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Corruzione? Al solito ci vogliono donne (capaci) per risolverla

Corruzione? Al solito ci vogliono donne (capaci) per risolverla

La corruzione condiziona lo sviluppo dell'Italia e non sappiamo come possiamo ridurla. (Ladynomics)

Martedi, 26/03/2019 - E anche questa settimana i titoli dei giornali non ci hanno permesso di scordare quanto pervasiva sia la corruzione nel nostro paese, un fenomeno certamente globale ma che da noi assume connotati…diciamo creativi? D’altronde, considerata la situazione dei nostri conti pubblici e la quantità di scandali da Tangentopoli ad oggi, non vi sono oramai più dubbi sul fatto che il fenomeno in Italia sia considerevole e che condizioni le nostre possibilità di sviluppo. Non è invece altrettanto chiaro come possiamo ridurla, la corruzione, e su quali forze sociali dovremmo fare affidamento per uscire da questo tunnel.

Noi un’idea ce l’avremmo, ed essendo su Ladynomics, immaginate quale possa essere.

Ma procediamo con ordine.

Tanto per cominciare, quando parliamo di corruzione in Italia, di quanti soldi stiamo parlando?

E’ una stima difficilissima, perché il fenomeno si sovrappone certamente, in tutto o in parte all’evasione fiscale e all’economia sommersa (i corrotti non rilasciano fattura, di solito, vero?). La corruzione può inoltre essere più o meno sfacciata, dalla mazzetta ad un più ambiguo e asettico scambio di favori e “cordialità”. Tra i vari tentativi di quantificazione, uno studio di Unimpresa ha stimato che l’Italia avrebbe sperperato almeno 100 miliardi in 10 anni per fatti di corruzione. Ci costerebbe quindi 170 euro all’anno a testa, il 6% della produttività, il 20% in più del costo degli appalti, il 16% in meno degli investimenti dall’estero.

Un altro studio, probabilmente centrato su una interpretazione più ampia del fenomeno, è quello pubblicato dal gruppo dei Verdi Europeo e presentato al Parlamento Europeo, dal quale usciamo davvero a pezzi: la corruzione in Italia costerebbe 236,8 miliardi di euro in ricchezza annua, il 13% del prodotto interno lordo, addirittura 3.903€ per abitante. L’importo in assoluto più alto d’Europa, il doppio della Francia e della Germania.

In tutto questo, le donne, va da sé, subiscono l’impatto maggiore degli effetti della corruzione,

essendo soggetti economicamente e socialmente più deboli. Diversi studi internazionali sottolineano, infatti, come la corruzione sia una tassa nascosta che distorce il modo con il quale il reddito, le risorse finanziarie e i servizi sono distribuiti anche tra donne e uomini. Il gioco, insomma, è truccato, e a farne le spese sono soprattutto le donne.

Lo studio del gruppo dei Verdi, per dire, ha evidenziato che i soldi della corruzione in Italia corrispondono ad esempio a una volta e mezza il budget nazionale per la sanità pubblica oppure a 16 volte gli stanziamenti per combattere la disoccupazione. Insomma, con quei soldi vivremmo tutti meglio, ma le donne, che hanno un maggiore bisogno di servizi per crescere e migliorarsi, certamente di più.

Le donne potrebbero poi essere non solo le maggiori beneficiarie ma anche le più efficaci protagoniste della battaglia per la riduzione della corruzione. Uno studio di Transparency International ha sintetizzato a tal proposito alcuni punti sui quali convergono i risultati delle maggior ricerche internazionali:

1 Le donne sono meno corrotte degli uomini nella vita pubblica e politica

Non tanto per una maggiore virtù intrinseca, quanto per un diverso ruolo della società, che ne ha valorizzato nel tempo virtù, principi e valori diversi, essendosi storicamente occupate delle persone e della famiglia e avendo disposto di meno soldi e potere. I paesi nei quali vi è una maggiore presenza di donne nella vita pubblica e politica mostrano infatti anche una minore predisposizione alla corruzione. Questo vale certamente dove vi è un elevato tasso di democrazia, trasparenza e controllo da parte dell’elettorato, mentre dove mancano queste condizioni di contesto il contributo delle donne nel contrasto alla corruzione viene depotenziato.

D’altronde, per l’Italia basta sfogliare i giornali per notare che la corruzione nella vita politica e pubblica è un fenomeno prevalentemente maschile. Se il numero di donne coinvolte in fenomeni di corruzione è significativamente minore di quello degli uomini, occorre però ricordare che non siamo Alice nel Paese delle Meraviglie. Tutti questi uomini corruttori hanno infatti mogli, figlie e madri che non possono non accorgersi mai di niente. Quindi, come dire: anche tra le donne bisogna saper scegliere bene.

2 Le donne tollerano meno la corruzione degli uomini

Numerose ricerche collegano questo atteggiamento di nuovo ai diversi ruoli di genere che portano le donne ad avere, rispetto agli uomini, non solo un atteggiamento di maggiore condanna della corruzione, ma anche una minore disponibilità a correre rischi.

3 Le donne hanno un livello di percezione della corruzione più alto di quello degli uomini

Il 2013 Global Corruption Barometer ha evidenziato come le donne abbiano una percezione della corruzione più elevata di quella degli uomini, soprattutto se appartengono a classi sociali più agiate, hanno un elevato livello di istruzione e vivono nelle grandi città.

4 Le donne hanno meno esperienza di corruzione degli uomini nella vita privata


Anche nella loro vita privata, avendo meno soldi, carriera e potere, le donne sono meno esposte direttamente al fenomeno della corruzione. Questo dato è rilevato sia a livello internazionale che nazionale. Secondo l’Istat il 10,5% degli uomini e il 6,1% delle donne hanno ricevuto richieste di raccomandazione nella loro vita. Anche in questo caso, il più alto livello di corruzione degli uomini è direttamente proporzionale al loro maggiore potere economico e sociale: la fascia di età nella quale gli uomini sono economicamente più forti, quella dei 55-59enni, è infatti quella maggiormente bersagliata da richieste di raccomandazioni (15,9%).

Grazie a tutte queste differenze le donne potrebbero essere davvero le protagoniste di un efficace processo di contrasto alla corruzione in Italia.

Si tratta di un contributo che può però esprimersi in condizioni di contesto favorevoli: una donna da sola, magari scelta proprio perché non interferisca con l’andazzo attuale, non può bastare a produrre il cambiamento. Ci vogliono infatti quote considerevoli di donne motivate e capaci perché la loro differenza culturale e sociale si possa avvertire.

E qui casca l’asino.

Per mettere le donne in condizione di imporre una diversa scala di valori anti-corruzione nella nostra vita pubblica occorrerebbe, infatti, iniziare dal migliorare il nostro Gender Gap, soprattutto nella politica e nell’economia. Vedremo mai un serio impegno politico in questo senso In Italia? Avremmo qualche dubbio, di questi tempi.

Nell’attesa, vi lascio con questa mappa, che mette a confronto per il 2017

l’Indice di corruzione percepita di Transparency Internazional e il Global Gender Gap Report per i 31 paesi del continente europeo.

Si vede in questo chiaramente come tutti i paesi più progrediti e avanzati sono concentrati nella parte in alto a destra, dove ad una maggiore parità tra donne e uomini corrisponde una minore corruzione percepita.

Riuscite a vedere dove sta l’Italia e in compagnia di quali paesi?

Ecco.







































Pubblicato in Ladynomics il 24 marzo 2019

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