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In partenza il Festival di Cannes 79°: l’anno delle registe. I premi Women in Motion.

In partenza il Festival di Cannes 79°: l’anno delle registe. I premi Women in Motion.

Nella selezione ufficiale 2026, comprese le sezioni parallele, si conferma l’aumento dei film a regia femminile, al 34% e oltre rispetto al 26% del 2025. A Julianne Moore e Margherita Spampinato i Premi Women In Motion 2026.

Mercoledi, 13/05/2026 - Il 79° Festival di Cannes, che si svolge quest’anno dal 12 al 23 maggio, si apre sotto il segno delle donne, anche se non con film di registe italiane (e neppure di italiani, parità di assenza!) in competizione. A livello internazionale cresce invece la presenza femminile dietro la macchina da presa, visibile e valorizzata in tutte le sezioni del Festival: si direbbe quasi che il cinema al femminile non è più un’eccezione da celebrare, ma una componente strutturale della selezione ufficiale che, quest’anno, conferma una tendenza ormai consolidata: le registe non sono più una minoranza simbolica.

Se negli ultimi anni Cannes ha oscillato tra il 20% e il 30% di film diretti da donne in Concorso, nel 2026 la quota cresce ulteriormente, con titoli che arrivano da cinematografie diverse e che affrontano temi generazionali, politici, intimi, senza essere incasellati nel “cinema delle donne”. Quest'anno le donne rappresentano il 34% dei registi e delle registe dei lungometraggi della selezione ufficiale, comprensiva delle sezioni parallele come Un Certain Regard, in aumento rispetto al 26% del 2025. La percentuale sale al 38% se si includono anche le selezioni di cortometraggi.

Quando, in aprile, la Presidente del festival Iris Knobloch (che aveva dichiarato percentuali ancora maggiori verso la parità, forse per film ancora in ballotaggio) e il direttore artistico Thierry Frémaux hanno annunciato gran parte della selezione ufficiale, tra i dati più significativi è emersa, fra l’altro, la presenza di cinque registe donne solo nel concorso principale: Léa Mysius, Marie Kreutzer, Jeanne Herry, Valeska Grisebach e Charline Bourgeois-Tacquet. Il numero è anche maggiore in altre sezioni.

Un cambio di passo che arriva in un momento simbolico, e lo conferma anche il manifesto di Cannes 79 che riporta l'immagine iconica di Thelma e Louise: la presenza femminile non è più confinata a storie autobiografiche o a film a basso budget, molte registe competono con opere ambiziose, sostenute da grandi produttori e con cast internazionali. È il segno che l’industria sta iniziando a investire davvero su sguardi nuovi, non solo a celebrarli.

In realtà il Festival ha ricevuto critiche da parte del collettivo femminista Collectif 50/50, che promuove la parità e l'inclusione nell'industria cinematografica e audiovisiva – nel 2018 ha firmato una carta d'impegni con il Festival – e che ha paventato una politica di quote ‘rosa’, prontamente smentita da Thierry Fremaux, il quale ha ricordato che il documento non prevede alcun obbligo di parità nella selezione dei film e che in nessun caso deve esserci una politica di quote nella selezione dei film precisando che la parità deve riguardare piuttosto "le giurie e gli organi decisionali".

Il responsabile del festival ha tuttavia affermato che, in caso vi fosse indecisione tra due opere di pari valore, una diretta da un uomo e l'altra da una donna, la scelta ricadrebbe molto probabilmente sulla regista.

"Oggi vediamo sempre più registe nel cinema emergente e questo si riflette progressivamente anche nel concorso - ha poi sottolineato Fremaux – anche i numeri mostrano un progresso, ma lento e ancora insufficiente. C’è bisogno di un cinema più al femminile affinché, come accade in letteratura e in musica, il punto di vista e la sensibilità delle donne vengano maggiormente presenti nel mondo del cinema e non ci siano solo western. La riflessione sulla presenza femminile nel settore deve coinvolgere l'intera filiera, a partire dalle scuole di cinema e dai criteri di assegnazione dei finanziamenti alle sceneggiature”.

