Un Paese sospeso tra la volontà di cambiamento e l’oppressione di un regime teocratico che si ostina a soffocare ogni anelito di libertà.
Lunedi, 12/01/2026 -
L’Iran di oggi è un Paese sospeso tra la volontà di cambiamento e l’oppressione di un regime teocratico che si ostina a soffocare ogni anelito di libertà.
Le strade di Teheran portano ancora l’eco delle voci delle donne che hanno gridato “Donna, vita, libertà”: non slogan di rivolta, ma parole che reclamano dignità. Da quelle piazze, dove il velo è diventato simbolo di resistenza, si leva un grido che attraversa confini e censure.
Il potere, arroccato dietro i muri del dogma e della paura, mostra i segni dell’usura.
Ma la macchina repressiva resta implacabile: arresti, processi sommari, impiccagioni.
Eppure, nonostante la minaccia, cresce una consapevolezza collettiva che non si lascia più intimidire.
È una rivoluzione silenziosa, fatta di piccoli gesti quotidiani: un velo lasciato scivolare, una canzone proibita condivisa sui social, una lezione universitaria che parla di diritti.
L’Iran è oggi un laboratorio del coraggio femminile e giovanile.
Le nuove generazioni, cresciute tra censura e disillusione, chiedono un futuro in cui la religione non sia un’arma e lo Stato non controlli i corpi e le vite.
Il mondo ascolta, ma spesso con distratta ipocrisia, troppo attento agli equilibri geopolitici per riconoscere la forza di chi sfida la tirannia a mani nude.
Non è più solo questione di politica interna, ma di civiltà.
E nell’Iran di oggi, tra ombre e luci, si gioca una delle battaglie più emblematiche del nostro tempo: quella per la libertà come diritto inalienabile, non come concessione del potere.
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