Il Nobel per la letteratura ad Anne Carson: scrittrice che "ascolta il vento".
Saggista, classicista, traduttrice narratrice e poetessa Anne Carson è una scrittrice difficilmente "classificabile". Un suo pregio è quello di descrivere alla contemporaneità il fascino dei miti e dei personaggi classici.
"Ero in Islanda ad ascoltare il vento". Ed intanto la Corte di Svezia le ha assegnato il Nobel per la letteratura. Poetessa, classicista, saggista e traduttrice, Anne Carson — osserva Alessia Alfonsi in "Liberiamo" — è da anni uno dei nomi che ricorrono con maggiore frequenza nelle discussioni intorno al Premio Nobel. La sua opera ha cancellato i confini tra poesia, romanzo, saggio, autobiografia e riscrittura dei classici, creando una forma letteraria difficilmente classificabile. Il fascino della sua scrittura? Il suo essere fuori dagli schemi letterari — classicista, saggista, poetessa, scrittrice? — e il fatto che sia difficile definire il genere di gran parte delle sue pubblicazioni. Studiosa e docente di greco antico, Anne Carson è nata in Canada nel 1950 ed ha costruito un percorso nel quale la cultura classica non viene custodita come qualcosa di immobile, ma continuamente interrogata e rimessa in circolazione. Saffo, Simonide, Eracle, Gerione, Socrate, la tragedia greca e persino le sorelle Brontë possono entrare nello stesso spazio della fine di una relazione, di un viaggio, della memoria familiare o di una riflessione sull’identità. Le sue pagine possono essere intime e intellettuali, erudite e vulnerabili, antichissime e sorprendentemente contemporanee. "Autobiografia del Rosso", tradotto in italiano da Sergio Claudio Perroni per "La Nave di Teseo", è il suo libro più famoso. Narra di un mostro rosso dotato di ali che può diventare uno dei personaggi più vulnerabili della letteratura contemporanea. Gerione appartiene alla mitologia greca e arriva fino a noi attraverso i frammenti di Stesicoro, ma Carson lo sottrae alla posizione che il mito gli aveva assegnato: non più soltanto il mostro sconfitto da Eracle, bensì un adolescente diverso dagli altri, alle prese con il proprio corpo, il desiderio e la difficoltà di trovare un posto nel mondo. Il mito non viene semplicemente trasportato nel presente; viene capovolto affinché sia proprio chi normalmente rimane ai margini della storia a poterla finalmente raccontare. Con "La norma sbagliata", invece, bisogna abbandonare quasi subito l’aspettativa di trovare un percorso lineare. Il libro, pubblicato in italiano da "Utopia", riunisce versi, prose poetiche, testi brevi, riflessioni e frammenti, muovendosi continuamente tra quotidianità e mito, identità e perdita, tempo e linguaggio. La frammentarietà non appare però come qualcosa da ricomporre per arrivare finalmente a un significato stabile: è il principio stesso attraverso il quale Carson guarda il mondo. Ogni frammento contiene qualcosa dell’insieme, ma l’insieme continua a sottrarsi. Con "Economia dell’imperduto", Anne Carson spiega che cosa hanno in comune Simonide di Ceo, poeta greco vissuto tra il VI e il V secolo Avanti Cristo, e Paul Celan, uno dei grandi poeti europei del Novecento. Il centro della riflessione è il rapporto tra poesia, denaro, valore, memoria e perdita: che cosa significa attribuire un prezzo alla parola? E soprattutto, esiste qualcosa che il sistema degli scambi non può trasformare completamente in merce? "In Vetro, ironia e Dio,", invece, una storia d’amore finisce e la mente cerca un linguaggio attraverso il quale sopravvivere alla perdita. Quest'opera permette di incontrare una Carson particolarmente intima senza rinunciare alla vastità delle sue associazioni culturali. "Come l’acqua", infine, è il libro che meglio rappresenta l’impossibilità di rinchiudere Anne Carson dentro una definizione. Il titolo offre già la metafora più efficace: l’acqua non possiede una forma definitiva, assume quella di ciò che la contiene e contemporaneamente continua a muoversi.
Francesco Rizza