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Inizia il cammino "50E50 ovunque si decide"

Inizia il cammino "50E50 ovunque si decide"

Campagna UDI - Insieme a Barbara Pollastrini, Marisa Rodano e Maura Cossutta.

Redazione Mercoledi, 25/03/2009 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Maggio 2007

Il cammino è iniziato, come da programma. Il 19 maggio è stato costituito il 'Consiglio delle Donne 50E50 ovunque si decide' e dal 2 giugno inizia ufficialmente la raccolta delle firme. Obiettivo dichiarato è quello di superare, e di molto, il numero minimo richiesto di firme. Moltissime le adesioni giunte al Comitato promotore nazionale e l'attesa è che la mobilitazione delle donne, in tutta Italia, sia forte e convinta per fare della sottoscrizione della legge popolare uno strumento di contatto con le donne e gli uomini, di sollecitazione al dibattito, di riflessione sulla nostra democrazia dimezzata e incompiuta.
Informazioni e contatti tel 06 6865884, mail: 50e50udinazionale@gmail.com

Alleanze con tutte le donne elette
"Non posso che essere grata alle amiche dell'UDI per una campagna di pressione e sensibilizzazione che spinge tutte le istituzioni a rimuovere ogni ostacolo per la realizzazione di una democrazia paritaria. Per quanto mi riguarda presenterò in Consiglio dei Ministri un pacchetto di azioni e di proposte legislative a sostegno di regole 'mirate e transitorie' per promuovere parità di accesso alla politica, nelle assemblee elettive e negli enti. E' evidente che dovrò procedere in un dialogo e confronto costante con il Parlamento e che ricercherò tutte le alleanze necessarie con tutte le donne elette per trovare soluzioni forti e condivise".
Barbara Pollastrini, Ministra per le Pari Opportunità

Con le donne nelle istituzioni una ventata di aria nuova
In primo luogo trovo assai rilevante la proposta di legge di iniziativa popolare, sulla quale l’UDI si appresta a iniziare la raccolta delle firme sul cosiddetto 50E50, per due motivi fondamentali:
a) che si configura come norma attuativa dell’art. 51 della Costituzione e a tal fine stabilisce che metà dei candidati debbano essere di un sesso e l’altra metà dell’altro in tutte le liste o i collegi per la elezione di assemblee elettive, dal Consiglio di Circoscrizione al Parlamento europeo: quindi una norma quadro di carattere generale, vincolante, che prescinde dai singoli sistemi elettorali e che spazza via la defatigante e ormai quasi ridicola diatriba sulle cosiddette quote e getta invece le basi per una democrazia paritaria;
b) che è prevista una sanzione, anzi l’unica sanzione efficace, e cioè la irricevibilità delle liste non conformi al dettato della legge, senza la quale la legge sarebbe solo un manifesto privo di efficacia reale.
Sia ben chiaro, la proposta ha un importante valore di principio, non assicura un esito paritario: garantisce cioè la eguaglianza nella possibilità di essere elette, non la sicurezza che saranno elette metà donne e metà uomini, perché ciò dipende dai sistemi elettorali, dalle preferenze, ecc.
Ricordo, ad esempio, l’esperienza della lista dell’Ulivo alle elezioni comunali di Roma: 50% donne candidate, pochissime le elette. Gli uomini erano più conosciuti, provenivano più delle donne da posizioni di potere, in genere erano forniti di maggiori risorse finanziarie per la campagna elettorale: col sistema della preferenza unica, hanno fatto man bassa di voti preferenziali. Altro esempio: nei collegi uninominali si chiede che le candidature contraddistinte dal medesimo contrassegno, siano la metà, ma questo non vieta di mettere le donne nei collegi ritenuti persi e gli uomini in quelli ritenuti vincenti. Una volta approvata la legge quadro, si dovranno prevedere nelle singole leggi elettorali misure di sostegno: ad esempio nel caso di liste proporzionali introdurre due preferenze a condizione che siano espresse per candidati di sesso diverso. Oppure, nel caso dei collegi, istituire (come propone il gruppo “Siamo stanche di aspettare”) collegi binominali, nei quali l’elettore sceglie due candidati, purché di sesso diverso. Oltre a norme sul tetto delle spese elettorali o sull’obbligo della presenza paritaria di candidati e candidate sui media, tutte battaglie che diverranno assai più facili in presenza di una norma generale di principio, vincolante.
E’ chiaro comunque che, anche se si riuscirà a far passare il principio, ci vorrà una autentica rivoluzione culturale per ottenere un avvio effettivo di democrazia paritaria.
A tal fine la scelta della proposta di legge di iniziativa popolare compiuta dall’UDI è assai importante: non solo perchè si colloca nella tradizione dell’UDI dello scorso secolo in cui si è ricorso a questo strumento per sollecitare la soluzione di grandi questioni attinenti all’emancipazione femminile (l’abolizione del coefficiente Serpieri per assicurare parità di diritti alle donne contadine o il piano nazionale degli asili-nido), ma, soprattutto perché raccogliere centinaia di migliaia di firme in calce alla proposta costituisce un tentativo di far uscire anche la discussione oggi in atto sulla modifica della legge elettorale politica dall’ambito elitario degli addetti ai lavori e dai defatiganti compromessi tra partiti e partitini, che vedono solo l’aspetto della propria rappresentanza politica e di metterla nelle mani delle donne elettrici e degli elettori, aprendo una vastissima discussione culturale e ideale di massa sulla vera carenza della nostra democrazia, quella di essere discriminante nei confronti di quella parte decisiva della popolazione, le donne, che potrebbero portare nelle istituzioni e nella vita del paese una vera ventata di aria nuova.
Marisa Rodano



Un'impresa necessaria ma anche possibile
Anch’io sento che è necessario scegliere parole chiare, per idee forti. La proposta del '50 E 50 ovunque si decide' è una proposta politica che interviene – finalmente - direttamente nell’attualità e che sollecita una riflessione di prospettiva. Una proposta dichiaratamente politica: credo che questa sia la prima cosa che occorra sottolineare.
Quello che è, quello che significa, le implicazioni e il suo valore politico. Ed era tempo che si facesse, era tempo che le donne tornassero a scegliere il punto alto del conflitto, della sua rappresentazione, che tornassero ad abitare il “luogo pubblico”.
La democrazia paritaria sollecita l’analisi critica delle forme, della natura e della qualità della democrazia, e quindi della sostanza della cittadinanza, dell’assetto dei poteri e del ruolo dei soggetti, intesi e definiti nei loro nessi economici, sociali e soprattutto di relazione. Di relazione tra uomini e donne.
Per me la democrazia paritaria è un obiettivo che rompe le compatibilità delle politiche pubbliche, scompagina gli equilibri autoreferenziali dei partiti, riattiva anticorpi contro i meccanismi populistici dell’antipolitica, riporta al centro dei progetti della trasformazione il contenuto politico della libertà femminile. Ci sarà modo di discutere insieme sul femminismo che abbiamo vissuto e conosciuto, sul come e sul perché dei nostri percorsi, anche sugli sprechi e sugli errori, sulla nostra inesauribile passione ma anche sulla nostra impotenza.
Oggi vorrei solo esprimere la mia gioia e il mio entusiasmo per un’impresa che sento necessaria, ma anche soprattutto possibile. Se ci crediamo.
Maura Cossutta

(30 maggio 2007)

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