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PAOLA, PENSIERI E PAROLE IN LIBERTÀ / Beauty, Destiny e Israel

PAOLA, PENSIERI E PAROLE IN LIBERTÀ / Beauty, Destiny e Israel

Bellezza, Destino, Israel: nomi simbolici che raccontano una storia terribile d’emigrazione e, contemporaneamente, di umanità, solidarietà, amore e speranza

Lunedi, 26/03/2018 - PAOLA, PENSIERI E PAROLE IN LIBERTÀ / Beauty, Destiny e Israel
Tre nomi incredibilmente simbolici che raccontano una storia terribile d’emigrazione,  ma contemporaneamente un racconto di umanità, solidarietà, amore e speranza (presumibilmente come tanti altri di cui non sappiamo nulla) che compongono le tessere del mosaico del mondo dell’emigrazione, appunto. Una storia di cui ci auguriamo di conoscere un finale positivo di riscatto.
Mentre questi giorni scandiscono i grandi appuntamenti del dopo voto del 4 marzo, dalle elezioni dei Presidenti della Camera e Senato al lavorio per arrivare a un Governo, un tema,  quello dell’emigrazione, che nei programmi dei diversi partiti risulta essere una discriminante, ci racconta, riportata dalle pagine della cronaca, una storia analoga chissà a quante altre su cui vale la pena di riflettere per capire i problemi epocali che l’emigrazione pone e che devono essere affrontati.
E’ una storia d’amore e responsabilità che molti conoscono per lo spazio che “ha strappato” nell’informazione, per la sua densità emotiva che parte una madre coraggio, Beauty,  un padre che spera oggi in un futuro degno d’essere vissuto per lui, Destiny,  e per il piccolo Israel che con il suo chilogrammo di peso lotta per vivere e senza saperlo per onorare la sua mamma che ha lottato per dargli la vita morendo.
Beauty viveva a Napoli con suo marito Destiny e possedeva un permesso di soggiorno,  seppur in scadenza,  a differenza di suo marito. Lei rimane incinta contemporaneamente alla scoperta di un tumore maligno e mortale e quando è già a 7 mesi di gravidanza decide insieme al marito di tentare il temibile passaggio delle Alpi in Valsusa verso la Francia, che come molti emigranti considerano la terra promessa.
Ma la Francia, che di terra promessa non ha oggi neanche l’ombra, attraverso le sue guardie di confine mostra un'anima disumana e senza pietà e riporta indietro Beauty, che sta molto male, alla stazione di Bardonecchia con suo marito, senza neanche preoccuparsi di avvertire il medico sempre di turno della ong Rainbow 4 Africa. Da quel momento è l’Italia che diviene, ancora  una volta, il vero paese della speranza. Beauty, gravissima per il tumore, dopo il primo soccorso a Bardonecchia viene trasportata all’ospedale Sant’Anna di Torino, dove considerata la situazione al limite del possibile, per madre e figlio, la ginecologa Giulia Todros con la sua équipe si impegna per tenere in vita la madre il più a lungo possibile per permettere al bimbo di poter nascere vivo. Beauty muore e Israel, come ha deciso di chiamarlo suo papà, nasce con parto cesareo con un peso di 700 grammi, ma lotta ancora oggi per vivere grazie alle cure nel centro neonatale di terapia intensiva dell’ospedale.
Ed è qui che si sviluppa il nuovo capitolo di una storia che, nonostante il dolore che evoca, contemporaneamente richiama la bellezza dell’amore della mamma di Israel. Beauty, ovvero Bellezza quasi un nome e un destino quello di nuovo legato a un nome: quello di papà Destiny. Ma la storia ricordata e l’emozione che suscita ci riporta subito ai temi e problemi di tanta umanità che emigra.
La solidarietà umana,  fatta di gesti concreti importanti, l’affetto, la cura che ha circondato questa famiglia di cui l’Italia pure deve andare molto orgogliosa,  non può certo essere la risposta generalizzabile. C’è bisogno di una politica europea complessa e credibile e in Italia, accanto alla generosità ed accoglienza che in molte situazione si esprime, c’è urgenza di regole, leggi che permettano risposte organiche e burocraticamente definitive di volta in volta.
Non è un caso che sia ancora la famiglia di Beauty e Destiny a farcelo capire.
Il papà per non essere un fantasma, un clandestino, per potersi prendere cura di Israel, figlio di Beauty - tutti facciamo il tifo perché riesca a farcela e a crescere - ha bisogno di un permesso di soggiorno, di un lavoro,  del riconoscimento, di un'identità definita.
E se forse la loro storia, per la drammaticità con cui si è imposta all’opinione pubblica e la solidarietà amplissima che si è messa in moto -solidarietà umana, nel mondo della sanità,   delle stesse istituzioni e persino da parte di un imprenditore che ha offerto un lavoro a Destiny - troverà soluzione; deve parlare e far pensare alle e ai tanti - di cui non conosciamo né nome né vicende - che hanno bisogno di riferimenti certi.
Un Governo  alla fine si farà e la speranza è che le forze che lo comporranno affrontino, nonostante quello che hanno detto fino ad ora, con responsabilità un tema che si impone e che non si può sfuggire continuando ad usare la retorica dell’invasione.
Se Israel, come speriamo, ce la farà, quando e come potrà essere cittadino Italiano? Che percorso potrà avere quella legge sul diritto di cittadinanza per i figli di emigrati che l’ultima legislatura non è riuscita ad approvare?
Non dobbiamo accettare che l’emozionante storia di Beauty, Destiny ed Israel sia fine a se stessa, quasi racconto di uno scrittore, ma che invece sia considerata lo specchio di un'emigrazione fatta di vite, di nomi, di speranze che l’Europa non può ignorare e che qualunque forza politica non può liquidare considerando gli esseri umani delle cose .
Paola Ortensi

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