‘SGUARDI AL FEMMINILE’: Varda e Gravier, tra Parigi e Roma.
A Villa Medici inaugurate due mostre dedicate ad Agnès Varda e Nicole Gravier, tra fotografia, cinema e immaginario mediatico. Dal 25 febbraio al 25 maggio 2026.
Sabato, 28/02/2026 - Ci sono artiste, come la celebre regista, fotografa e sceneggiatrice Agnès Varda (Bruxelles 1928-Parigi 2019), esponente femminile di spicco della Nouvelle Vague e realizzatrice di film acclamati da pubblico e critica (tra cui il noto ‘Cleo dalle 5 alle 7’), che hanno attraversato quasi un secolo di cinema, fotografia e arti sperimentali, lasciando un segno unico, ed altre meno note in Italia, come Nicole Gravier (nata ad Arles nel 1949), che fin dagli anni Settanta - come pratica pionieristica ed eco diretta della rivoluzione femminista – realizza lavori fotografici in Italia, analizzando e decodificando gli stereotipi e i luoghi comuni dei nuovi media (le cartoline, i fotoromanzi, la moda e la pubblicità) e delle riviste femminili, utilizzando la tecnica del détournement, la decostruzione degli stereotipi mediatici.
Per celebrare il lavoro d’avanguardia di queste artiste visive e la loro capacità di saper guardare oltre le convenzioni sociali, in epoche in cui non era ancora affatto scontato per le donne lavorare e vivere come fotografe e cineaste, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici ha inaugurato, alla presenza di Rosalie Varda (figlia di Agnès) e della stessa Nicole Gravier, due mostre - aperte al pubblico dal 25 febbraio - che, con linguaggi diversi ma complementari, attraversano il rapporto tra immagini e immaginario, vita quotidiana e rappresentazione, sguardo femminile e dispositivi della cultura di massa.
Un doppio appuntamento, che conferma la vocazione di Villa Medici come luogo di ricerca e di dialogo tra arti, città e linguaggi: la fotografia come campo di sperimentazione e memoria, il cinema come estensione naturale dello sguardo, l’immagine popolare come terreno di conflitto e consapevolezza.
Da un lato la prima grande retrospettiva dedicata in Italia all’opera fotografica di Agnès Varda (1928–2019), intitolata “Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma” (25 febbraio – 25 maggio 2026), un omaggio che si inserisce nelle celebrazioni per il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma (1956–2026), allestita in un’ala magnifica e generalmente poco visitabile di Villa Medici.
Dall’altra, la mostra “Nicole Gravier. Fotoromanzo” (25 febbraio – 4 maggio 2026), prima esibizione istituzionale in Italia dell’artista francese post-concettuale, pioniera del ‘détournement’ visivo di immagini mediatiche che ha voluto mostrare, con le sue opere (fra tutte: ‘Miti & Cliché: Fotoromanzi’), gli stereotipi culturali del mondo dell’arte e dei media, manipolando le immagini ‘cliché’ della cultura di massa (ad esempio del fotoromanzo) e demistificando i modelli normativi di felicità, bellezza e successo veicolati da una società ancora ampiamente intrisa di conformismo.
Due percorsi che invitano il pubblico a interrogarsi su come si costruiscano le narrazioni visive e su come, a partire da un dettaglio, da un volto, da una posa o da una didascalia, si possa raccontare un’epoca.
‘Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma’ (25 febbraio – 25 maggio 2026)
Con ‘Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma’, Villa Medici rende omaggio all’artista e regista attraverso la prima grande retrospettiva italiana dedicata alla sua opera fotografica: è un invito a entrare in un universo in cui fotografia e cinema si richiamano costantemente, non come discipline separate ma come forme comunicanti di una stessa “scrittura per immagini”: la fotografia come taccuino, come prova, come gesto di osservazione; il cinema come eco e sviluppo narrativo di quel medesimo sguardo.
Il cuore simbolico della mostra è Parigi, e più precisamente il cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita, di lavoro e di sperimentazione per quasi sette decenni, spazio inscindibile dall’identità artistica di Varda. Intorno a quel cortile - trasformato in studio di posa, laboratorio fotografico e sede della sua prima mostra nel 1954 - si costruisce un racconto che mette in scena una Parigi vissuta “dal basso”: il quartiere, le strade, i volti, le presenze marginali, le relazioni, l’ironia, la tenerezza e, insieme, la precisione con cui Varda sa cogliere il tempo storico nella trama della quotidianità.
