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il tremendo della natura nelle Baccanti dei Marcido

il tremendo della natura nelle Baccanti dei Marcido

L'arte totale dei Marcido si misura in modo orgiastico e sperimentale con il capolavoro di Euripide. Tragedia e rinascita si fondono in modo coraggioso.

Mercoledi, 13/05/2026 - Paolo Carlucci
Il tremendo della Natura nelle Baccanti
Nota sulle Baccanti dei Marcido
LE BACCANTI
di Euripide che “precipitano” a contatto col reagente Marcido
riscrittura di Marco Isidori
con Paolo Oricco, Marco Isidori, Ottavia Della Porta, Maria Luisa Abate, Valentina Battistone, Alessio Arbustini, Alessandro Bosticco
riscrittura e regia di Marco Isidori
assistente alla regia Mattia Pirandello
luci Fabio Bonfanti
scene e costumi Daniela Dal Cin
Teatro Stabile Di Torino – Teatro Nazionale, Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa
Le Baccanti di Euripide andate in scena al teatro Vascello di Roma dal 5 al 10 maggio 2026, trascolorano da una filologica antichità ritrovandosi macchine teatrali classiche e quindi vanno intese come forme poetiche aperte al sogno profondo, archetipico del divenire nella riscrittura chimica, solfurea di Marco Isidori con la compagnia dei Marcido e le scene e costumi di Daniela dal Cin, storica interprete di una ricerca estetica e creativa di primo piano.
Genera emozioni rischiose connesse a sviluppare un’arte totale, con una vocazione schiettamente antropologico culturale, drammaturgia del profondo calato nella dissonanza della modernità o meglio di una classicità rivoluzionata allo specchio di un riso folle che imbestiato di sacro divora, sbranando il logos e la ragione in nome di un ritrovato orrido dionisiaco, dolcissimo e tremendo, come intuiva con acribia Nietzsche.
Il problema di precipitare il teatro greco antico inteso in modo magmatico come corpo sacro, ma aperto al carnevalesco, mostra la sinestesia della parola montata sul fisico nell’ ibridazione sperimentale ulteriori di modernità di risorse sceniche e performanti è al centro della poetica dei Marcido, la storica compagnia torinese che, da quarant’anni, elabora ardite contaminazioni e riscritture, spesso urtanti all’occhio e all’orecchio, affrontando il mondo classico.
E di questo sforzo difficile danno prova gli attori, e la centralità del coro, in particolare Paolo Oricco, con la sua fluidità dionisiaca, Marco Isidori, Ottavia Della Porta, nel ruolo di Penteo, Maria Luisa Abate, Agave, e Valentina Battistone, Alessio Arbustini, Alessandro Bosticco.
Resta il graffio a colori della pantera profumata, la tragedia di un mito che ci scrive ancora oggi il dolore sapiente colorato di energheia per una rinascita universale. Il tremendo della Natura che si sazia selvaggiamente della Sofia del Logos. La catarsi del teatro greco si ripropone delta di emozioni al mondo d’oggi. È il pericolo della natura il daimon che atterrisce, come insegna il sacrificio di Penteo e la naturale resipiscenza di Agave, nella chiusa della tragedia, che affida alla luce alla vita il suo respiro nuovo.

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