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Giudice sospeso dal Csm dopo la denuncia di una 18enne.

Giudice sospeso dal Csm dopo la denuncia di una 18enne.

Il caso che riapre il dibattito sul rapporto tra credibilità della magistratura e garanzie dell'indagato.

Martedi, 29/09/2026

Un provvedimento cautelare di particolare impatto istituzionale ha investito il Tribunale di Cosenza, dove il magistrato Claudio Tricò, 35 anni, è stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dalla Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura. La decisione è stata adottata su richiesta della Procura generale presso la Corte di Cassazione e interviene mentre è ancora in corso un procedimento penale scaturito dalla denuncia presentata da una giovane di 18 anni. La vicenda ha immediatamente suscitato attenzione ben oltre i confini locali, non soltanto per la delicatezza delle accuse formulate nei confronti di un magistrato in servizio, ma anche per le implicazioni che essa pone sul piano dell'etica pubblica e della credibilità dell'ordine giudiziario. Secondo l'incolpazione provvisoria, i fatti si sarebbero verificati nel centro storico di Cosenza. La ragazza avrebbe riferito di essere stata avvicinata mentre camminava da sola lungo una strada cittadina. Il magistrato, alla guida della propria automobile, avrebbe accostato con il pretesto di chiedere indicazioni per raggiungere il Duomo e avrebbe successivamente rivolto alla giovane frasi e apprezzamenti a sfondo sessuale. La contestazione più grave riguarda la presunta esibizione dei genitali, circostanza che la denunciante sostiene si sia verificata nell'arco di pochi secondi. L'intero episodio, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe durato circa venti secondi. Un elemento ritenuto rilevante dagli investigatori è il fatto che la ragazza abbia fotografato la targa dell'autovettura subito dopo l'accaduto, consentendo ai carabinieri di risalire all'identità del proprietario del veicolo. La posizione del magistrato è, tuttavia, profondamente diversa. Egli ha negato di avere mostrato i genitali, contestando il nucleo centrale dell'accusa. Nelle dichiarazioni rese davanti agli organi disciplinari e agli inquirenti della Procura di Salerno, competente per i procedimenti riguardanti magistrati del distretto calabrese, avrebbe ammesso esclusivamente di avere rivolto un'espressione allusiva e di avere portato una mano all'altezza della cintura dei pantaloni. Attraverso i suoi difensori ha manifestato rammarico per un comportamento definito "inappropriato", sostenendo però che la ricostruzione accusatoria non rispecchi fedelmente quanto realmente accaduto. La decisione del Csm assume particolare rilevanza perchè interviene in una fase nella quale non esiste ancora alcun accertamento definitivo di responsabilità. Sul piano penale, infatti, il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e il magistrato mantiene integralmente la presunzione di innocenza garantita dall'ordinamento costituzionale. Proprio questo aspetto rende il caso giuridicamente interessante. La sospensione cautelare disciplinare non costituisce una sanzione anticipata nè un giudizio sulla colpevolezza dell'indagato. Si tratta, piuttosto, di uno strumento previsto dall'ordinamento per tutelare il prestigio e l'autorevolezza della funzione giudiziaria quando i fatti contestati, indipendentemente dal loro definitivo accertamento, appaiano incompatibili con il sereno esercizio delle funzioni affidate al magistrato. Nel sistema disciplinare della magistratura, infatti, il tema centrale non è soltanto la rilevanza penale della condotta contestata, ma anche la sua capacità di incidere sull'immagine di imparzialità, equilibrio e affidabilità che deve caratterizzare chi è chiamato ad amministrare la giustizia. Per questa ragione il Csm può intervenire con misure cautelari anche prima della conclusione del processo penale, sulla base di una valutazione autonoma rispetto a quella dell'autorità giudiziaria. Si tratta di un equilibrio particolarmente delicato. Da una parte vi è l'esigenza di tutelare il prestigio della magistratura, bene essenziale per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni; dall'altra permane il diritto dell'indagato a non essere considerato colpevole prima di una sentenza definitiva. Due principi che, soprattutto nei procedimenti riguardanti magistrati, entrano spesso in tensione e impongono decisioni difficili. Il provvedimento disciplinare non chiude naturalmente la vicenda. Il magistrato ha già annunciato, tramite i propri legali, la volontà di impugnare la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura, mentre l'inchiesta della Procura di Salerno proseguirà per accertare con precisione la dinamica dei fatti e verificare la fondatezza delle accuse mosse dalla giovane denunciante. Fino ad allora, il caso resta sospeso tra due esigenze fondamentali dello Stato di diritto: la tutela dell'onorabilità delle istituzioni e il rispetto delle garanzie individuali. Una tensione che accompagna ogni vicenda giudiziaria di forte impatto pubblico e che, nel caso di un magistrato chiamato quotidianamente a giudicare le condotte altrui, assume inevitabilmente una rilevanza ancora maggiore. “Signor giudice le stelle sono chiare”, canta Vecchioni.

Avv. Francesca De Carlo

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