Come lei stessa affermava: “credo che comunque le persone siano ciò che c’è di più interessante”: fotografare, guardare, immortalare gli altri, nei gesti consueti ed inconsueti della vita di tutti i giorni, come dimostra la sua sensibilità nel saper cogliere istanti rivolti alle persone comuni e anche alle più marginali.
Curatrice della sezione ‘La Parigi di Agnès Varda’, mostra già allestita al museo Carnavalet – Histoire de Paris, è Anne de Mondenard, con la collaborazione eccezionale del museo Carnavalet – Histoire de Paris, Paris Musées e Rosalie Varda.
Accanto agli anni parigini, il percorso si apre a un’altra geografia decisiva: l’Italia, vissuta e osservata da Varda in momenti cruciali della sua formazione e della sua maturità. Le fotografie realizzate durante i viaggi da Venezia a Roma, nelle ville e nei giardini rinascimentali o sui set cinematografici, risuonano come un controcampo che mette in luce la sua capacità di abitare i luoghi senza mai ridurli a scenario. Sono immagini in cui il pittoresco si intreccia con l’intelligenza compositiva, con un’attenzione quasi grafica per ombre, contrasti, geometrie, e con quella curiosità che la spinge a cercare - sempre - ciò che passa inosservato.
La mostra mette in dialogo l’opera della Varda fotografa con quella della cineasta attraverso un insieme di 130 stampe originali, estratti di film, pubblicazioni, documenti, manifesti, fotografie di scena e oggetti appartenuti all’artista. Il progetto nasce dal musée Carnavalet – Histoire de Paris (presentato a Parigi dal 9 aprile al 24 agosto 2025) dove è stato curato da Anne de Mondenard con Paris Musées, con la collaborazione eccezionale del musée Carnavalet – Histoire de Paris, Paris Musées e Rosalie Varda.
L’approfondimento dedicato all’Italia è curato da Carole Sandrin, ed è realizzato in coproduzione con l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France, sulla base del fondo fotografico e degli archivi della Succession Agnès Varda. Alla base del percorso, un lavoro di ricerca durato oltre due anni, costruito sul fondo fotografico di Varda e sugli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione da lei fondata e oggi diretta dai figli Rosalie Varda e Mathieu Demy.
Il racconto espositivo è articolato in nove capitoli, che compongono una biografia per immagini, fatta di luoghi e di ossessioni poetiche: dagli esordi e dai primi paesaggi parigini (“Prima di rue Daguerre”) all’approdo nel suo spazio-mondo (“Il cortile di rue Daguerre”); dalla Parigi del dopoguerra attraversata con ironia e una sottile vena enigmatica (“Drôle de Paris”) alla pratica del reportage come regia e messa in scena (“Foto-scrittura”); fino alla città che diventa specchio emotivo e politico (“La città in eco”), e alla costante attenzione per donne e vite marginali (“Donne, persone”).
Un focus speciale, naturalmente, è dedicato a “L’Italia”: il viaggio del 1959 tra Venezia e dintorni, con i suoi motivi ricorrenti e le sue scoperte visive; e il 1963 romano, quando Varda – inviata dal mensile Réalités - arriva con tre macchine fotografiche per ritrarre Luchino Visconti, (che la impressionò come uomo ‘serio e distaccato’) appena insignito della Palma d’oro per Il Gattopardo, e visita Jean-Luc Godard sul set del Disprezzo, fotografando Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli. Il percorso si conclude con la trasformazione del cortile in corte-giardino (“La corte-giardino”), fino al modo in cui il suo sguardo attraversa lo spazio urbano tra finzione, documentario e frammenti di prova (“Viaggio in città”).
Nel dialogo con le fotografie e i film di Varda, la mostra riunisce inoltre opere di artisti come Giancarlo Botti, Michaële Buisson, Alexander Calder, Martine Franck, Dominique Genty, JR, Liliane de Kermadec, Michèle Laurent, Claude Nori, Laurent Sully-Jaulmes, Robert Picard, Valentine Schlegel, Collier Schorr, restituendo la rete di relazioni artistiche e l’orizzonte culturale in cui lo sguardo di Varda si è formato e continuamente reinventato.
