Dal 15 al 18 gennaio in scena al Teatro Vascello di Roma 'Wonder Woman' scritto da Federico Bellini e Antonio Latella che ne cura anche la regia
Sabato, 17/01/2026 - Lo spettacolo 'Wonder Woman', scritto da Federico Bellini e Antonio Latella che ne cura anche la regia (in scena al Teatro Vascello di Roma dal 15 al 18 gennaio), ripercorre una triste vicenda di cronaca di una decina di anni fa. Nel 2015, ad Ancona, una ragazza peruviana denunciò di essere stata vittima di uno stupro di gruppo. Come al solito, violenza che si somma a violenza, la sua versione fu screditata dalla polizia e dalle giudici che assolsero gli imputati. La motivazione di questa assoluzione suscitò sdegno: la giovane fu giudicata essere troppo “brutta” e “mascolina” per attirare l’interesse erotico maschile, la sua descrizione dei fatti quindi venne ritenuta non veritiera e non probabile. Il nomignolo della ragazza era “Il Vichingo”, denominazione che già dava ad intendere quanto anche lo scherno e il bullismo l’avessero toccata.
Questa sentenza scandalosa fu ribaltata dalla Corte di Cassazione che andò completamente contro il primo verdetto e condannò i ragazzi per stupro.
Quattro brave attrici, Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara, Beatrice Verzotti, sempre in scena per tutta la durata dello spettacolo, declamano le parole ingiuriose delle giudici – tutte donne -, gli atteggiamenti umilianti e insultanti dei poliziotti, gli ammiccamenti, le numerose richieste di ritirare la denuncia. Spesso le battute sono pronunciate all’unisono, in coro, in maniera stentorea e martellante, come a voler amplificare la via crucis vissuta da una ragazza straniera, ancora vergine, mortificata e imbarazzata, che aveva difficoltà a verbalizzare quanto le era successo e che, essendo stata forzata a bere birra probabilmente mischiata a sostanze narcotiche, non rammentava molti particolari dell’accaduto. L’effetto di questo coro ha grande impatto sul pubblico, produce quasi una reazione di angoscia, di disgusto. Non compaiono mai le parole degli stupratori perché l’attenzione qui è concentrata unicamente sulla ragazza, la sua versione, e la risposta delle forze dell’ordine e della giustizia.
Da vittima di stupro a vittima del sistema, insomma, come spesso accade, da accusatrice ad accusata: com’era vestita? Li ha provocati? All’inizio si divertiva e poi ha cambiato idea? Come mai era da sola con un gruppo di ragazzi? Come mai è andata a fare denuncia senza passare prima da casa? Le sue risposte sono contradditorie: come mai ricorda poco alcuni particolari? Il solito copione, insomma, di insulti più o meno velati, di insinuazioni, di dileggio che stritolano e fanno male quanto lo stupro stesso.
Però, nella seconda parte dello spettacolo, Il Vichingo diventa una sorta di eroina guerriera, la Wonder Woman del titolo, e la danza finale, coreografata da Francesco Manetti e Isacco Venturini, non è soltanto catartica, ma celebrativa della sua forza. Dopo il martellamento degli interrogatori, dopo l’orgia di frasi sarcastiche, sbeffeggianti e accusatorie, le quattro attrici-danzatrici fanno affiorare il lato positivo della personalità di questa giovane donna, che con la sua combattività ha sfidato tutti e che con certezza inscalfibile ha pensato fosse necessario denunciare. Un vero colpo di scena, che coglie il pubblico di sorpresa. Come il personaggio disegnato da William Marston, la protagonista è solo lei. Dietro la ragazza spaesata e vessata, c’è inaspettatamente un’amazzone dei nostri tempi, forte e coraggiosa, al centro di uno spettacolo necessario che è un gesto politico importante, nell’oggi in cui la violenza sulle donne non conosce tregua.
Molti gli applausi per le impeccabili interpreti di questa produzione TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione conStabilemobile.
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