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Il Cinema e la Memoria sono un campo di battaglia aperto, mai  polvere da archivio

Il Cinema e la Memoria sono un campo di battaglia aperto, mai polvere da archivio

Un membro della Giuria nella sezione Concorso Ufficiale che considera la Memoria un attrezzo da lavoro per capire le urgenze di adesso, ci svela alcune curiosità della 41ª edizione del Festival del Cinema Ibero-Latino Americano di Trieste. Suddivisi in

Giovedi, 29/10/2026

Di Carmen Oria*
FOTO MANIFESTO
Questa immagine della figura della donna che raccoglie e solleva le pellicole come se fossero il raccolto della terra o un bene primario ci dice che le storie, le immagini e la memoria sono nutrimento essenziale per la comunità. È così questo manifesto della 41ª edizione del Festival del Cinema Ibero-Latino Americano di Trieste che offre una densità simbolica straordinaria ci restituisce l'idea che il cinema non sia un prodotto di consumo leggero, ma il frutto di una terra viva, faticata e feconda. Senza il pane della cultura e della narrazione condivisa, le comunità spiritualmente muoiono. È un omaggio alla fatica della creazione artistica e alla capacità del cinema di connetterci con il cielo, cioè con il senso profondo del nostro essere nel mondo. Il manifesto è un'immagine di una bellezza folgorante, sottolinea Carlo Mearilli, membro della Giuria nella sezione Concorso Ufficiale e conoscitore di cinema latinoamericano e sul genere poliziesco.
Le parole nominate in precedenza dal funzionario dell'Ufficio Storico del Dipartimento della Pubblica Sicurezza della Polizia di Stato, mi hanno provocato la curiosità che svelerò con questa breve conversazione con lui a proposito di questo Festival che fino al 1° novembre si sta svolgendo a Trieste.
Mearilli, come ti sei integrato (avvicinato) al mondo latinoamericano essendo tu italiano? Sulla tua leadership nel Centro di Studi Americanistici «Circolo Amerindiano» di Salerno, che ne dici?
Il mio legame con il Festival di Trieste e con il mondo latinoamericano nasce proprio attraverso il cinema: l'America Latina possiede una vitalità narrativa e una urgenza politica uniche, capaci di interrogare anche le nostre coscienze europee. Autori come Manuel Antín, Glauber Rocha, Roberto Gavaldón, Tomás Gutiérrez Alea, mi hanno segnato profondamente e spinto a coltivare ed approfondire questa passione per il cinema latinoamericano poiché, anche se diversissimi tra loro, questi registi hanno un elemento comune che è valso per me come un grande insegnamento: la convinzione che il cinema non sia mero intrattenimento, ma uno strumento radicale di indagine politica, di decostruzione dell'identità nazionale e di resistenza culturale. Questo percorso si è consolidato nel tempo e trova oggi una casa ideale nel Centro Studi Americanistici "Circolo Amerindiano" di Salerno, che ho l'onore di presiedere e dove abbiamo un Cineforum cosicché ogni mese presentiamo un film latinoamericano o comunque legato a quella realtà. È uno spazio in cui il dialogo interculturale non è una teoria astratta, ma una pratica quotidiana di ricerca, studio e condivisione tra i nostri mondi.
Quali novità potresti svelare in questa 41ª edizione del Festival del Cinema Ibero-Latino Americano di Trieste, organizzato da APCLAI – Associazione per la Promozione della Cultura Latino Americana in Italia.
Questa 41ª edizione si presenta particolarmente ricca e coraggiosa. La grande forza di quest'anno risiede nella capacità di rinnovare lo sguardo attraverso una selezione ufficiale che spazia dal cinema d'autore più rigoroso e sperimentale fino a narrazioni di genere fortemente radicate nelle tensioni sociali e politiche del continente. Abbiamo sezioni che dialogano intensamente con il presente, confermando come APCLAI e il direttore Rodrigo Díaz sappiano mantenere il festival un punto di riferimento vivo, lontano dalle logiche commerciali e vicinissimo alla qualità artistica e alla riflessione civile.
Inoltre mi ha colpito molto l’iniziativa delle giurie giovanili. Quale importanza attribuisce il Festival ai giovani a coloro è stato affidato la responsabilità di essere giurati?