La mostra è accompagnata dal catalogo ‘Le Paris d’Agnès Varda – de-ci, de-là’, a cura di Anne de Mondenard e pubblicato da Paris Musées, con testi di Antoine de Baecque, Anne de Mondenard, Dominique Païni, Carole Sandrin e Rosalie Varda (progetto grafico Jad Hussein: 240 pagine, 250 illustrazioni; prezzo 39 €; formato 24 x 32 cm).
A completare e ampliare la mostra-omaggio alla grande artista, l’opera di Agnès Varda sarà protagonista anche di una grande esposizione in Italia che dialoga direttamente con il progetto romano: ‘Viva Varda! Il cinema è donna’, alla Galleria Modernissimo di Bologna dal 5 marzo 2026 al 10 gennaio 2027, una mostra monografica su 1.200 mq dedicata alla cineasta, fotografa e artista, prodotta dalla Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française, a cura di Florence Tissot con la direzione artistica di Rosalie Varda, in collaborazione con Ciné-Tamaris.
Nel periodo di apertura, la Cineteca curerà anche al Cinema Modernissimo una retrospettiva completa delle opere di Varda, affiancata dalla pubblicazione, per le Edizioni Cineteca di Bologna, della traduzione italiana del volume Agnès Varda di Laure Adler (Gallimard, con il sostegno di Chanel).
‘Nicole Gravier. Fotoromanzo’ (25 febbraio – 4 maggio 2026)
In parallelo alla retrospettiva dedicata ad Agnès Varda, Villa Medici presenta, con il sostegno della galleria ERMES ERMES di Roma, ‘Fotoromanzo’, la prima mostra istituzionale in Italia di Nicole Gravier (nata ad Arles nel 1949), artista francese post-concettuale e pioniera del détournement visivo di immagini mediatiche.
Se Varda attraversa la città e i suoi abitanti con un’attenzione poetica e politica, Gravier entra nel cuore della comunicazione di massa per smontarne la grammatica e decostruire - spesso utilizzando l’ironia e il discorso intimista e autobiografico - la narrazione patriarcale delle immagini: pose, stereotipi, cliché, promesse di felicità e codici di genere fondati sulla subordinazione delle donne e sull’ideale di realizzazione attraverso l’amore e il matrimonio.
Stabilitasi in Italia all’inizio degli anni Settanta, prima a Roma e poi a Milano, Gravier si concentra in particolare sull’influenza del fotoromanzo nella cultura popolare. Nella serie Miti & Cliché: Fotoromanzi, l’artista si appropria dei codici del fotoromanzo italiano degli anni ’70 attraverso messe in scena che stravolgono con ironia le posture ripetitive e le dinamiche stereotipate, portando in superficie i cliché cari alla cultura ed alle immagini del tempo, che trovano il loro apice nella donna che sogna di sposarsi e mettere su famiglia. La serie Miti & Cliché: Pubblicità prosegue questo lavoro di manipolazione delle immagini della moda e della stampa femminile, demistificando i modelli normativi di bellezza, successo e felicità.
Con un gesto che richiama l’orizzonte dell’arte “semiotica”, e in risonanza con la riflessione di Roland Barthes in Frammenti di un discorso amoroso (1976), Gravier interroga come i segni producano significato e come i miti visivi possano essere ribaltati: ritagliando, ricomponendo e disturbando immagini e testo, l’artista mette in crisi ciò che si crede di vedere e rivela i meccanismi della dominazione simbolica.
Il suo lavoro dialoga in modo diretto con il contesto italiano degli anni Settanta e con la rivoluzione femminista che ha messo in discussione il potere del linguaggio e dell’immagine, in continuità con artiste e teoriche come Carla Lonzi, Mirella Bentivoglio e Tomaso Binga.
Presentata in parallelo alla mostra su Varda, l’opera di Gravier ne intercetta alcune tensioni fondamentali: l’attenzione al quotidiano, la critica delle rappresentazioni del femminile e la capacità di fare dell’immagine un campo di battaglia culturale.
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