Ginevra ha poco più di trent’anni, lavora come assistente domiciliare e si è formata come Tecnica di ludoteca. Dopo il liceo ha scelto un percorso professionale che le permettesse di unire la formazione teorica all’esperienza concreta: «Ho sempre sentito l’esigenza, e la sento ancora oggi, che nel mio lavoro la relazione con l’altro sia centrale.»
Ginevra ha un temperamento anticonformista e, forse, proprio per questo non le è così difficile accostarsi a chi esce dagli schemi. Il suo talento sembra essere soprattutto quello di stare accanto alle persone senza pretendere di avere sempre gli strumenti o le risposte giuste, ma mettendosi in relazione con loro per quello che sono. Nel suo lavoro segue persone con disturbo autistico, altre neurodivergenze e disabilità fisiche complesse, entrando quotidianamente in contatto anche con le loro famiglie e con realtà molto diverse tra loro. Il suo primo interesse è stato il mondo dell’infanzia, poi negli anni il lavoro nel sociale ha ampliato il suo progetto iniziale. Oggi non pensa più soltanto a una ludoteca, ma a uno spazio aperto, legato al territorio, nel quale possano convivere attività diverse, esperienze all’aperto, contatto con gli animali e progetti rivolti anche alle persone con disabilità.
Ginevra vive a Roma. Nello stesso stabile abitano anche i suoi due fratelli, ciascuno nel proprio appartamento. È stata una scelta dei loro genitori, che hanno voluto dare ai tre figli la possibilità di avere una vita autonoma restando vicini. Uno dei due fratelli, Alessandro, ha ricevuto una diagnosi di disturbo schizoaffettivo. I primi sintomi sono comparsi quando aveva circa diciassette anni. All’inizio parlava con maggiore libertà di ciò che sentiva e percepiva, anche quando per gli altri era difficile comprenderlo. Con il tempo è diventato molto più riservato: «Se qualcuno lo incontrasse senza conoscere la sua storia, probabilmente non si accorgerebbe del suo disturbo. Questo, però, non significa che non sia presente nella sua quotidianità.»
All’inizio la famiglia esitò a rivolgersi ai servizi. I genitori temevano soprattutto che una diagnosi potesse trasformarsi in un’etichetta. Ginevra viveva quella fase in modo diverso: «Io comprendevo le ragioni e i timori dei miei genitori, ma non ho mai condiviso fino in fondo la loro scelta. Anzi, sentivo quasi il bisogno di urlarla, questa cosa, piuttosto che tenerla nascosta.»
Quando il percorso con i servizi venne avviato, il sostegno economico fu importante, mentre sul piano umano, relazionale e pratico gran parte della gestione quotidiana continuò a rimanere sulle spalle della famiglia. Alessandro incontra difficoltà soprattutto nei rapporti con i coetanei. Le amicizie precedenti alla comparsa del disturbo non si sono mantenute nel tempo e lui, negli anni, è diventato più introverso. Ma questo non significa che non desideri avere relazioni: vorrebbe conoscere persone, fare amicizia e immagina anche la possibilità di avere una relazione sentimentale: «Il desiderio c’è, ma riuscire a concretizzarlo è molto più complesso», osserva Ginevra con la profondità che la contraddistingue.
Da circa tre anni, però, Alessandro ha trovato una realtà nella quale si sente accolto e più libero di esprimersi: «A volte è proprio questo che manca: non il desiderio o la capacità di entrare in relazione, ma semplicemente l’occasione di farlo.»
Quando Ginevra parla del futuro del fratello non lo immagina come qualcosa che lei e l’altro fratello dovranno costruire al suo posto: «Alessandro è una persona con la propria vita e non escludo affatto che possa raggiungere, nel tempo, livelli di autonomia sempre maggiori, soprattutto nella gestione della quotidianità.»
Ginevra sa infatti di poter contare anche sull’altro fratello: «Non so esattamente quale forma prenderà il nostro futuro, ma so che nessuno di noi si sottrarrà.»
Anche nel lavoro Ginevra ha imparato a non considerare mai una situazione definitivamente immobile. Entrando ogni giorno nelle case delle persone incontra famiglie diverse, ciascuna con i propri equilibri, le proprie difficoltà e le proprie risorse: «Ciò che vediamo oggi non è necessariamente ciò che vedremo domani. Una situazione, per quanto complessa, non è mai una storia già scritta.»
È una convinzione, quest’ultima, maturata nel lavoro, ma anche attraverso l’esperienza vissuta accanto a suo fratello. Il sogno iniziale di aprire una ludoteca non è cambiato nella sostanza, si è piuttosto allargato. Oggi Ginevra immagina uno spazio capace di accogliere persone e realtà diverse, nel quale la relazione sia centrale.
Attorno al disturbo mentale pesa ancora uno stigma forte, e superarlo è difficile. L’esperienza le ha mostrato, però, che una diagnosi non racconta in anticipo tutta la vita di una persona e non ne stabilisce definitivamente possibilità e limiti. Quando esistono occasioni di incontro e relazioni capaci di accogliere, le possibilità possono ampliarsi.
Quando Ginevra parla di creare occasioni pensa anche a questo: mettere in contatto persone che altrimenti difficilmente avrebbero modo di conoscersi e costruire progetti accessibili a tutti fin dall’inizio, non pensati per categorie separate: «Mi piacerebbe che si lavorasse di più in questa direzione: allargare gli spazi, abbattere i confini e creare le condizioni perché ciascuno possa costruire il proprio percorso, senza che tutte le opportunità e le responsabilità debbano dipendere esclusivamente dalla famiglia.»
È questa una di quelle testimonianze asciutte che ci piacciono particolarmente e ci fanno dire: largo ai giovani! Tiene insieme gli aspetti emotivi e affettivi dei legami familiari e l’esperienza lavorativa maturata all’interno del sistema dei servizi. Ginevra coltiva un ideale di società ancora tutto da costruire e un sogno personale con il quale contribuire alla sua realizzazione, ma resta con i piedi ben saldi a terra. Conosce il valore della relazione e della comunicazione e, anche grazie alla sua formazione di Tecnica di ludoteca, vede nelle attività ludiche una possibilità di mettere in relazione persone di età, esperienze e condizioni diverse. Creare occasioni d’incontro e di socialità in uno spazio pensato per essere aperto a tutti: senza etichette.
Marina Morelli
Per evidenti ragioni di privacy e nel rispetto della persona fragile e della sua famiglia, i nomi Ginevra e Alessandro sono di fantasia e alcuni elementi identificativi sono stati volutamente resi generici.