Per quanto riguarda il cinema italiano, pur senza film in concorso, l’Italia non è del tutto assente: infatti Laura Samani – regista già apprezzata negli ultimi anni per il suo cinema delicato e personale - rappresenta il nostro Paese nella giuria di Un Certain Regard, storicamente dedicata alle nuove tendenze e ai linguaggi più innovativi del cinema internazionale.

Il documentario ‘Roma Elastica’ inoltre porta sul red carpet Isabella Ferrari, Martina Scrinzi, Maurizio Lombardi e Tea Falco, Monica Bellucci è presente nel cast di Histoire de la nuit di Léa Mysius e Lorenzo Zurzolo appare in The Black Ball con Penélope Cruz. Si tratta però di una presenza più “di rappresentanza” che artistica, e questo alimenta il dibattito sulla salute del cinema italiano.

Il Festival di Cannes 2026 si prepara a rendere omaggio a Julianne Moore, che il 17 maggio riceverà il Premio Women In Motion, riconoscimento che Kering e il Festival assegnano ogni anno a figure femminili che hanno contribuito a far avanzare la rappresentazione delle donne nel cinema e nella società. Per l’attrice statunitense, già vincitrice di Oscar, Emmy, Golden Globe e BAFTA, si tratta di un nuovo tributo a una carriera che da quarant’anni unisce rigore artistico, scelte coraggiose e un impegno pubblico costante.

Moore è considerata una delle interpreti più versatili della sua generazione, capace di attraversare generi e registri con una naturalezza rara: dai ruoli intensi di Still Alice e Far From Heaven alle interpretazioni più recenti in May December e The Room Next Door, la sua filmografia è un mosaico di personaggi complessi, spesso fragili, sempre profondamente umani. Non a caso Thierry Frémaux, delegato generale del Festival, sottolinea come l’attrice abbia lasciato «un’impronta indelebile nella storia del cinema».

Accanto al lavoro sullo schermo, Moore porta avanti da anni un impegno sociale di primo piano, in particolare come presidente fondatrice del Creative Council di Everytown for Gun Safety, organizzazione che lotta contro la violenza armata negli Stati Uniti. Un impegno che si intreccia con la sua visione del cinema come strumento di cambiamento: «Le storie che scegliamo di raccontare possono dare più spazio alle donne», ha dichiarato l’attrice, accogliendo con gratitudine il premio.

Accanto alla star americana, Women In Motion celebra anche una voce emergente del cinema europeo: Margherita Spampinato, regista palermitana classe 1990, che si aggiudica il Premio Talent Émergent 2026. Il riconoscimento, accompagnato da una dotazione di 50.000 euro per sostenere il suo prossimo progetto, arriva dopo il successo del suo primo lungometraggio, ‘Gioia Mia’, presentato in anteprima mondiale al Festival di Locarno e premiato con due Pardi.

Il film racconta l’estate di un ragazzo in una cittadina costiera siciliana, tra scoperte, memorie e segreti familiari. Un’opera delicata e luminosa, che secondo la regista brasiliana Marianna Brennand – vincitrice del premio nel 2025 – è «un joyau», un piccolo gioiello capace di trasformare la quotidianità in momenti di grazia. Spampinato, che ha iniziato la sua carriera come scripta e casting director, aveva già ottenuto riconoscimenti internazionali con i cortometraggi Tommasina e Segreti.

Lanciato nel 2015, Women In Motion è diventato uno dei programmi più influenti nel dibattito sulla parità di genere nel cinema. Attraverso premi, talk e podcast, l’iniziativa di Kering mira a dare visibilità alle professioniste del settore e a sostenere concretamente le nuove generazioni di cineaste. Un impegno che si inserisce nella strategia più ampia del gruppo del lusso, che riunisce Maison come Gucci, Saint Laurent e Bottega Veneta e che ha fatto della creatività e della responsabilità sociale la propria firma.

Con la premiazione di Julianne Moore e Margherita Spampinato, l’edizione 2026 conferma la volontà del programma di valorizzare sia le figure che hanno già segnato la storia del cinema sia quelle che ne stanno scrivendo il futuro.

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