Difficile e contradittorio per le donne il tempo presente che viviamo
Dalle donne che hanno avuto il Nobel per Letteratura e la Pace alla libertà negata alle iraniane, il protagonismo femminile e le guerre fra responsabilità e aspirazioni
Difficile e contradittorio per le donne il tempo presente che viviamo / il femminile di giornata 113
Che per le donne o per tante donne nel mondo il tempo di vita sia complesso, faticoso e contraddittorio nel suo svilupparsi e misurarsi con la realtà è una verità appurata e, direi, accettata. Eppure ci sono stagioni e periodi, con uno sguardo al mondo in cui l’evidenza di questo si impone invitando a riflettere sulla complessità di una situazione e di una “evoluzione” della condizione femminile che mostra enormi differenze e disomogeneità su cui riflettere per capire come aiutarci ed aiutarsi.
Seguire le notizie spesso ci rallegra e ci permette di guardare avanti con ottimismo, come è accaduto di recente, con ben due premi Nobel assegnati a due donne: quello per la letteratura alla poeta canadese Anne Carson e quello per la pace a Navy Pillay, giurista sudafricana ed ex Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Accanto a questi prestigiosi riconoscimenti, accompagnata anche da tanti altri successi femminili in tanti ambiti, sappiamo che tante altre donne purtroppo vivono momento drammatici e orribili; pensiamo all’ennesima condanna a morte in Iran per Najme Amini, la studentessa di 23 anni giudicata colpevole per un post sui social e condannata per blasfemia. Un'ulteriore condanna a morte tra le centinaia di esecuzioni, condanna che è stata modificata dopo la sentenza di una pena di 12 anni per una ragazza che, tra l ’altro, porta incredibilmente lo stesso cognome di Mahsa Amini, la giovane curda di 22 morta nel 2022 dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per una presunta violazione dell’uso del velo. Nel nome di Masha nacque il potente movimento di rivolta e protesta femminile in Iran “Donna, Vita, libertà”, che sembrò aprire una speranza per l’incredibile adesione - anche internazionale - alle proteste.
Una storia terribile quella di Najmeh, tra l’altro cittadina di Mashhad, la stessa città dove alla fine del 2025 venne arrestata Narges Mohammad, anche lei premio Nobel per la pace nel 2023.
Una giovane, la nostra Najmeh che dice: ”Non voglio fare l’eroina, voglio solo che la mia voce sia ascoltata”, facendo trapelare un messaggio dal carcere di Vakilabad. Notizie orribili di sopraffazione e violenza verso donne che chiedono libertà e che in questo momento fanno ulteriore fatica ad emergere, sommerse dalle infinite vicende delle guerre che devastano in tante parti del mondo e per le quali il Presidente USA ha indubbie responsabilità. Non ci sono solo donne coraggiose e stimate sulla scena pubblica. Di recente, per esempio, la già portavoce della Casa Bianca Katia Zacharia (succeduta a Karoline Leavitt, ufficialmente dimessasi per occuparsi della famiglia) costretta a dimettersi dopo soli 5 giorni e, ironia della sorte, proprio lei all'inizio del suo mandato aveva annunciato le dimissioni richieste da Trump di Kimberly Guilfoyle, ambasciatrice americana in Grecia ed ex fidanzata del figlio.
Storie di ambizioni sane e giuste, che nella realtà di questi tempi difficili - tra proteste sociali ed economiche in un quadro di tensioni geopolitiche con troppe guerre in corso e minacciate - si riverberano sulle donne facendole diventare soggetti costretti a ruoli di ammortizzatore ed equilibratore con il risultato che devono rimandare - e talvolta annullare - i progetti e le aspirazioni di affermazione di sé.