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Dal 'consenso libero e attuale' alla 'volontà contraria': un passo indietro nella tutela dei diritti

Dal 'consenso libero e attuale' alla 'volontà contraria': un passo indietro nella tutela dei diritti

Dal testo riformulato scompare la parola 'consenso' e vengono differenziate le pene per gli atti sessuali compiuti 'contro la volontà' della vittima

Sabato, 24/01/2026 - Arrivata in Senato la proposta di legge che riformula il reato di violenza sessuale di cui all'art. 609-bis cod. pen., rispetto alla precedente versione approvata dalla Camera. L' emendamento, proposto dalla Presidente della Commissione Giustizia e non ancora sottoposto al voto, così riformula la disposizione:

“Chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.
La volontà contraria dell'atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L'atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso.
La pena è della reclusione da sei a dodici anni se il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa.
La pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi quando, per le modalità della condotta e per le circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persona offesa, il fatto risulti di minore gravità”.

Nel testo non si trova più il termine “consenso”, ( quello che qualche mese fa ci ha fatto credere che finalmente, il nostro ordinamento, avrebbe recepito l'orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte e la Convenzione di Istanbul che l'Italia ha ratificato ben 13 anni fa!), perchè sostituito da una non meglio definita “volontà”, la quale deve essere valutata tenuto conto del contesto e delle circostanze in cui il fatto avviene. L'atto è considerato contrario alla volontà del soggetto anche quando viene compiuto “ a sorpresa”, (come se per le altre ipotesi di violenza sessuale vi fosse l'annuncio dello stupratore e la vittima avesse il tempo di prepararsi!), o approfittando dell'impossibilità, nel caso concreto, di esprimere un dissenso. La Relatrice, innanzi alle contestazioni provenienti da più parti, ha prontamente chiarito che nella ipotesi della “sorpresa”, rientrerebbe il freezing, la cosiddetta “paralisi emotiva”che sopravviene a seguito dell'approccio sessuale violento e inaspettato. Un testo ambiguo, a mio parere, che lascia troppe zone d'ombra e che favorisce una visione colpevolizzante nei confronti della vittima di violenza sessuale. E' stato rivisitato anche l'apparato sanzionatorio con la differenziazione delle pene in quanto per la violenza sessuale la reclusione va dai 4 ai 10 anni, rispetto ai 6 e 12 anni previsti nella precedente formulazione del testo, approvato in prima lettura all'unanimità. Resta, invece, il predetto minimo e massimo di 6 e 12 anni “ se il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa”. Una scelta dissonante rispetto al primario obiettivo decantato in Commissione Giustizia, di voler tutelare le vittime anche rafforzando le sanzioni.
Ventuno sono i paesi europei che hanno adottato una legislazione sulla violenza sessuale basata sul consenso. Da ultimo la Francia, a seguito della dolorosa vicenda di Gisèle Pellicot. L'Italia, no!
La maggioranza in Parlamento, favorita dall'incapacità dell' opposizione, fa pagare alle donne (come se nella quotidianità non subissimo abbastanza, in termini di abusi, di soprusi e di discriminazioni!), al loro corpo, alla loro dignità, il prezzo di un equilibrio politico precario. Ancora una volta. Una scelta pericolosa, di arretramento giuridico e culturale senza precedenti che mette a rischio ognuna di noi.

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