Giovedi, 07/05/2026 - Manca poco per la soluzione del caso e tutto continua a sembrare un grande e imperdonabile errore.
A proposito di casi in esame il caso “Minetti”, per come rivelato nello scoop del “Fatto Quotidiano” evidenzia la possibilità di clamorosi errori anche ad alto livello. Un caso molto complesso quello dell’igienista dentale Nicole Minetti che finisce con una “condanna per favoreggiamento della prostituzione ed altri reati a tre anni e undici mesi da scontare presso i servizi sociali”. Pena che sembrerebbe mai realmente iniziata ma “terminata” nonostante tutto, con una grazia! La grazia si direbbe “meritata” dopo l’adozione di un bambino malato di nazionalità uruguaiana. Il “Fatto quotidiano” ne ha parlato con dovizia di particolari, per chiedersi come sia stato possibile che la donna compagna di un frequentatore di Epstein abbia potuto ricevere la fiducia delle nostre Istituzioni. Anche qui c’è la storia di un bambino renon abbandonato ma tolto ai loro genitori. La vicenda è molto diversa da quella dei bambini del bosco, poiché i genitori uruguaiani avevano veramente dei gravi problemi, anche con la giustizia. Problemi che la famiglia anglo-australiana non risulta avere avuto. Per loro i nostri servizi sociali hanno riservato un trattamento “zelante” ma non esattamente in linea con la nostra Costituzione che prevede la non obbligatorietà vaccinale per i bambini che seguono l’istruzione parentale. Risulta obbligatoria soltanto per la frequenza nelle scuole statali successive alle scuole dell’obbligo. L’approccio dei servizi sociali e il gran parlare mediatico relativo ai due argomenti sarebbe veramente fuori luogo, quindi si è aggiunto il giudizio severo di mancata socializzazione dei bambini fino alla non idoneità della madre, senza risparmiare valutazioni poco dimostrabili sulla figura paterna. Nathan, infatti, ha sostenuto la crisi della moglie con molta comprensione anche per la situazione reale affrontando da solo tutte le richieste del servizio sociale. Si è dimostrato capace di sostenere con affetto i bambini nonostante la richiesta del forzato allontanamento della loro madre, senza mai perdere la sua centralità. Da rammentare che all’inizio era stato escluso dai servizi sociali consentendogli soltanto visite settimanali, provvedimento che non teneva conto delle necessità reali dei bambini. Ora definito addirittura come una personalità “debole e dipendente dalla moglie…”. A prescindere dalle reazioni di Catherine, che nella disperazione di una madre, rivelano un modo diretto e poco diplomatico di trattare con i rappresentanti del nostro apparato burocratico, tutta la storia sta dividendo il nostro Paese in difesa, da un lato, della famiglia, a prescindere dai difetti di ognuno oppure, dall’altro, in complicità con un’omologazione sempre più sedotta e legata dalla forza del potere. Secondo la classica finestra di Overton, tutto ciò che una volta ci sembrava inadeguato -come dividere i figli dai genitori senza un gravissimo motivo inserendoli in una casa di accoglienza per farli adottare da altri-, ora sembra accettabile, anzi giusto. L’assurdità di giudicare la diversità come una devianza, è tipico del materialismo in cui stiamo sprofondando nella nostra epoca. Il bene superiore dei minori, secondo tale sistema e visione della presunta normalità, non prende minimamente in esame la necessità dell’anima e dello spirito per un sano sviluppo infantile. L’intensificarsi del “gelo” in ambito sociale è sempre più evidente, soprattutto al livello istituzionale, dove prevalgono interessi egoistici lontani dall’essenza dell’infanzia.
Dalla scorsa domenica la bambina più piccola è ricoverata inizialmente all’insaputa della madre in ospedale per una grave forma respiratoria, Inutile spiegare agli “esperti” cosa significhi al livello profondo questa malattia e quanto siano collegati gli organi del sistema centrale, ritmico -con la sofferenza interiore, i conflitti e l’impossibilità di vedere una risoluzione-. Inutile spiegare che l’attacco all’infanzia, perché di questo si tratterebbe, quando non si rispettano i reali bisogni dei bambini, equivale a colpire l’individualità creatrice, al tradimento della nostra stessa essenza, fino a distruggerne il centro della dignità umana.
La situazione di queste creature diventa ogni giorno più distante dal loro effettivo benessere, fino a doversi confrontare non più con il senso della meraviglia che la natura offriva loro, quel senso che predispone alla gratitudine e al rispetto dell’altro, ma al malessere imposto dalla crudele rigidità delle congetture.
Anche nella natura, come vivevano i bambini del bosco, insieme agli animali e ai loro cari, erano intessuti ugualmente in una complessa rete di rapporti sociali, perché ognuno di loro, in questa rete, era comunque un essere di pensiero, sentimento, volontà. Come tale partecipava a ciò che accadeva vicino e lontano, per il filo biografico della famiglia e dell’ambiente accogliente di Palmoli. Il problema della “socializzazione” immediata secondo i criteri di un sistema che sembra non perdonare la diversità avrebbe portato a una mancata realizzazione degli intenti iniziali.
Janusz Korczak affermava: “Ogni bambino ha diritto alla propria morte”, alludendo alla disperazione di quei bambini che si lasciavano morire, ma in questo caso si spera ci sia invece un risveglio della coscienza di alcuni adulti affinché anche il peggio non debba mai accadere.
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