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C’è stato un Referendum. Opinioni... Intanto le mie

C’è stato un Referendum. Opinioni... Intanto le mie

Confermata da un'ampia maggioranza della cittadinanza, la Costituzione resta la bussola della nostra democrazia, ma le questioni che restano aperte sono molte. E vanno studiate

Mercoledi, 01/04/2026 - Tutti contenti? Se amiamo la Costituzione, sempre valida nonostante gli ottant’anni, certamente sì: “sventata la torsione autoritaria”. Per la prima volta la Costituzione è stata “usata come arma contundente” (Domani). Indisponibile il Governo, dall’alto della sua grande maggioranza, a discuterne democraticamente con l’opposizione o a tener conto dei suoi emendamenti. Era stata reso inutile anche l’audizione a Montecitorio dei più noti costituzionalisti.
Non mancano le preoccupazioni. Intanto Lombardia, Veneto e Trentino AA non sono “regioni per il no” con la loro non mediocre - la partecipazione al voto è stata alta - prevalenza del sì (Lombardia 53% sì e 63,7 dei votanti; Veneto 58,4 per 63,4 di votanti; Trentino AA 49,4), anche se le città capoluogo si salvano.
Anche il voto del Sud: evviva per le alte percentuali del NO, ma con più bassa partecipazione: Sicilia 61% per 46% votanti o Calabria 47,3 per 48 % di elettori. Comunque, il numero dei votanti resta abbastanza alto: buon segno se indica che il Sud conosce il peso delle mafie e reagisce. I dati del referendum sono dati da memorizzare, dato che tra un anno si voteranno le politiche.
Però una domanda critica ci vuole: questo voto netto e promettente - 53,7 NO; 46,3 SI’ - con una partecipazione da tutti ritenuta imprevista, come deriva da votanti che tre anni e mazzo fa hanno votato Giorgia Meloni alla presidenza del Consiglio con una maggioranza di destra mai vista in Parlamento (dove ha 237/400 seggi alla Camera dei deputati).
Altra cosa: si può capire perché gli avvocati hanno tenuto per la separazione delle carriere. Adesso bisogna però ricomporre le fila e ragionare su quel che succede nei tribunali: la gente non sa nulla del funzionamento della Giustizia e continua ad accusare i magistrati se un fallimento va a sentenza in 5 anni. I magistrati sono i primi a voler lavorare meglio e a chiedere riforme.
Da approfondire il trauma di Forza Italia, già partito di Berlusconi. Era già pronta l’epigrafe per dedicare la vittoria dei Sì al “Cavaliere”. Marina Berlusconi ha perso le illusioni, non l’ormai chiaro interesse politico: vuole fare repulisti in casa? si dice che prima di licenziare Taiani, intenda portare a congresso Forza Italia. Tra parentesi è quello che avrebbe dovuto fare un anno fa il PD.
Intanto il Salvini ha partecipato a Budapest al comizio preelettorale di sostegno a Orban (che sembra fortunatamente in calo di consensi per le elezioni del 21 aprile) insieme con Wilders e La Pen e i capi delle destre da Abascal a Netanyahu e Milei. Meloni aveva già dato il sostegno al caro Victor con cui ci battiamo per un’Europa che rispetti la sovranità nazionale, valori che stanno prevalendo e spero che prevarranno in Ungheria”. Modestamente Salvini assicura che il voto libero ungherese vale più dei miliardi di Soros e delle minacce di Zelensky. Per lui bene stare con Orban, un pioniere.... un visionario che ci ha aperto la strada. Una strada su cui si spera che Salvini non troverà più rifornimento
Giorgia Meloni invece è proprio furbina e reagisce alla sberla. Aveva detto che non si sarebbe dimessa qualunque fosse stato l’esito; stupisce che nessuno, dopo il voto, abbia gridato “dimissioni”. In Danimarca la Presidente Mette Fredericksen (la coalizione di governo si è salvata, ma con grossa perdita dei socialisti) per correttezza istituzionale si è dimessa. La Meloni a cui piace comandare - facilitata dalla serie di uomini dappoco che tiene al guinzaglio - ha fatto dimettere gli altri, in perfetto stile dittatoriale. Anche la Santanchè che, pur inquisita, con il referendum non c’entrava. Mentre resta Nordio, uno che dichiara con il Csm ho sbagliato, ma si contenta delle dimissioni della collaboratrice complice. Tuttavia dovrà fare i conti della questione