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‘Primavera’: musiciste orfane in cerca di liberazione

‘Primavera’: musiciste orfane in cerca di liberazione

Il film di Damiano Michieletto racconta l’ingiusta sorte delle ragazze ospitate nel ‘700 presso l'Ospedale della Pietà a Venezia, formate come musiciste, la cui libertà dipendeva da matrimoni combinati, che imponevano l’abbandono della musica.

Mercoledi, 04/02/2026 - Un segmento meno noto delle tante ingiustizie perpetrate ai danni del mondo femminile, è quello raccontato nel film ‘Primavera’, del regista veneziano Damiano Michieletto, che si concentra su quanto avveniva nel Settecento alle giovani donne abbandonate dalle ragazze madri presso l’Ospedale della Pietà, il più grande orfanotrofio di Venezia, un'istituzione che provvedeva all’istruzione ed alla formazione generale delle bambine, poi adolescenti e oltre, che avviava le orfane più talentuose allo studio della musica.

Nel tempo, infatti, l’orchestra dell’Ospedale - che aveva noti maestri di musica e strumento e che dava concerti per ricchi mecenati, in cui le ospiti suonavano da dietro una grata per non essere viste in volto - era divenuta una delle più apprezzate al mondo e le giovani donne potevano suonarvi finché qualcuno, in cambio di una ricca dote donata all’Ospedale, le avesse chieste in moglie, condizione che avrebbe significato per loro, anche le più talentuose, l’abbandono immediato, e per sempre, della possibilità di suonare.

Si trattava di un vero e proprio circolo vizioso: per uscire dalla prigionia dell’orfanotrofio le ragazze ospiti avevano come unica scelta il matrimonio con uomini sconosciuti, più anziani e danarosi, il che significava spesso entrare in un altro tipo di prigione, che imponeva loro la sottomissione piena al marito e l’abbandono di ogni velleità artistica per chi avesse coltivato le aspirazioni musicali come sogno e rifugio.

Protagonista di ‘Primavera’ è Cecilia (interpretata da Tecla Insolia, la giovane attrice lanciata da Valeria Golino in ‘L’arte della Gioia’), una giovane di vent’anni molto dotata per il violino ma profondamente infelice per la ferita dell’abbandono da parte della madre, alla quale – pur ignorando chi essa sia – scrive in segreto, piangendo e tormentandosi, lettere in cui le chiede perché l’abbia lasciata e se mai tornerà a riprenderla, missive mai spedite che l’aiutano a sopravvivere e ad andare avanti, insieme alla musica, tra le angherie di una governante intristita - anche lei ex-orfana rimasta a lavorare all’Ospedale - e le scarse prospettive future.

Tutto cambia con l’arrivo di un nuovo Maestro di musica, il cui nome è nientemeno che Antonio Vivaldi, un prete e un magnifico compositore ma non benestante: con Vivaldi, che saprà valorizzare il talento della giovane donna, giungeranno per Cecilia la Primavera (composizione, sembra, da lei ispirata) e la speranza di poter coltivare un risveglio della passione musicale e dei sensi, insieme ad un vero e proprio sogno di libertà.

Cecilia, per perseguire i suoi desideri e per aver osato alzare la testa e ribellarsi ad una condizione femminile predestinata e imposta, dovrà pagare comunque un prezzo molto alto. Insieme a Tecla Insolia, un bravo Michele Riondino nel ruolo di Vivaldi, mentre la bellezza della location, la laguna di Venezia, fa risplendere di luce l’oscurità delle mura e degli eventi all’interno dell’orfanotrofio.

“Primavera racconta dell’incontro e del risveglio di due anime dopo un lungo inverno - afferma il regista Damiano Michieletto - quella della giovane e talentuosa violinista Cecilia, orfana in cerca di una propria identità, e quella di Antonio Vivaldi, un uomo travolto dal proprio furore creativo ma anche infragilito dal bisogno costante di veder riconosciuto il proprio talento. Cecilia vive da sempre alla Pietà, un’istituzione che a Venezia accoglieva e istruiva orfane e orfani.

È una ragazza che non sa nulla del proprio passato, non sa chi l’abbia messa al mondo ma nutre la speranza che un giorno questa donna, a cui scrive lettere struggenti, possa presentarsi a reclamarla. È questo un dolore che la lacera nel profondo e che sembra impedirle di vedere il futuro.
I colori ed i suoni di Vivaldi invadono, ben presto, la vita delle musiciste della Pietà e rivelano il talento straordinario di Cecilia, la liberano dal dolore del passato proiettandola verso un orizzonte che va oltre la musica, che crea, dà forma all’immaginazione e concede fama ma a Cecilia non basterà immaginare il mondo attraverso la musica. Lei sceglie di cercare la libertà oltre le mura che la separano dal mondo.”

I manoscritti di Vivaldi, morto in povertà, rimasero a Venezia: una raccolta di centinaia di partiture autografe, che passeranno di mano in mano, scomparendo per quasi due secoli. Verranno ritrovate per caso solo all’inizio del Novecento e da quel momento in poi inizierà la vera riscoperta di Antonio Vivaldi e della sua storia musicale. Insieme a quella del compositore verranno riscoperte, almeno in parte, anche le storie di Anna Maria, Chiara, Michielina, Agata e tutte le altre musiciste e compositrici della Pietà, donne che furono tra le più grandi musiciste del loro tempo.

Fondato nel 1346, l’Ospedale della Pietà continuò per secoli ad accogliere orfane. Ancora oggi è in attività come sede dell’Istituto Provinciale per l'Infanzia Santa Maria della Pietà di Venezia.

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