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In treno dalle Alpi al Mediterraneo, tra promesse e criticità - di Pinuccia Montanari

In treno dalle Alpi al Mediterraneo, tra promesse e criticità - di Pinuccia Montanari

Ecoistituto ReGe ha organizzato, per il secondo anno consecutivo, un viaggio dedicato alla mobilità sostenibile, lungo un itinerario che da Torino conduce a Cuneo, attraversa le Alpi verso Breil-sur-Roya e Nizza, per poi risalire con il suggestivo “tre

Martedi, 12/05/2026 - C’è un’Italia – e un’Europa – che si può attraversare lentamente, seguendo il ritmo delle ferrovie regionali, riscoprendo territori spesso marginali ma ricchi di storia, paesaggio e potenzialità. È con questo spirito che Ecoistituto ReGe ha organizzato, per il secondo anno consecutivo, un viaggio dedicato alla mobilità sostenibile, lungo un itinerario che da Torino conduce a Cuneo, attraversa le Alpi verso Breil-sur-Roya e Nizza, per poi risalire con il suggestivo “treno delle pigne” e concludersi sul celebre “treno delle meraviglie” tra Ventimiglia e Cuneo.

Un percorso affascinante, che unisce alcune delle linee ferroviarie più scenografiche d’Europa, ma che al tempo stesso mette in luce limiti strutturali e ritardi difficili da ignorare.

Dopo l’esperienza positiva del sistema svizzero dei trasporti pubblici, considerato un modello di efficienza e integrazione, l’obiettivo di questo viaggio era comprendere il funzionamento dei sistemi regionali transfrontalieri. Da un lato, valorizzare linee ferroviarie spesso trascurate; dall’altro, verificare se queste possano davvero rappresentare un asse portante per una mobilità sostenibile.

Il viaggio si snoda tra paesaggi di straordinaria bellezza: dalle vallate alpine piemontesi fino alla costa della Costa Azzurra. Il “treno delle pigne”, in particolare, offre scorci suggestivi e conduce a luoghi di grande fascino come Entrevaux, piccolo borgo medievale fortificato, dominato dalla cittadella progettata da Vauban e attraversato dal fiume Var. Un luogo fuori dal tempo, che testimonia quanto queste linee ferroviarie possano essere strumenti preziosi per un turismo lento e di qualità.

Eppure, accanto alla bellezza, emergono con forza le criticità. Le infrastrutture risultano spesso inadeguate: poche le soluzioni per persone con disabilità, diffusa la mancanza di ascensori e numerose le barriere architettoniche. Anche eventi imprevisti, come l’interruzione della linea causata da una frana, hanno evidenziato la fragilità del sistema e la difficoltà di garantire continuità e accessibilità al servizio.

Il quadro che ne emerge è chiaro: l’Europa dispone già di una rete capillare di linee storiche che, se opportunamente riqualificate, potrebbero svolgere un ruolo strategico nella transizione ecologica. Tuttavia, senza investimenti mirati e una visione integrata, queste infrastrutture rischiano di restare sottoutilizzate.

Diverso il giudizio su Nizza, dove il gruppo ha fatto tappa per analizzare le politiche urbane legate alla mobilità sostenibile. Qui il contrasto è evidente. La città francese si distingue per un sistema efficiente e moderno: il tram su rotaia collega in modo capillare i principali punti urbani, mentre la mobilità ciclabile appare ben sviluppata e integrata.

Ancora più significativa è l’attenzione riservata agli spazi pedonali, concepiti non solo come aree di transito ma come vere e proprie infrastrutture verdi. Viali alberati, percorsi ombreggiati e una cura particolare per la tutela delle radici degli alberi restituiscono un modello urbanistico avanzato, dove qualità ambientale e vivibilità urbana procedono insieme.

La sosta a Nizza è stata anche occasione per approfondire il rapporto tra cultura e territorio, con la visita alle collezioni permanenti dedicate a Marc Chagall e Henri Matisse, inserite in un contesto urbano che valorizza pienamente il patrimonio artistico.

Il viaggio si conclude con il “treno delle meraviglie”, da Ventimiglia a Cuneo, una linea che attraversa paesaggi spettacolari tra gallerie elicoidali e viadotti sospesi, simbolo di un’ingegneria ferroviaria che meriterebbe maggiore attenzione e tutela.

Il bilancio complessivo è dunque ambivalente. Da un lato, la conferma del grande potenziale delle ferrovie regionali come strumento di mobilità sostenibile e valorizzazione territoriale; dall’altro, la consapevolezza che senza interventi strutturali, accessibilità diffusa e investimenti continui, questo potenziale resterà in gran parte inespresso.

In un contesto segnato dalla crisi energetica e climatica, la direzione è però inevitabile: puntare con decisione sulla mobilità pubblica, sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili e sull’elettrificazione dei trasporti non è più un’opzione, ma una necessità. Questo viaggio lo dimostra chiaramente: le alternative esistono, ma vanno rese davvero praticabili.

Pinuccia Montanari Ecoistituto ReGe
 

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