'Casa mia, casa mia per piccina che tu sia … tu mi sembri una badia'
Le proteste per la casa in Spagna hanno determinato elezioni anticipate e le manifestazioni in Francia uniscono studenti, insegnanti, famiglie e sindacati
Casa mia, casa mia per piccina che tu sia ………tu mi sembri una badia / il femminile di giornata 111 Fra gli innumerevoli proverbi e detti popolari che definiscono l’importanza e il valore della casa, di una casa in cui si vive “Casa mia casa mia per piccina che tu sia tu mi sembri una badia” è forse quello che più mai sintetizza, con semplicità e un tocco di giocosa poesia, cosa significhi avere una casa e, di conseguenza, qual è il trauma di non averla, oppure rischiare di essere cacciato non potendo più contare su un “tetto” che protegge e garantisce sicurezza.
Come non comprendere la solitudine, il dolore e la rabbia della signora Maricarmen Abascal (87 anni) che a Madrid, dopo 7 anni di resistenza di cause e contrattazioni, il 23 settembre è stata costretta ad uscire dalla casa dove viveva dal 1956, quando aveva 16 anni. L'imposizione è arrivata con l’irremovibile arroganza del fondo di investimento spagnolo Urbagestion, come leggiamo, divenuto il proprietario dell’immobile !
Maricarmen è divenuta simbolo di un grande problema diffuso, che si chiama emergenza abitativa, e il suo sfratto è diventato il "casus belli” che ha dato origine a un’ampia ed irrefrenabile protesta per il diritto alla casa e contro le politiche e gli interessi che, di fatto, quel diritto lo negano a troppi cittadini. E non solo in Spagna. Una protesta dilagata da Madrid a Valencia, a Barcellona ed oltre, in tutta la Spagna. Manifestazioni di massa hanno portato decine di migliaia di persone nelle piazze, con mazzi di chiavi fatte suonare come simbolico testimonial delle proteste finalizzate a chiedere un serio impegno di affrontare il problema abitativo e che hanno visto, come risposta, un pacchetto di misure d’emergenza proposte dal governo di Pedro Sànchez; proposte bocciate dal Parlamento costringendolo a decidere di convocare elezioni anticipate per il prossimo 29 novembre.
Un movimento e una protesta che ha risonanza europea e mondiale e che, riprendendo proprio la storia della Signora Maricarmen, racconta, nodi e problemi riguardanti la casa su cui riflettere perché esistono anche in buona parte dell’Europa e non solo; pensiamo per esempio a New York, dove proprio sul progetto di una convincente politica abitativa che si ritiene abbia vinto le elezioni l’attuale sindaco Zohran Mamdani in carica dal 1° gennaio 2026.
Ma tornando a Maricarmen Abascal, vale la pena ripercorrere la sua storia in quanto simbolo di migliaia e migliaia di situazioni analoghe non arrivate alla notorietà. Scopriamo che circa 7 anni fa - quando l’edificio dove c’è il suo appartamento pare essere stato acquistato appunto dal fondo di investimento Urbagestion - le fu aumentato l’affitto mensile che dai 500 euro arriva a 2650. Sono seguite estenuanti trattative, per opporsi a ben 4 sfratti, accompagnate dall’avvocata Biatriz Durò; nel tempo ottenne la concessione di scendere a 1650 euro, ovviamente ugualmente inaccettabili per Maricarmen. Nel frattempo la storia è balzata agli onori della cronaca e i media hanno inziato a seguirla, ignoti benefattori hanno proposto al fondo Urbagestion sia di comperare l’appartamento (in modo di permetterle di rimanere pagando l’affitto di sempre) sia pagare l’affitto aumentato.
Nessuna proposta ha trovato udienza, divenendo però di giorno in giorno sempre più di dominio pubblico tanta inumanità che, considerando la forza dell’affittuaria che per anni si è battuta per non perdere la casa ma anche consapevole di opporsi al principio della violenza che la riguardava, ha fatto di Maricarmen il simbolo del diritto alla casa.
La sua protesta si è moltiplicata generando, con una crescita vertiginosa di partecipazione popolare, lo specchio del malessere di migliaia e migliaia di cittadini guidati dal sindacato degli inquilini e delle inquiline che proprio a Maricarmen, divenuta bandiera della lotta, hanno tentato di chiedere di non mollare, facendo dello slogan “Maricarmen resisti” la parola d’ordine delle proteste.
La 'nostra' ottantasettenne, nonostante per l’età abbia alla fine visto cedere la sua fibra tanto da dover essere ricoverata in ospedale in contemporanea con l’esecuzione dello sfratto, ha dichiarato il suo orgoglio e felicità di non aver ceduto per anni e di vedere la sua resistenza divenire lotta degli spagnoli, arrivando financo a dichiarare “ho combattuto affinchè altri imparassero a farlo".
Una storia privata è divenuta simbolo di un sentimento e di una difficoltà diffusa al punto da portare la Spagna ad elezioni anticipate; in realtà è una lotta senza confini perché analoga ad altri paesi, a partire dall’Italia dove il problema casa è al centro di richieste di nuove scelte politiche ed economiche. In un paese come l’Italia, dove il mito della casa è testimoniato dall’80% di cittadini proprietari, la reperibilità di appartamenti da affittare rimane e si pone come un grosso problema insieme ai costi e al tema dell’uso crescente delle abitazioni per affitti brevi legati al turismo, per questo problema la disponibilità delle case chiede regole affinché non sia percepita come una discriminazione che peggiora la vita dei residenti permanenti.
Partendo dai fatti di Madrid e facendo i conti con ”il popolo delle chiavi” (come si è autodefinita la cittadinanza spagnola in piazza) il tema della casa si è imposto e può allargarsi come protesta accanto ad altri momenti che richiamano attenzione e risposte.
Come rccontano in Francia le piazze degli studenti in rivolta e non solo.
Il problema della casa ovunque pretende decisioni che si dimostrano difficili eppure da proporre in tempi veloci e credibili.
La casa, le case, mi piace aggiungere, ricordano un luogo che senza se e senza ma molto ha significato e significa per le donne tanto in positivo quanto in negativo, cioè quando ne venivano considerate le 'regine' oppure quando hanno deciso di uscirne spalancando le porte con sempre maggiore consapevolezza proclamando la loro autodeterminazione rinunciando volentieri alla 'ruolo di nobiltà' cui era relegata.
Pensiamo che, comunque, ogni donna tenderà a costruire e organizzare la casa a sua immagine e somiglianza.
Paola Ortensi