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Dark comedy al femminile. Le stravaganti dis-avventure di Kim Sparrow

Dark comedy al femminile. Le stravaganti dis-avventure di Kim Sparrow

Fino al 3 maggio all’Ambra Jovinelli di Roma in scena Paola Minaccioni, Monica Nappo e Valentina Spalletta Tavella con una commedia sull'ambizione e la ferocia. Regia di Cristina Spina

Sabato, 25/04/2026 - New York oggi. In un negozio di abbigliamento vintage, la manager, Kim Sparrow/Paola Minaccioni, sente che l’età avanza, mentre il commercio non dà i ricavi sperati e non consente neanche di estinguere i vecchi debiti. Dovrà presto archiviare il sogno di diventare imprenditrice e di farsi mentore della giovane assistente non-binary Tussie/Valentina Spalletta Tavella, di cui intravede il talento e a cui si è affezionata. Mentre continua a fantasticare il suo riscatto sociale, un giorno capita in negozio una giovane rampolla di buona famiglia che le racconta, sotto i fumi dell’alcol, di avere numerosi vestiti Lanvin d’epoca nell’armadio, splendidi e intatti. Kim sa che valgono una piccola fortuna e, insieme a Tussie, pianifica il furto. Viene interpellato un amico che venderà i preziosi abiti sul dark web, viene pedinata la ricca proprietaria per carpirle il codice d’ingresso del portone della sua abitazione.
Tutto sembra filare finalmente per il verso giusto, ma si intromette la proprietaria del negozio, soprannominata Blatta/Monica Nappo, che si impone come partner “in affari” e pianifica il furto con ingegnosità. Litigi, contestazioni, tensioni, gelosie, lotte di potere: la scaltra Blatta conduce il gioco ed è abile nello smontare la giovane Tussie agli occhi di Kim, facendole vedere quanto questa giovane promessa della moda abbia l’abbia cinicamente usata, spesso anche derisa alle sue spalle, per fare un salto di carriera. Alla fine il furto si farà, ma Blatta ha anche architettato un contro-piano che ribalterà tutti i giochi e Kim, ormai senza più sogni né ambizioni, non potrà che uscire di scena in maniera melodrammatica. Del resto è lei la più debole delle tre, quella a cui è rimasto uno straccio di generosità e di sensibilità (Sparrow in inglese significa passerotto) ed è nella logica del presente che sia lei quella che deve farsi da parte.
Testo graffiante che analizza la contemporaneità, l’ambizione che autorizza alla ferocia, l’avidità per la quale si sacrifica ogni ideale, la commedia di Julia May Jones è un congegno divertente, scoppiettante di botta e risposta, ma essenzialmente buio. Dipinge un mondo del lavoro crudele, contraddistinto dalla totale assenza di etica, in cui tutti sfruttano tutti senza più remore. La regia di Cristina Spina sottolinea il ritmo serrato della commedia, il vortice di battute che colmano il vuoto di contenuti e paiono essere il modo per evitare il dialogo. Ne emerge una New York – e un’America, ma forse anche un’Italia - di oggi in cui prevale il cinismo sopra ogni cosa, il gioco spietato non è soltanto lecito, ma è la regola, il lavoro è un campo di battaglia, senza spazio per solidarietà, amicizia, collaborazione.
Applauditissime le tre protagoniste, brave e affiatate. Le scene di Marco Rossi e Francesca Sgariboldi, insieme alle luci di Luigi Biondi, riescono a tratteggiare abilmente da un lato, l’incanto del mondo colorato ed elegante del negozio, luogo dei sogni e delle aspirazioni della protagonista, e allo stesso tempo l’aspetto claustrofobico di un ambiente che è anche una trappola diabolica, una gabbia dorata inesorabile e cupa. Belli i costumi di Alessandro Lai che sa mettere in evidenza, con pochi tocchi sapienti, la personalità delle tre protagoniste.
In scena a Roma, all’Ambra Jovinelli, fino al 3 maggio.
 

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