Almasri, il generale libico riportato in patria con aereo di Stato, nonostante fosse davvero uno degli stupratori, pedofili, spacciatori, illegali che Meloni prevedeva rimessi in libertà da una magistratura impunita. Sarà un problema quando il caso arriverà in aula. Anche se l’improntitudine non le è nuova, Meloni potrebbe avere brutte soprese dal rischio di perdere la maggioranza tra le beghe dei suoi. Fin qui non ha mostrato capacità del limite: non si è resa conto di strafare (non parliamo del sostegno a Nordio). Bisogna vedere come si muoverà Marina Berlusconi che ha preteso la rimozione di Maurizio Gasparri, non a caso “passato” con Vannacci: un’incognita ancora per il paese, soprattutto per Giorgia Meloni (se non ne sapeva niente).
Adesso però siamo in piena campagna elettorale: tra un anno le politiche del primo completamento del quinquennio da parte di un governo della Repubblica. Tra un anno, sempre che la situazione non precipiti e anche Meloni rinunci al quinquennio filato e anticipi il voto.
Se fin qui abbiamo fatto i conti con i dati del referendum, del felice risultato personalmente non mi fiderei assolutamente. Non ci ha aperto nessuna strada. I giovani non indicano nessuna nuova strada. La pace non è in vista e le armi sono entrate nella struttura produttiva al primo posto. Un anno è poco, ma ogni giorno può succedere di tutto e cambiare i contesti. Al contesto italiano soprattutto: allegro con variazioni? andante con passione? marcia funebre? può cadere il governo? la Meloni riuscirà ancora a comandare i suoi o affronterà per disperazione le elezioni anticipate?
L’opposizione progressista può giocare una grande partita, se capisce che non è in gioco il campionato italiano, ma la Coppa dei Campioni. Non è mai stata brava a battere il populismo dei governativi e oggi la gente che non va a votare, rifiuta i partiti e non dà segno di avere a cuore le istituzioni deve essere recuperata. Quella che ha votato Meloni non sa più che a chi sta consegnando i propri interessi. La Costituzione - si è visto - sta al primo posto; ma se non ti riesce di sbarcare il lunario e ti licenziano - oggi Orsini, Confindustria, chiama a rapporto il governo perché l’inflazione è vicina e il governo non ha fatto niente - il governo è sempre boia e i partiti sempre ladri. Non ho suggerimenti, ma vedo gli ostacoli e non vorrei che ci si andasse a sbattere deliberatamente. Un segnale negativo viene dalle insidie domestiche: perché Conte ha voluto aprire la sfida con Schlein sulle primarie? Bisognava dirgli a muso duro Sì, ma con il Pd capolista. Un disastro se si tornasse a cercare la squadra mediante la distribuzione degli incarichi lottizzati. Infatti non c’è ancora nessuna bozza di documento, anche se Schlein sostiene che, dopo il referendum, “c’è già una maggioranza alternativa”, collaudata perché In Parlamento lavoriamo insieme da tre anni. ma le previsioni impongono intese - anche europee - sull’inflazione che impoverirà ulteriormente i paesi e farà perdere terreno alle destre, da Netnyahu e Milei, Abascal oppure aumenterà le strette autoritarie.
Schlein dichiarandosi disponibile intende costruire “una proposta che sia all’altezza”. Quando propone di costruire la speranza del paese nelle lotte alle disuguaglianze e costruendo un’alleanza costituzionale con il popolo del NO, pronuncia parole sante, ma bisogna trovare i modi per ricostruire fiducia - se si crede nella Costituzione - nelle istituzioni, a partire da Parlamento ormai entrato in un cono d’ombra che può diventare mortale. Nella prossima campagna sperimenteremo l’impiego dell’IA: non sarà come farsi fare il compito di scuola e fregare l’insegnante. Non saranno permessi i lussi dell’indifferenza: siccome alla destra non mancano i soldi, mentre i progressisti sono poveri, è già necessario riprendere la partecipazione per alto senso del dovere di cittadinanza. E le parti politiche dicano dei singoli problemi - lavoro, diritti, Europa, sostenibilità, patriarcato - ccome hanno fatto con la magistratura, senza promettere cose che il bilancio dello Stato non permette.


 

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