È una scelta di una lucidità straordinaria, frutto di una grande intuizione del Direttore. Affidare ai giovani il compito di giudicare le opere non è una semplice operazione di coinvolgimento o di faccenda da ‘social’, ma un atto di fiducia politica e culturale. I giovani rappresentano lo sguardo sul futuro; chiamarli a confrontarsi con storie complesse, spesso segnate da ferite storiche, migrazioni o lotte sociali, significa formare gli spettatori e i critici di domani. Il Festival riconosce che la memoria non si trasmette per inerzia, ma ha bisogno di nuove generazioni capaci di interpretarla con occhi liberi e contemporanei. Si parla spesso della disaffezione nei confronti del cinema. Questo mi sembra un ottimo modo per iniziare a recuperare anzitutto pubblico giovane.
Da qualche anno il Festival ha introdotto la sezione Shalom - El senderojudío en América Latina che in questa edizione presenta 4 film. In un mondo così burrascoso di guerre, pensi che valorizzare la cultura altrui contribuisca alla pace e alla solidarietà?
Assolutamente sì, oggi più che mai. La sezione Shalom, che trova la sua sede nel Museo della Comunità Ebraica di Trieste Carlo e Vera Wagner dal 2017, ci ricorda una verità fondamentale: l'America Latina è stata storicamente una terra di accoglienza, di mescolanze e di diaspore che hanno arricchito profondamente l'identità del continente. In un momento storico in cui il mondo sembra lacerato da fondamentalismi, egoismi e conflitti spaventosi, il cinema funziona come il più potente degli antidoti. Ci costringe a guardare ‘l'altro’ non come una minaccia, ma come parte della nostra stessa storia umana. Fare spazio alla pluralità culturale è l'unico vero esercizio di pace e di resistenza civile.
Come interpretare il messaggio del Direttore Artistico Rodrigo Díaz quando mette in risalto che questa 41ª edizione «[...] significa rinnovare un patto di fedeltà con la Memoria, l'identità e lo sguardo critico sul presente»?
È la sintesi perfetta dell'anima di questo Festival. Rodrigo Díaz ci ricorda che fare festival oggi non significa celebrare nostalgicamente il passato, ma usare la Memoria come un attrezzo da lavoro per capire le urgenze di adesso. La memoria in America Latina - e il cinema ce lo insegna magistralmente - non è mai polvere da archivio, ma un campo di battaglia aperto. Mantenere uno sguardo critico sul presente significa rifiutare la rimozione, smascherare le nuove forme di ingiustizia e difendere l'identità culturale da ogni tentativo di omologazione. È un patto etico prima ancora che cinematografico. Parlando di Memoria poi, vorrei sottolineare con gratitudine la presenza della Polizia di Stato all'inaugurazione della sezione Shalom. Per una città come Trieste, questa presenza ha un valore fortissimo e simbolico, che richiama l'altissima lezione morale di figure come Giovanni Palatucci. La partecipazione della Polizia di Stato ci ricorda che un'istituzione preposta alla sicurezza è, prima di tutto, il presidio costituzionale dei diritti e della convivenza civile. Condividere gli spazi della Memoria significa ribadire che la democrazia e il rispetto dell'altro non sono conquiste una volta per tutte, ma un esercizio quotidiano di vigilanza etica che ci riguarda tutti.
In poche ore si annunceranno i Premi della 41ª edizione e poi cadrà il sipario di questa festa triestina che esalta la vitalità narrativa del cinema Latino-Americano, - secondo Mearilli - capace di interrogare le coscienze europee, - ed aggiunge - capace di emergere come strumento radicale di indagine politica, di decostruzione dell'identità nazionale e di resistenza culturale.

*Carmen Oria. Giornalista cubana, laureata in Giornalismo nell’ Università di L’Avana. Nella sua esperienza professionale ha maturato una lunga esperienza nei mass media (agenzie di stampa, radio, web e televisione, oltre ad essere l’attuale Corrispondente per il Canal Caribe della TV cubana. Per più di due decenni è stata professoressa di ruolo all’Università di L’Avana. Vive a Roma e pubblica come collaboratrice nei diversi mass media dove scrive articoli, recensioni e approfondimenti dedicati a eventi culturali, mostre d'arte, concerti e figure femminili del panorama artistico nazionale e internazionale come critica d'arte. È curatrice culturale, traduttrice ed insegnante di spagnolo.

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