l’accento su temi quali la fiducia, gli stereotipi, la relazione con l’altro, la consapevolezza verso il proprio reato, il danno fatto alle vittime. Dei 248 casi di autori di reato seguiti dall’Unità di Trattamento Intensificato, solo 7 hanno reiterato una violenza.
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